Dal racconto al romanzo | Il mare è rotondo di Elvis Malaj

Dopo due anni Elvis Malaj torna nelle librerie con il suo primo romanzo Il mare è rotondo, uscito per Rizzoli lo scorso maggio. Il giovane scrittore ripropone un tema a lui caro, quello dell’immigrazione, argomento trattato anche per la rassegna Confini tenutasi a Venezia a maggio 2019, qui il racconto.

Ne Il mare è rotondo racconta un periodo della vita di Ujkan, ragazzo albanese che vuole vivere in Italia e, l’ultima volta che provò, imbarcandosi in un gommone, arrivò proprio a poche centinaia di metri dalla costa pugliese ma qualcosa gli impedì di tuffarsi e raggiungere la riva. Provato ma non sconfitto dall’ennesimo fallimento, ogni azione che egli compie è mirata a raggiungere l’Italia per costruirsi un futuro felice con la ragazza di cui è innamorato.

Il libro è una panoramica di storie di un Paese diverso dall’Italia, per cultura, per religione e per tradizione popolare, ma le storie raccontate sono quelle che accadono ovunque: delusioni d’amore, speranze mal riposte, relazioni famigliari e amicizie, quelle per la pelle. Emerge in modo importante l’ostinazione a realizzare un sogno e la solidarietà tra alcuni personaggi. Non mancano le bevute di birra, le botte e alcuni curiosi colpi di scena.

Intervista

Cosa ha determinato la scelta di passare dai racconti al romanzo?

Non direi che c’è stato un passaggio dai racconti al romanzo, per due motivi: il primo è cronologico, ossia c’è stato un accavallamento tra la stesura del romanzo e dei racconti per cui mi è anche difficile dire quale dei due libri ho scritto prima, nonostante ad essere pubblicato per prima è stato “Dal tuo terrazzo si vede casa mia”. E l’altro motivo è la scrittura stessa, cioè il modo di intendere la scrittura dei racconti e del romanzo cambia poco. La cura per il particolare, il fatto che ogni pezzo, ogni capitolo del romanzo non deve essere un legamento (cioè non solo) tra ciò che avviene prima e ciò che avviene dopo, ma deve avere una ragion d’essere di per sé, a prescindere dal resto, deve avere una sorta di completezza in sé stesso. E questo lo rende affine ai racconti.

Alcuni protagonisti dei racconti tornano ne Il mare è rotondo, come Mrika che ora è Irena: che legame hai con i tuoi personaggi?

Riprendendo il discorso sopra, infatti, ho avuto racconti che sono diventati capitoli e capitoli che sono diventati racconti. C’è un’interscambiabilità tra idea di racconto e romanzo, e questo a volte porta a situazioni in cui i due libri si incontrano e dialogano tra loro, il lettore in un paio di occasioni si ritrova a frequentare gli stessi luoghi ma con storie e personaggi diversi.
Ritornando alla tua domanda, non saprei definire il legame con i miei personaggi. Ovviamente sono parte di me, ma cerco di vederli come entità separate di cui non ho la pretesa di sapere e conoscere tutto, anzi per me sono da scoprire. Scoperta che avviene nel corso della gestazione che però non è mai completa e definitiva.

Ci sono fatti realmente accaduti che hanno ispirato delle scene del romanzo?

Ci sono tanti fatti realmente accaduti da cui prendo spunto, ma ne cito solo uno che è straordinario e ormai sotto il dominio di tutti, ed è stato anche lo spunto principale per il romanzo: è la storia di Ylli Bodinaku, che nel ’90 incorona il suo sogno di raggiungere la Germania andando a sfondare il muro dell’ambasciata tedesca con un camion .

Quello di Ujkan è il sogno comune di una generazione?

Purtroppo sì. Questa è la mia percezione in base all’esperienza e osservazione di vecchi amici e conoscenti (e anche di me stesso), che però trova riscontro anche nei numeri e nelle statistiche. Qualche mese fa leggevo un articolo su un sondaggio fatto dove l’Albania veniva classificata quarta al mondo per la percentuale della popolazione che vorrebbe andare a vivere all’estero, e di questa percentuale ovviamente la fetta più grossa sono i giovani.

Quanto è importante, ancor oggi, la tradizione per il popolo albanese e quanto tu ti senti legato a quella tradizione?

Penso che negli ultimi venti, trent’anni i valori tradizionali sono scemati radicalmente. L’Albania ha subito molto la globalizzazione culturale, è stata colta impreparata e non aveva nessun mezzo di difesa, e gli effetti si sono ripercossi in quasi tutti gli aspetti della vita: lingua, cucina, tradizioni, usanze, valori ecc. Queste tradizioni e valori, a cui io almeno con la letteratura cerco di rimanere ancora aggrappato, hanno una doppia importanza: la prima, identitaria; e la seconda, ci permetterebbero di affrontare meglio la modernità.

Ciò che secondo me lega i racconti e il romanzo è l’attenzione che tu poni alle relazioni tra le persone, lo sfondo è necessario e tu racconti della tua terra, ma prevale una sorta di irrequietezza del vivere, ti riconosci in questo?

Ma certo, al centro delle mie storie è sempre la persona, l’origine dei personaggi o il paese in cui è ambientato sono secondari. Quando parlo degli albanesi non è per parlare degli albanesi, ma per parlare degli altri (albanesi inclusi ovviamente); o quando parlo degli italiani, idem. Solo che uno dei campi più inesplorati e di cui l’uomo sa ancora poco è l’uomo. E lì nasce la letteratura.

Buona lettura.

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