Van Gogh i colori della vita (parte 3-ultima)

Vincent van Gogh, Sentiero nel parco, 1888, olio su tela, cm 72,3 x 93. Collection Kröller-Müller Museum, Otterlo, the Netherlands © 2020 Collection Kröller-Müller Museum, Otterlo, the Netherlands; Photography Rik Klein Gotink, Harderwijk

Si è inaugurata il 10 ottobre a Padova l’esposizione, curata, da Marco Goldin dal titolo Van Gogh, i colori della vita.

Continua quindi la nostra terza ed ultima narrazione…


SESTA SEZIONE: Una anno decisivo.1888 – Van Gogh ad Arles.

Il primo incontro dell’artista con Gauguin avviene a Parigi, nel dicembre del 1887, quando, in un grande ristorante popolare, sul Boulevard de Clichy, Van Gogh, assieme a Toulouse Lautrec, Bernard, allo stesso Gauguin, organizza una mostra con tutte le opere che aveva dipinto a Parigi.

Pochi giorni dopo l’artista si reca insieme al fratello Theo nello studio di un amico che possedeva una quindicina di quadri di Gauguin che aveva dipinto a Martinica fino al 1887. Van Gogh resta ammirato dalle composizioni e dal cromatismo di questi dipinti tanto da scriverlo in una delle sue numerose lettere.

Ma l’ambiente di Parigi diviene presto per l’Artista troppo inquietante, sia per il suo innato desiderio di evasione dalla routine, sia per l’opposizione che incontrava da parte di un certo numero di artisti e mercanti che lo convinsero a ritirare i suoi lavori esposti nella galleria del ristorante. Partirà da Parigi Il 19 febbraio del 1988.

In questa sezione si inizia con l’esposizione di un capolavoro di Paul Gauguin dipinto nella famosa casa gialla che Van Gogh prese in affitto ad Arles spinto dal desiderio di evadere per entrare in un ambiente solitario e rilassante il quale, nella sua mente, sembrava diventare quel Giappone europeo che si immaginava.

Dopo essere andato a vivere nella Casa Gialla, a nord di Arles ,Van Gogh, tra il 16 ed il 17 settembre del 1888, dipinge il famoso quadro: il sentiero nel parco.

L’artista Legge un articolo uscito a Parigi sulla rivista dei due mondi dove si parla dei poeti provenzali e italiani del 200 e trecento in riferimento ai dialoghi di alta cultura che si sono svolti, guarda caso a Padova, nel giardino del Petrarca.

Lo stesso Petrarca, nella sua residenza, aveva incontrato Boccaccio e avevano dialogato sui vari aspetti della filosofia, della letteratura, del carattere artistico ecc. Vicent decide pertanto di dipingere una serie di quadri tra i giardini di Arles immaginando di dialogare con Gauguin come fecero i due poeti alla metà del trecento: rappresenta un percorso ideale e spirituale del giardino Padovano.

Lega la figura di Van Gogh con Padova e con Petrarca. Marco Goldin così si esprime: “Un quadro che ho voluto assolutamente ad ogni costo perchè è il quadro che lega la mostra alla figura dell’artista con Padova e con Petrarca”.

Vincent van Gogh, Sentiero nel parco, 1888, olio su tela, cm 72,3 x 93. Collection Kröller-Müller Museum, Otterlo, the Netherlands © 2020 Collection Kröller-Müller Museum, Otterlo, the Netherlands; Photography Rik Klein Gotink, Harderwijk

Nei due mesi di permanenza alla Casa Gialla, nel settembre del 1888, dipinge i suoi cari amici: un luogotenente al quale impartirà lezioni di disegno, lo smistatole della posta di Arles, suo figlio diciassettenne, i coniugi Ginou gestori del caffè della Gare situato al piano terra della pensione dove visse con Gauguin da maggio fino a settembre del 1988.

Vincent van Gogh, Il postino Joseph Roulin, 1888, olio su tela, cm 65 x 54. Kunstmuseum, Winterthur, dono degli eredi di Georg Reinhart, 1955 © SIK-ISEA, Zurich


SETTIMA SEZIONE: Di lune e nuvole – Van Gogh e la fine del suo viaggio.

