Alzare la mano | Racconto di Anna Maria Masucci

Insegnare al tempo del Covid19: si può ancora alzare la mano per prendere la parola? Il breve racconto di Anna Maria Masucci mostra un’insegnante abituato a lavorare sui testi alle prese con la didattica a distanza.
Buona lettura.

Alzare la mano

Con il golfino buono, un filo di fondotinta sul viso per illuminare l’incarnato spento, mi siedo davanti al PC. Tiro su il plaid lungo le gambe, il pantalone del pigiama non mi tiene calda. Prima di accendere il monitor, ravvivo i capelli, stamattina non vogliono saperne di stare in piega. Mancano pochi minuti alla lezione online. Ho impiegato circa tre giorni per imparare a usare zoom. Giuro che non mi lamenterò più dei miei alunni. Faccio gli scongiuri e clicco su start.

C’è nessuno? domando. Silenzio assoluto.

Bencivenga, Benetti, Viola, mi sentite? Inizio a irritarmi, mi rimangio ciò che ho detto. Se li avessi di fronte in questo momento, una tirata di orecchie non gliela toglierebbe nessuno. Nell’attesa, vado su Facebook, ma esco subito. I post sul coronavirus si sprecano. Uno in particolare, mette i brividi, “Il coronavirus è paragonabile alla spagnola?” Avvolgo ancora più stretto il plaid sulle gambe. Ma erano altri tempi, penso per darmi coraggio.

Il cellulare si mette a vibrare. Il continuo messaggiarsi, di questi giorni, mi sta stressando. Gentile collega, caro collega… e pensare che fino a poco tempo fa, alcuni manco mi salutavano. Almeno questa pandemia è servita a qualcosa. Sconfortata e infreddolita, butto giù la terza tazzina di caffè e dal computer passo al cellulare.

Prof ci scusi per il ritardo, ma la professoressa di matematica ci ha trattenuti, leggo sul gruppo Telegram. Dopo pochi secondi appaiono sullo schermo i primi riquadri con le facce dei miei alunni.

Forza ragazzi, ci siete tutti? Possiamo iniziare?

Prof, Coletti non ha zoom. Non gli metta assente, mi dice qualcuno. A un tratto si attiva la chat: prof, non mi va l’audio. Non faccio in tempo a rispondere che qualcun altro urla: prof non ho la webcam. Le voci si rincorrono, si accavallano. La situazione mi sta sfuggendo di mano.

Datevi una calmata, li richiamo secca.

Prof, per chi vuole intervenire c’è l’icona “Alzare la mano”, dice Modolo facendosi varco tra le voci.
Dove Mattia? Chiedo grata.
Guardi in basso, risponde premuroso.
Grazie! urlo pensando di stare in classe. In un attimo lo schermo è tutto un oscillare di manine.

Ecco ci volevano pure le manine, spero almeno che se le siano lavate.

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I fantasmi non esistono è un altro racconto di Anna Maria Masucci.