Viviamo in una simulazione?

Burn like a slave
Churn like a cog
We are caged in simulations
Algorithms evolve
Push us aside and render us obsolete
(Muse, Algorithm)

Guardatevi la mano: siete sicuri che sia veramente la vostra mano e non un’immagine generata dal computer? Avete mai pensato che la realtà che percepite potrebbe essere una simulazione e che voi potreste essere parte di essa? O che magari potreste essere il personaggio di un videogioco creato da un essere che esiste solo all’interno di una simulazione? Che forse l’universo come noi lo conosciamo in realtà esiste solo all’interno di un computer?

Concetti come questo fanno venire in mente film come Matrix e Inception, o romanzi come Labirinto di Morte di Philip K. Dick, ma sono anche presi molto più sul serio di quanto comunemente si creda, talmente sul serio che nel 2016 il diciassettesimo Isaac Asimov Memorial Debate, che si tiene ogni anno all’American Museum of Natural History di New York, ebbe come tema proprio la domanda: l’universo è una simulazione? (Potete leggere la trascrizione o ascoltare il podcast a questo link).

L’indagine su cosa sia effettivamente la realtà ha stuzzicato filosofi e scienziati fin dai tempi antichi ma, senza scomodare il mito della caverna platonico, la cosiddetta ipotesi della simulazione, è tornata ultimamente alla ribalta ed è uscita dalla cerchia degli specialisti, tanto che perfino il fondatore di Tesla e SpaceX, Elon Musk, si è detto convinto che il mondo non sia altro che una specie di sofisticatissimo videogioco. Una delle formulazioni moderne, che considera non solo l’ipotesi di una realtà illusoria ma anche il fatto che possa essere generata da un computer, è il cosiddetto scenario del cervello in una vasca, proposto dal filosofo Hilary Putnam nel 1981.

Nella descrizione di Putnam, si ipotizza prima che uno scienziato pazzo abbia preso un cervello umano e lo abbia inserito in una vasca di fluido nutritivo, collegandolo a un computer che genera tutte le sue esperienze sensoriali, poi che tutti gli esseri umani siano queste specie di Kraang e che non ci sia nessuno scienziato pazzo cosciente che abbia realizzato l’esperimento.

La domanda che Putnam si pone è: se fossimo cervelli in una vasca, potremmo effettivamente pensare di esserlo? O, in altri termini, se vivessimo all’interno di Matrix, potremmo mai scoprirlo? La risposta di Putnam è che il fatto stesso di formulare questa ipotesi la rende non vera. Putnam era un filosofo, quindi la sua spiegazione è filosofica, non fisica; il suo potrebbe sembrare un trucchetto linguistico e data la mia formazione scientifica faccio fatica a esserne pienamente convinto, ma è comunque intrigante seguire il ragionamento. E poi stiamo discutendo se siamo cervelli dentro una boccia di brodo, cavolo!

Putnam parte dal concetto che una parola, un’immagine, un simbolo, si riferiscono a qualcosa solo intenzionalmente, non per caso. In altre parole se pronuncio la parola “bismuto” senza avere la minima idea di cosa sia, non mi sto realmente riferendo al metallo ma ho semplicemente messo assieme delle lettere che per caso formano una parola di senso compiuto.

Con questo in mente:

  1. Assumiamo di essere dei cervelli in una vasca collegati a un computer che simula le nostre esperienze sensoriali;
  2. In tal caso, le parole “cervelli” e “vasca” non si riferiscono a niente, perché noi non abbiamo esperienza degli oggetti reali corrispondenti;
  3. Di conseguenza, l’affermazione 1) è falsa perché le parole non si riferiscono a nulla.
  4. Quindi: se fossimo cervelli in una vasca, l’affermazione “siamo cervelli in una vasca” sarebbe falsa, siamo cioè di fronte a un’affermazione che si autocontraddice.

La forza del ragionamento dipende da cosa si considera vero o falso, ma vi rimando a questo link per ulteriori dettagli.