Vincent van Gogh, Paesaggio a Saint-Rémy, 1889, olio su tela, cm 70,5 x 88,5. Ny Carlsberg Glyptotek, Copenaghen, SMK 1840; prestito a lungo termine dalla National Gallery of Denmark di Copenaghen

A Saint-Rémy di Provence Van Gogh rimane dal maggio 1989 fino a maggio 1990.

Il Direttore dell’Istituto, dove l’artista era ricoverato, fece una diagnosi di epilessia che non gli consentiva l’accesso all’esterno dell’ospedale.

Trascorso il primo periodo di internamento, a giugno del 1989, Vincent, con il permesso di uscire nella campagna circostante, esegue un quadro di un paesaggio molto particolare dove le nuvole sembrano minacciose, come se un mostro preistorico ghermisse le colline che si susseguono ascendenti accostate l’una all’altra.

Qua e là, sparse per la campagna piccole case e fattorie. In primo piano i suoi colori tipici con i gialli e i verdi, a lui tanto cari, stesi a pennellate brevi e curve.

Al centro del dipinto, la macchia scura minuta della vegetazione accanto al semplice casolare Come si vede il naturalismo va scomparendo e, dopo 4 crisi particolarmente gravi, Van Gogh dipinge il campo di Grano con la luce nascente: un’Immagine legata alla memoria, al sogno, a qualcosa che ha visto in passato, un ricordo dove l’artista supera l’dea dello stile entrando in una interpretazione del tutto personale della natura.

Nella Mostra viene esposto il famoso quadro di Delacroix: La parabola del Buon San Maritano per far notare quanto quella visione con quel luogo roccioso ed il burrone avessero interessato Van Gogh nell’interpretare i suoi lavori di questo periodo.

Van Gogh interpreta infatti uno dei quadri più visionari con roccie che assumono il colore azzurro dove la natura non risponde più a alla visione fisica ma a quella interiore.

Da questi esempi forse si può capire perchè l’Artista non poteva essere accettato dagli impressionisti del Salon che avevano tutt’altro modo di dipingere.

Vincent van Gogh, L’arlesiana (Madame Ginoux), 1890, olio su tela, cm 60 x 50. Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma © Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. Su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo

Negli ultimi mesi trascorsi nella casa di cura di Saint-Rémy, Van Gogh dipinge le Alpilles dove andava spesso a camminare fino a sera. Alla fine i colori del sud sembrano stancarlo; vuole recuperare le sue radici, desidera tornare al nord in un villaggio tra i campi di grano dove si chiuderà la sua vita con uno dei suoi ultimi quadri: I covoni sotto un cielo nuvoloso.

Vincent van Gogh, Covone sotto un cielo nuvoloso, 1889, olio su tela, cm 63,3 x 53 © 2020 Collection Kröller-Müller Museum, Otterlo, the Netherlands; Photography Rik Klein Gotink, Harderwijk

Negli ultimi 70 giorni trascorsi ad Over, la pittura di Van Gogh sembra ritornare ad ancorarsi alla realtà.

Raffigura una grande pozzanghera che diventa una specie di lago, un covone che sembra diventare l’unica possibilità di salvezza, l’unica possibilità di vita: sono i campi di grano vicini al cimitero di Over.

Vincent Van Gogh si sparerà un colpo di rivoltella e la mostra volgerà al suo termine con l’immagine delle due tombe di Theo (1857-1891) e di Vincent (1853-1890) in una gigantografia con i campi di grano nei quali l’artista amava trascorrere il suo tempo in lunghissime interminabili camminate.

Con questa esposizione si può dire che Marco Goldin, anche attraverso i suoi interventi ed i suoi scritti ricchi di una sentimentale vena poetica, ha dimostrato tutta la sua passione per l’artista, esprimendo un atto di coraggio e d’amore verso Vincent Van Gogh.


Van Gogh i colori della vita

Gianfranco Missiaja
Gianfranco Missiaja, architetto e artista, ha esposto le sue opere in più di 90 Mostre internazionali. Ha pubblicato numerosi testi di critica e storia dell’Arte e una Guida alla 57a Biennale Internazionale d’Arte di Venezia.
Potete visionare e acquistare i suoi lavori sul suo e-commerce Venicegalley.it