Biennale d’Arte di Venezia: Padiglione Centrale

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Le sale “degli artisti e dei libri” sono le prime che ci accolgono entrando nel Padiglione Centrale. La curatrice dell’Esposizione Internazionale Christine Marcel ci racconta di averle volute chiamare così perché si tratta di una sequenza di ambienti che propongono allo spettatore l’esperienza di un viaggio, che si muove dall’interiorità all’infinito, grazie all’arte e alla cultura.

È da qui che continua la nostra visita alla Biennale presentandovi gli artisti e le loro opere.

Planimetria Padiglione Centrale

MLADEN STILINOVIĆ
Entriamo e svegliamoci! Questo è l’invito che l’occhio percepisce. Le immagini dell’artista Mladen Stilinović, nato a Belgrado nel 1947, sono dei lavori del 2016 e 2017 intitolati Art at work. Ci accolgono infatti dei quadretti appesi con delle foto di una figura che si trova a riposare nel letto in varie pose. Nel catalogo della Mostra si parla di “dormire come lavoro” e di “dormire come pratica di resistenza all’assorbimento nella politica quotidiana”. L’impressione che se ne ha è semplicemente di una persona che si gira nel letto mentre dorme. Sembra dimostri il lavorio fisico, e soprattutto psichico, che certamente l’uomo compie durante il sonno, senza il quale non potremo vivere. Basti pensare all’importanza stessa che ne consegue dopo gli studi di Freud sull’esigenza dei sogni per la nostra esistenza.

DAWN KASPER
In bella mostra degli strumenti musicali ci accolgono nella stanza. Si tratta dell’attività dell’artista statunitense Dawn Kasper che ama suonare in alcune band di musica punk rock. Nella sua opera intitolata The Sun, the Moon and the Stars, riporta il contenuto del suo atelier: colori, trucchi, costumi, cappelli, vasetti e giornali e tutta una serie di oggetti del suo lavoro. Ama portare se stessa in mostra con le sue azioni e performance. Ricordiamo che, nel giorno del vernissage, l’artista stessa si trovava sotto le coperte di un letto accanto al suo tavolo di lavoro con tutti i suoi oggetti personali, senza il timore di rivelarsi nella sua intimità, mostrando la propria vita personale e professionale: il suo studio e la sua stanza da letto. Farsi vedere da un pubblico di estranei mentre si dorme veramente, significa mettere a nudo la parte di sè più inconsapevole, quella interiore che si manifesta nel sonno anche attraverso l’inconscio. Significa non preoccuparsi delle reazioni della gente di fronte ai momenti più intimi della propria vita, come per esempio al risveglio: prima di lavarsi il viso, prima di pettinarsi e senza alcun trucco. “Io sono così”, è l’essenza della mancanza di mistificazione della realtà.

FRANZ WEST
L’artista viennese settantenne Franz West continua il tema legato al “letto”: dormire, riposarsi, oziare. Nel catalogo ufficiale della Mostra si parla dell’otium come “concetto latino che indica il tempo libero e più precisamente il tempo del riposo e della meditazione”. L’artista ne ha fatto il suo credo, la sua stessa ragione di vita tanto che, per tutta la sua attività artistica, sembra si sia dedicato alla riflessione. Simbolo di questa inattività sono oggetti come una Chaise Longue, esposta in questa sala insieme ad un filmato e delle foto. I temi fondamentali della sua pratica e delle sue letture si evidenziano anche in un manifesto a parete dove i suoi scritti, corretti a penna, evocano pensieri riscritti come in un susseguirsi di illustrazioni della propria intimità. Ne risulterà un libro, in collaborazione con lo scrittore Johannes Schlebrügge, pubblicato nel 1996 – pochi mesi dopo la morte del fratello – tratto da una trascrizione a voce su di un dittafono, la cui cassetta della registrazione è presentata entro una teca in esposizione.

