DOWNSIZING apre la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

Anche quest’anno è grande festa al Lido di Venezia: si è inaugurata il 30 agosto la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica che durerà fino al 9 settembre. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stato accolto da un lungo applauso, assieme a lui erano presenti il sindaco veneziano, Luigi Brugnaro, gli onorevoli Dario Franceschini, Maria Elena Boschi, Luca Zaia, Pier Carlo Padoan, Pier Paolo Baretta, Renato Brunetta e Claudio De Vincenti.

Grandi onorificenze e spiegamento di forze: l’impiego del 30% in più della forza pubblica rispetto allo scorso anno; i fatti contemporanei richiedono una maggiore attenzione ed è per questo che al quarto piano del Casinò è stata istituita una Sala Operativa, con una decina di uomini tra Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza. Si parla inoltre di tiratori scelti e di vasti controlli di polizia anche in borghese.

Il ministro Maria Elena Boschi e la Presidente della Giuria Annette Bening © La Biennale di Venezia

In questo clima velato di tensione, alle ore 19:00 del 30 agosto Alberto Barbera, Direttore, e Paolo Baratta, Presidente della Mostra, hanno accolto il pubblico in Sala Grande del Palazzo del Cinema con le frasi di rito, ringraziamenti e presentazioni. Ma la vera inaugurazione è stata quella del “padrino” della kermesse, Alessandro Borghi, il quale si è dimostrato molto disinvolto nel presentare gli spezzoni dei film. È stata poi la volta delle giurie: senza indugi, e con fare spigliato, Borghi ha fatto salire sul palco tutti i componenti delle giurie. Piacevole e fuori dagli schemi il discorso di Gianni Amelio, Presidente della Giuria della serie Orizzonti, che ha ironizzato sui vantaggi di essere un membro della giuria; più sentimentale il discorso dell’affascinante Annette Bening, Presidente delle Giuria dei film in concorso, che si era portata un foglietto da leggere ma poi ha deciso di parlare a braccio, elogiando il lavoro che era tenuta a svolgere e ringraziando per l’onore della sua nomina.

Oltre 3.000 i film selezionati mentre in concorso ne sono risultati 21, uno in più della scorsa edizione; oltre ai 4 film italiani, la pattuglia più ricca è quella statunitense con ben 7 film. Il documentario Ex Libris The New York Public Library di Frederick Wiseman con 197′ è il più lungo del repertorio, mentre il più corto, con 90′, è il film francese Jusqu’a la garde di Xavier Legrand.

Alessandro Borghi tra Michele Placido e Claudia Gerini © La Biennale di Venezia

Il primo film in concorso, di cui vi diamo riscontro, si intitola DOWNSIZING di Alexander Payne, che è anche co-sceneggiatore assieme a Jim Taylor, che ricordiamo «A proposito di Schmidt», «Sideways» (con cui ha vinto l’Oscar per la sceneggiatura) e «Paradiso amaro» (altro Oscar per la sceneggiatura). Questo primo film della Mostra lascia nell’animo un profondo senso di tristezza per il suo messaggio: un male inevitabile, la distruzione del pianeta a opera dell’uomo per la sua speculazione e mancanza di attenzione all’ambiente, ragioni per le quali il mondo sembra non avere più scampo.

Il film inizia a Bergen, in Norvegia, quando uno scienziato esulta per i risultati della sua ricerca: assieme ad un collega aveva avuto la bizzarra idea di inventare una formula per rimpicciolire le molecole dei corpi. Inevitabile la valenza politica di denuncia economica e sociale alla speculazione energetica e al consumismo, atteggiamenti che potrebbero portare all’estinzione dell’umanità. Da ciò l’idea di inventare una formula che possa ridurre gli esseri umani in scala: dall’altezza di metri 1,80 a centimetri 12,9. La scoperta viene portata sul palco della conferenza, tra i battimani generali, da una persona con in mano un sacchetto di rifiuti che rappresentano quelli di una nutrita comunità raccolta in 4 anni. Si consumano meno risorse e si ha bisogno di molto meno energia.

