L’orafo: il suo mestiere

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orafo

L’arte dell’orafo mantiene la propria identità in questo XIX secolo, contraddistinto dalla rivoluzione digitale e da un mondo che appare sempre più virtuale. Come può sopravvivere un mestiere a così tanti e importanti cambiamenti sociali e culturali? Il merito va al nome che racchiude storie di popoli e di sovrani: il gioiello fatto a mano.

Ogni prodotto di gioielleria rimane un oggetto dal sapore antico e affascina ogni generazione, seppur sottoposto a innovazioni tecniche e stimolazioni estetiche, perché il suo valore è imperituro e mantiene quell’alone misto di mistero e sogno; da tempo immemore, i preziosi sono il simbolo di alcune tappe della vita di uomini e donne, evocano quel sapore che si può assimilare al primo bacio, un’emozione che non si scorda mai. Celato in un anello o una collana o un braccialetto c’è l’interpretazione di un desiderio e un messaggio non scritto, unitamente alla maestria artigianale, la traccia di un sapere atavico.

Il mestiere dell’orafo

Il mestiere dell’orafo è uno dei più antichi nella storia e, ancor oggi, i gioielli artigianali vengono realizzati nello stesso identico modo di centinaia di anni fa. Visitando un laboratorio orafo moderno si scoprirebbe, non senza sorpresa, che molti degli strumenti utilizzati sono tali e quali a quelli già in uso in una bottega dell’epoca medievale.

Se c’è una differenza, questa è stata dettata da logiche di mercato, ridurre i tempi di consegna o contenerne i costi di realizzazione – talvolta l’artigiano si avvale della produzione in serie per reperire almeno alcune componenti del prodotto. Il risultato di un prodotto orafo si palesa per la lavorazione manuale e l’impiego degli strumenti del mestiere più tradizionali, che non di rado l’artigiano adatta alle sue specifiche esigenze, fino a farlo diventare, per simbolica estensione, il prolungamento delle sue stesse mani.

Quando l’orafo progetta e realizza oggetti ornamentali, usa materiali diversi a seconda di ciò che vuole mostrare e dell’emozione che intende provocare nella persona che indosserà la sua realizzazione: l’oro – giallo, bianco e rosa – o l’argento-puro o anticato – possono essere lavorati per creare un gioiello in sé ma spesso sono solo il supporto per incastonare pietre preziose o pietre dure o inserti smaltati, ma anche il vetro lavorato se pensiamo a certe manifatture veneziane. Quella del maestro orafo è una professione che richiede molta attenzione, dapprima rivolta al cliente, per cogliere con esattezza il suo desiderio e la sua personalità, e poi al prodotto ed è per questo che precisione e creatività devono trovare il giusto equilibrio.

Il mestiere dell’orafo, a seconda dei luoghi in cui ha sede, si snoda in una o più figure professionali. Se un tempo si desiderava un gioiello personalizzato era facile andare dall’orafo e farsi suggerire ciò che più si avvicinava al proprio gusto, ma oggigiorno le stimolazioni sono maggiori dato che, oltre alle grandi marche che segnano in qualche modo delle tendenze, ci sono anche le idee e le inclinazioni personali che si sono fatti più determinati; nelle riviste e nei musei le persone hanno avuto modo di osservare le grandi mode del Novecento e di delineare, così, un proprio stile, che esprime prevalentemente con l’abbigliamento e, quindi, con gli ornamenti che completano la mise o il look o il più moderno outfit.

Questo è stato uno dei cambiamenti sociali che ha comportato un’implementazione delle competenze artigiane, richiedendo quindi all’orafo di avere una preparazione e un continuo aggiornamento come fosse un vero e proprio designer: è fondamentale, prima del processo di produzione, soddisfare il committente con l’idea del gioiello attraverso sinergie che mostrino l’originalità e l’essenza della futura creazione.

Dunque, cosa fa di preciso l’orafo? Questo artigiano si avvale del suo spirito artistico per realizzare progetti frutto delle proprie idee o di lavori su commissione, deve avere un’ottima conoscenza dei materiali che utilizza e delle solide basi anche in gemmologia, entrambe competenze che non possono prescindere dall’esperienza. Spesso accade che non venga riconosciuto un valore sufficiente al backstage di una bottega orafa, ovvero non si considera – beninteso, quando il prodotto è fatto a mano – che l’orafo deve verificare la qualità dei materiali, per esempio che l’oro e l’argento siano puri, e deve assicurarsi che le pietre preziose non rappresentino dei falsi o delle imitazioni.

L’oreficeria, quindi, riesce veramente a coniugare grandi capacità: un’attività di precisione, per ottenere delle creazioni preziose dal valore inestimabile, e una raffinata sensibilità estetica perché i gioielli sono nelle piccole-grandi opere d’arte.

Sarà sicuramente capitato di vedere un orafo concentrato nel proprio lavoro, che muove le dita delle mani sotto una grande lampada dotata di lenti d’ingrandimento; in certi casi ricorda gli amanuensi, coloro che prima della diffusione della stampa, copiavano i manoscritti per mestiere ma la loro professione è stata col tempo sostituita ed è decaduta, lasciando lo spazio solo ai restauratori di testi antichi, mentre il mestiere dell’orafo continua a stare al passo coi tempi e a vivere in quella nicchia di lavori manuali e creativi che l’automazione non può ancora sostituire.

Un’altra particolarità che rende speciale il mestiere dell’orafo è la sua capacità di riparazione di manufatti orafi o altri gioielli e la lucidatura di tutti prodotti che spesso, con l’utilizzo quotidiano, si sporcano o perdono la loro brillantezza.

Caratteristiche del laboratorio orafo

Il laboratorio orafo ha delle precise caratteristiche, eccole:

  • il banco di lavoro, costruito con l’ergonomia delle esigenze del lavoro stesso; nulla è posizionato a caso, ogni utensile presente è indispensabile e collocato in una posizione strategica. Il banco è sistemato in modo tale da ricevere il massimo della luce;
  • il così detto stocco o stecca (a seconda della regione), è una sporgenza apparentemente insignificante ma indispensabile per lo svolgimento del lavoro: è un piccolo parallelepipedo di legno schiacciato in punta proteso rispetto al piano di lavoro su cui è molto probabile trovare appoggiata della cera vergine utile per lubrificare il seghetto;
  • in alto è fissato un trapano a frusta (molto simile a quello di un dentista) in modo che la frusta cada di lato e sia comoda da usare sullo stocco;
  • le frese, posizionate sulla parte superiore del banco, sono pronte e comode per l’utilizzo specifico che ogni lavoro può richiedere;
  • i ferri del mestiere sono: pinze di diverse grandezze a sezione tonda, piatta o curva, lime grandi o piccole, fini e grosse, trance, cesoie, bulini;
  • il cannello per la saldatura: questo può essere di diversi tipi e grandezze.

mazzuccogioielli.it

Paolo Francescon Fotografo
Informazioni su Chiara Stival 110 Articoli
Chiara Stival è curatrice dei canali arte e cultura per Italiandirectory e copywriter per i contenuti web e social media di alcuni clienti del magazine. Promotrice di eventi artistici e rassegne letterarie, è stata editor della collana Quaderni di Indoasiatica per passione e formazione universitaria dedicata all’India. Il suo blog è chiarastival.com, potete visitare il suo profilo su Linkedin, Facebook e Instagram.