Le sorelle Macaluso

Con Le Sorelle Macaluso, la regista Emma Dante ritorna alla Mostra di Venezia, con un film tutto al femminile, sette anni dopo aver presentato Via Castellana Bandiera dove gli uomini appaiono solo di sfuggita. Se nella encomiabile rappresentazione teatrale, dalla quale il film è stato ripreso, il successo è stato sancito ed acclamato a livello mondiale, nella trasposizione cinematografica si è perso molto dell’avvincente teatralità dei personaggi.
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In una casa ammobiliata in stile classico, con credenze all’antica, all’ultimo piano della periferia di Palermo, vivono, senza genitori, cinque sorelle di diverse età. In realtà sono 12 le attrici che recitano le parti alternando giovinezza, maturità e vecchiaia delle protagoniste.

E’ uno di quei film destinati a dividere i giudizi del pubblico dalla critica: molti spettatori infatti si disgustano di fronte alle scene di vivisezione degli animali e alla vista di un’ammalata che ingordamente trangugia decine di pasticcini alla crema e può non apprezzare l’omosessualità femminile vista di sfuggita, senza un racconto.

Lo spettatore trova confusione nel districarsi, tra presente e futuro dei personaggi, nei continui rimandi delle figure al proprio passato e al proprio avvenire.

La critica invece ne apprezza la valenza introspettiva e analitica delle varie fasi della vita alle quali le sorelle manifestano il loro comportamento. Per molti, comunque il film sarà deludente: non è un film di “cassetta” e la gente non ama ritrovarsi in situazioni spiacevoli in una vita senza speranza e nei drammi della malattia come quando una delle sorelle, malata di cancro, vede i suoi sogni da ballerina sfumarsi.

Come quando, in un infausto giorno, tutte le sorelle decidono di andare al Charleston, un mare privato dove, l’iniziale divertimento, assumerà le vesti di una tragedia che le segnerà per tutto il resto della loro vita: Antonella, la più piccola, perisce in un banale incidente

Da questo momento, il rimorso, la responsabilità dell’accaduto peserà come un macigno sulla testa delle altre sorelle attraverso i sensi di colpa nella disperazione di aver contribuito alla tragedia.

Osservando la proiezione da un punto di vista introspettivo, se ne possono cogliere alcuni risvolti molto interessanti: come una vita in comune vissuta serenamente, possa essere scossa da un evento tragico e inaspettato; come la vita passi più in fretta di quanto sembri – e qui si trovano forse le note più alte del film

Quando ci si trova presto anziani e vecchi, con il rammarico di non aver potuto vivere come si avrebbe voluto; come la simbiosi e la fratellanza possano simbolizzare parti di noi che crescono e maturano alle volte serenamente insieme, alle volte in contrasto ed in aperto dissidio creandoci non pochi problemi; come quando una delle sorelle scava un buco su di una parete, all’inizio, e al termine del film, per spiare ciò che succede dall”altra parte” della nostra stessa vita.

Una scelta azzeccata del regista dona molto sentimento, nel creare l’atmosfera amorevole di una vita vissuta, con le colonne sonore dei brani di Battiato Gerardina Trovato e Meravigliosa creatura di Gianna Nannini.

Assieme alle sorelle, i grandi protagonisti del film sembrano essere i piccioni che vengono custoditi in un ambiente comunicante con l’abitazione e che spesso la invadono. A loro si deve il guadagno delle ragazze affittando gli uccelli per gli eventi matrimoniali e le altre manifestazioni, come la metaforica trasposizione del trascorrere del tempo della vita, nell’andare e nel divenire nelle diverse età delle sorelle, come quando i colombi se ne scappano dalle finestre, ma poi ritornano a casa.

In conferenza stampa la regista ci ha spiegato: “il concetto di sorellanza suscita in me tante cose. Mi fa tornare bambina. Mi fa pensare che le donne possono essere solidali e anche felici del successo di un’altra donna.

Mi vengono in mente delle guerriere che lottano insieme per poter raggiungere dei risultati. Penso all’amore e al legame che unisce esprimendo la forza di quando si è insieme contro la debolezza di quando si è da soli”.

Gianfranco Missiaja
Gianfranco Missiaja, architetto e artista, ha esposto le sue opere in più di 90 Mostre internazionali. Ha pubblicato numerosi testi di critica e storia dell’Arte e una Guida alla 57a Biennale Internazionale d’Arte di Venezia.