Ma, in realtà, quello che sembra muovere di più l’interesse per farsi miniaturizzare, al di là del valore della salvezza del mondo e dei ridotti costi sociali e di urbanizzazione, sembra essere il tornaconto personale. La pubblicità per la miniaturizzazione delle persone, infatti, invoglia le persone a sottoporsi alla riduzione spiegando che pochi soldi in tasca possono valere milioni, se rapportati ai costi di ville in miniatura, di yacht o di automobili etc., la valutazione deve essere ben ponderata: il processo è irreversibile.

Downsizing di Alexander Payne © La Biennale di Venezia

La storia assume il linguaggio amaro quando la coppia Paul Safranek e Audrey, impersonata da Matt Damon e Kristen Wiig, decide di sottoporsi alla riduzione del corpo per la condizione economica che non gli permette una vita agiata come vorrebbero. Il colpo di scena avviene quando l’interprete principale del film si ritrova in clinica, in miniatura, e riceve una telefonata dalla moglie in lacrime che dice di essersi ritirata all’ultimo momento per non avere avuto il coraggio di perdere le condizioni di vita precedenti, l’affetto si parenti ed amicizie. Momenti di disperazione per Paul Safranek che si trova ad affrontare una vita completamente diversa senza la consorte; riesce a risollevarsi dalla situazione drammatica, in cui si trova da solo, quando incontra un serbo festaiolo, Dusan, interpretato da Chistoph Waltz, un vicino di casa che guadagna molto attraverso la speculazione della sua condizione: vende sigari cubani (con uno normale ne fabbrica a centinaia miniaturizzati) e si serve di altri espedienti analoghi poco legali.

Anche l’incontro di Paul con Gong Jiang, impersonata da Hong Chau, alla quale va il merito della recitazione migliore del cast, dà un’ulteriore svolta alla storia. Gong Jiang è una vietnamita, assunta per le pulizie di casa, una dissidente politica che il regime ha fatto miniaturizzare per disfarsene. Paul scopre così, per la sua vicinanza, un mondo diverso da quello reclamizzato: una moltitudine di persone che vive pietosamente in alveari con stanzette squallide e minute sfruttato come in alcune parti di un certo mondo da dove proviene. Nonostante Paul non sia un medico, ma solo un fisioterapista, si prodiga ad aiutare prestando soccorso a molta gente che versa in misere condizioni. Nasce così tra i due protagonisti, quasi senza accorgersene, l’innamoramento.

Il film volge al termine con il discorso dello scienziato, che ha scoperto il metodo per la miniaturizzazione, dove proclama l’imminente fine del mondo a causa dello sfruttamento del suolo senza alcuna coscienza, che produrrà una fuga di metano. Lo scienziato convince la popolazione ad andare con lui a rinchiudersi, senza possibilità di ritorno, in una struttura chiusa di protezione da ogni cataclisma. Paul è preso dai dubbi ed è qui che si evidenzia il grande atto simbolico della vita: è più giusto rimanere con ciò che si possiede, anche se modesto e continuare in un futuro incerto oppure addentrarci in una nuova via dove il futuro sembra molto allettante ma senza possibilità di ritorno? “Chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia ma non sa quel che trova…” Qual è la scelta giusta? Quale sarà la scelta di Paul?

Le ultime scene ci mostrano la popolazione che varca la porta del tunnel per entrare nella città protetta, tutti si aspettano che accada “qualcosa”… A nostro avviso il film mostra la valenza del dubbio e della lettura di grandi atti simbolici: la veridicità di tutto il racconto tragico e drammatico dello scienziato sulla realtà del proprio futuro sembra risolversi in un fuoco fatuo, nella metafora del piccolo scoppio senza le conseguenze attese.