Nel 2003 il filosofo Nick Bostrom si è spinto oltre, affermando che esiste una probabilità significativa che la nostra realtà non sia altro che una simulazione creata da una civiltà futura post-umana. Più specificamente, Bostrom afferma che almeno una delle seguenti affermazioni è vera:

  1. La specie umana molto probabilmente si estinguerà prima di raggiungere lo stato post-umano;
  2. Una civiltà post-umana avrà scarso interesse nel simulare la realtà dei propri progenitori (cioè noi);
  3. Quasi certamente stiamo vivendo in una simulazione generata dai nostri discendenti post-umani.

La conclusione di Bostrom è che se noi non viviamo in una simulazione, molto probabilmente nessuno ne creerà mai una.

L’ipotesi 3 evoca scenari inquietanti dagli echi dickiani e rimanda immediatamente al film Matrix, tuttavia tra Bostrom e i Wachowski esiste un’importante differenza concettuale: in Matrix gli esseri umani esistono in una realtà che possiede le stesse leggi fisiche della simulazione in cui sono immersi. La simulazione è cioè un sogno, un’allucinazione collettiva simile al cyberspazio descritto da William Gibson in Neuromante, in cui però gli umani sono immersi in modo del tutto inconsapevole. Gli esseri umani di Matrix sono cioè più simili ai cervelli nella vasca di Putnam che alla simulazione degli antenati di Bostrom: da Matrix puoi essere liberato, dalla simulazione di Bostrom no, perché non c’è nessuna realtà fisica sottostante in cui ritrovarsi una volta svegli. Non stiamo vivendo un sogno, siamo dentro un videogioco, questo non è l’OASIS di Ready Player One, noi siamo i Sims.

Se questo scenario è troppo disturbante per voi, consolatevi: non tutti credono che sia vero, e ci sono degli argomenti che confutano la teoria della simulazione, il più interessante dei quali riguarda i numeri primi. Si definisce primo un numero intero divisibile solo per uno e per se stesso, come 3, 5, 7, 11, ecc; il più grande trovato fino a dicembre 2018 è 282589933-1 e ha più di 24 milioni di cifre. I numeri primi hanno delle proprietà particolari, per esempio, ogni numero intero diverso da uno può essere espresso come prodotto di numeri primi; i numeri primi, poi, sono infiniti, quindi ne esistono di sicuro di più grandi di quello enunciato sopra. La loro caratteristica più interessante però è che non sembra siano distribuiti secondo una qualche legge, cioè, dato il più grande numero primo scoperto, non esiste una regola che possa dire dove si trovano i successivi.

La domanda è: come può questo aiutarci a capire se l’universo è una simulazione? Se vivessimo in una realtà simulata, l’ipotetico computer che l’ha generata dovrebbe essere in grado di rappresentare coerentemente anche tutte le leggi della fisica e della matematica, compresa la struttura dei numeri primi. E non esistendo una formula per generare i numeri primi, occorrerebbe pertanto una struttura computazionale che abbia abbastanza velocità e memoria per riuscire a fornirci i numeri i primi che noi cerchiamo di volta in volta. Ed essendo questi infiniti dovrebbe pertanto avere infinita memoria ed infinita velocità. Cosa poco verosimile.

All’atto pratico però, determinare se la realtà in cui viviamo sia fisica o costituita da bit, potrebbe non avere molto senso, infatti una simulazione del tutto indistinguibile dalla realtà è per noi che ci siamo dentro la realtà a tutti gli effetti, anche se il vivere in un universo simulato potrebbe aprire interessanti possibilità. Cosa succede infatti quando un essere umano simulato muore? Se muori dentro Matrix muori anche nella vita reale, così come nell’anime Sword Art Online; ma se non c’è nessuna realtà fisica a cui tornare? Ci trasformeremo in fantasmi? Ci reincarneremo? Il nostro codice verrà utilizzato per costruire un nuovo essere umano?

Elon Musk trova il fatto di essere parte di una simulazione piuttosto positivo, anche solo per il fatto che secondo lui non avrebbe senso simulare qualcosa di più noioso della realtà, e forse ci si può trovare d’accordo, se non che lui, da inguaribile ottimista, forse non ha considerato un aspetto fondamentale: qualcuno potrebbe anche decidere che si è stancato del gioco e spegnere tutto.