FRANCES STARK
La tematica del riposo sembra continuare con la raffigurazione in tecnica mista del 2013 dell’artista californiana Frances Stark. Con una grafica fumettistica, rappresenta se stessa distesa su di un divano. Foto, pellicole e riviste sono sparse sul pavimento dove la prospettiva delle piastrelle, a scacchi bianchi e neri, continuano lo stesso disegno presente sul divano. Alle spalle di quest’ultimo, uno specchio, come un quadro appeso alla parete, riflette la stessa prospettiva reale della stanza. In esso si intravede un dipinto di un uomo nudo di spalle e di fronte mentre, con noncuranza, un ragazzo guarda il display sul cellulare. Sesso (nel quadro appeso e nei simboli fallici), tecnologia e social network (nel telefono osservato dal ragazzo) stanchezza e problemi psicologici (che evidenzia la figura sul divano) evidenziano l’essenza del male di vivere nell’arte di Frances Stark, classe 1967.

SØREN ENGSTED
Da Copenaghen giunge l’artista Søren Engsted, nato nel 1974 a Ringsted. Con un video dall’essenza meditativa e spettrale, ci introduce alla levitazione attraverso l’immagine di un medium. Esprime, attraverso la sua performance, l’energia creativa che ci accomuna all’universo. L’artista sembra affascinarci dal legame tra corpo e mente. Non è una sala di passaggio, così ci si può sedere in tranquillità, nella penombra della saletta, per gustare il filmato intrinseco di chiaroveggenza. L’autore sembra esortarci a respirare lentamente con cadenza ritmica, quasi a sentire il battito cardiaco ed il pulsare del sangue che scorre nelle vene. In un andirivieni idilliaco lasciare che i pensieri scorrano liberamente nella nostra mente, senza costrizioni, tralasciando per un momento le ansie della vita quotidiana. Entriamo in un altro mondo, dove la spiritualità prende il posto della materia, dove il corpo assume importanza in quanto essere vivente che esprime la propria consapevolezza nell’osservazione di se stessi nella sfera della meditazione.

KATHERINE NUŇEZ e ISSAY RODRIGUEZ
I giovani artisti Katherine Nuňez e Issay Rodriguez, oggi poco più che ventenni, nel 2014 decidono di collaborare, dopo aver terminato insieme l’università nelle Filippine Diliman, lavorando in ambiti diversi che sembrano opporsi: l’artigianale e il tecnologico. Lo dimostra la loro installazione Between the Lines, lavori ad uncinetto esposti insieme ad accessori da ufficio; si riproducono manuali tecnici con tecnologia digitale da parte di Rodriguez, assieme alla qualificazione del lavoro manuale operato da Nuňez. Tutto può essere ricoperto per valorizzarsi. Si evidenziano le diverse funzioni contemplate dall’uomo nelle sue diverse età con tutti gli oggetti di cui si serve per nutrirsi, lavorare, riposare: dal biberon, alla matita, dal cuscino al libro. Tutto può essere rivestito e valorizzato, attraverso la manualità, per assumere un significato diverso. La decorazione è solo un contorno e quando l’artista interviene, al di là dell’aspetto funzionale, si esalta il significato vitale del trascorrere del tempo, nell’uso che gli oggetti personali si identificano negli anni con la nostra personalità.

YELENA VOROBYEVA e VIKTOR VOROBYEV
Una scena intima ci riporta al tema dell’artista dormiente in The Artist is Asleep di Yelena Vorobyeva and Viktor Vorobyev, coetanei 58enni del Kazakistan. Una scenografia teatrale si apre ai nostri occhi: un letto in ferro semplice e scarno, che ricorda letti da ospedale, con rete e un sottile materassino. Due ciabatte sul pavimento denotano la realtà della situazione. Noncurante del pubblico, che lo può osservare mentre dorme, l’identificazione dell’artista nel manichino si dimostra, in tutta la sua cruda realtà, senza falsi pudori nel suo ambiente più intimo: la camera da letto. L’artista, o chi per lui, dorme girato verso il muro, dalla parte opposta degli spettatori. Sembra volersi svegliare con lo sguardo verso una scena a lui cara: un arazzo appeso alla parete, dai contorni sfilacciati, testimonia l’uso del tessuto lacero e vissuto. La scena che si apre ai nostri occhi, dimostra la scelta dell’artista del paesaggio di montagna con tutti i suoi aspetti più caratteristici: il bosco, il torrente, i cervi, le montagne di sfondo innevate. La scena idilliaca appare così, sospesa sopra di lui, quasi volesse estrinsecare ciò che ama sognare.