Visitiamo la Biennale d’Arte di Venezia?

Andare a vedere la 57^ Esposizione Internazionale d’Arte rappresenta una esperienza utile ed interessante, al di là di come la si pensi e al di sopra delle critiche. Si ha la possibilità di visitare ben 86 Padiglioni che ospitano Paesi di diversa provenienza, 23 Eventi Collaterali e Progetti Speciali; tra questi ultimi il Padiglione dedicato alle Arti Applicate è gestito in collaborazione con il Victoria and Albert Museum di Londra.

Fin dalle sue origini la Biennale appare come una finestra sulla contemporaneità dell’arte: una sorta di sintesi di come gli artisti operino attualmente nel mondo. Ma non è proprio così, non possiamo dimenticare che, come per qualsiasi esposizione, le opere in mostra sono il frutto delle scelte del curatore e quindi non possono che riflettere i suoi gusti e le sue esperienze: Viva arte viva, aperta al pubblico fino a domenica 26 Novembre 2017, è il punto di vista di Christine Marcel. La preparazione e l’allestimento sono tali da rivelare il grande impegno sostenuto e il notevole lavoro svolto, da tutte le maestranze che vi partecipano.

Planimetria Padiglione ai Giardini

Ciò che noi osserviamo è che il percorso dell’esposizione -anche prendendo in considerazione solamente la mostra allestita ai Giardini- risulta molto eterogeneo e caotico: i padiglioni sono molti e sparsi qua e là per il parco senza un itinerario che aiuti nella visita. Il nostro intento è quello di raccontarvi la Biennale d’Arte Contemporanea di Venezia in più puntate: iniziamo oggi. Spesso i visitatori si pongono una serie di domande: da dove cominciamo? da quello più vicino all’ingresso oppure andiamo diritti al Padiglione Centrale? vediamo prima il premiato dalla giuria o prima quello della nostra nazione per non rischiare che chiudano la mostra prima di finire la visita? Ecco la nostra proposta.

Planimetria Padiglione Centrale

Quale Padiglione vediamo per primo?
Per visitare i padiglioni situati all’interno del parco forse è sufficiente fare una scelta di comodo, dettata dagli spazi limitati che occupano. Il Padiglione Centrale, al contrario, con le sue numerose sale, e la sua notevole estensione -ben 3500 mq con 2800 mq di spazi espositivi- comporta una particolare attenzione nel percorso da compiere per sfruttare al massimo il tempo che ci concediamo, pur sempre limitato, e rischiare di ritrovarsi a passare più volte nella stessa sala o di camminare in senso inverso a quello determinato dalla Mostra.

Bookshop al Padiglione Centrale

La planimetria posta all’ingresso, e stampata sul catalogo con le segnalazioni degli artisti che espongono, anche se raffigura le sale numerate, purtroppo aiuta poco mancando di un percorso da compiere. Trovandoci nella stessa difficoltà, nei giorni del vernissage riservati alla stampa per la notevole estensione della superficie, siamo stati indotti a redigere un percorso che possa risultare agevolare al pubblico e godere con celerità e con più attenzione le opere esposte, segnalando alcuni punti strategici per “tirare il fiato” e per poter ricominciare con più gusto la visione delle opere più importanti. Per fare un esempio chiarificatore: superato l’ingresso, non sarà produttivo girare a destra, attirati dai gadgets di piacevole design e dai bei libri d’arte, sarà invece utile entrarci alla fine della visita, non solo per poter valutare il tempo ancora a disposizione per gli acquisti ma anche per potersi riposare, alla fine, godendosi la proiezione degli artisti che spiegano il loro lavoro, distesi su comode poltrone.

Spazio dedicato alle proiezioni

Prima di entrare nel Padiglione soffermiamoci un attimo ad osservare la facciata. Colorati drappi sono appesi e spiccano tra le colonne: ci dimostrano come l’arte contemporanea a volte possa essere scambiata per qualcos’altro. In che senso? In questo caso, infatti, ciò che potrebbe passare inosservato ad un pubblico abituato a bandiere, stendardi ed insegne colorate che adornano gli ingressi di molti musei e gallerie, è piuttosto l’opera d’arte intitolata Yves Klein Blue del 2016 di Sam Gilliam, nato nel 1933 nel Mississippi. L’artista vive e lavora a Washington, torna dopo 35 anni dalla sua prima presenza in Biennale -aveva esposto al Padiglione degli Stati Uniti- e si presenta con un’istallazione in divenire, dove spicca la varietà cromatica che muta in conformità della posizione del tessuto. Un gioco di colori, ma anche di ombre e di luci, che cambiano nelle diverse ore del giorno; lo spettatore sembra possa scavare nel suo passato come in un test psicologico di immagini del proprio inconscio. Certamente un omaggio alla pittura dove, attraverso la sua interpretazione, diventa movimento a più dimensioni superando la superficie piatta della tela in un gioco spaziale ricco di spunti, tanto cari ai maestri del colore di tutti i tempi.

Tra le colonne l’opera Yves Klein Blue di Sam Gilliam

Nel prossimo articolo entreremo nel Padiglione Centrale. Questa breve introduzione è tratta dal testo Guida critica alla 57a Biennale Internazionale d’Arte di Venezia di Gianfranco Missiaja, di prossima pubblicazione.