Progressi nelle ricerche oncologiche all’Università di Milano e Padova

Eccellenti esempi di collaborazioni internazionali nell’incessante ricerca sul cancro: la ricerca dell’Istituto Europeo di Oncologia e dell’Università Statale di Milano scoprono un’alterazione genetica alla base della resistenza ai farmaci nel tipo di tumore al seno più diffuso e parallelamente l’Università di Padova e l’Università di Lund (Svezia) promuovono la ricerca di oncologica endocrina.

La prestigiosa rivista Nature Genetics pubblica in data 23 gennaio 2017 uno studio fondamentale per migliorare l’efficacia dei farmaci contro il tumore del seno, condotto presso l’Istituto Europeo di Oncologia da Saverio Minucci e Giancarlo Pruneri, entrambi professori presso l’Università degli Studi di Milano. Il progetto è finanziato da AIRC, Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, in collaborazione con i gruppi del Dott. Luca Magnani (Imperial College, Londra) e del Prof. Antonino Neri (Ospedale Policlinico e Università degli Studi di Milano).

I ricercatori hanno scoperto un’alterazione genetica che causa la resistenza ai farmaci nel tumore del seno ormonoresponsivo, che rappresenta i due terzi di tutti i tumori mammari, e hanno già avviato la messa a punto di un test su base molecolare in grado di identificarla nelle pazienti. Infatti, come dichiarano Minucci e Pruneri, “uno dei problemi più importanti nell’utilizzo dei farmaci anticancro è rappresentato dalla comparsa di cellule tumorali resistenti al trattamento. L’individuazione dei meccanismi di resistenza del tumore rappresenta un traguardo fondamentale per vincerla, utilizzando nuovi farmaci diretti contro la resistenza, oppure identificando modalità di utilizzo dei farmaci esistenti che possano superarla”.

Nel lavoro pubblicato su Nature Genetics i ricercatori hanno rivolto la loro attenzione alle pazienti con tumore ormonoresponsivo, che è il più diffuso, con circa 35.000 nuovi casi all’anno solo in Italia. Lo scopo principale dello studio è l’individuazione di meccanismi molecolari di resistenza alla terapia comunemente utilizzata in questo gruppo di pazienti, basata sugli inibitori dell’aromatasi. Gli autori hanno scoperto che circa il 15% dei tumori mammari sviluppa resistenza alla terapia come conseguenza di una specifica alterazione genetica, aumentando i livelli intracellulari della molecola‐bersaglio di questi farmaci: la aromatasi presente nelle cellule tumorali.

Ovviamente l’impatto clinico dello studio è molteplice e avrà un immediato riflesso nella scelta della terapia più efficace. Attraverso un test che misura le variazioni nella quantità del gene dell’aromatasi sarà possibile verificare se le pazienti con tumore mammario ormonoresponsivo abbiano sviluppato questa specifica alterazione; in questo caso, si potranno valutare modalità di trattamento alternative, già disponibili o in via di sperimentazione.

Gli autori dello studio spiegano che “il test genetico attualmente è a uno stadio non utilizzabile per una diagnosi routinaria, ha ancora bisogno di essere “irrobustito” e standardizzato, un processo che speriamo di portare a compimento con ulteriori fondi per la ricerca”, tema spinoso ma che deve essere preso in considerazione, tanto più se i risultati sono efficaci, e concludono sottolineando come “questo studio costituisca un’ulteriore conferma di quanto un approccio integrato tra ricerca clinica e di base possa consentire un rapido trasferimento dei risultati scientifici nella vita quotidiana dei pazienti”.

Un modello fortemente perseguito sia all’Istituto Europeo di Oncologia sia all’Università di Milano. Infatti, IEO ha di recente organizzato la sua struttura in programmi multidisciplinari dedicati alla ricerca e cura integrata di specifiche patologie, tra i quali il Programma Nuovi Farmaci, diretto dal Prof. Saverio Minucci, ed il Programma Senologia, cui afferisce il Dr. Marco Colleoni, coautore dello studio. In Università Statale di Milano è stato recentemente creato il primo Dipartimento ad esclusivo indirizzo oncologico (Dipartimento di Oncologia, DIPO), cui afferiscono i Prof. Pruneri e Neri.

Anna Caterina Milanetto, vicitrice del concorso internazionale “Sten Tibbling”

Grande soddisfazione anche all’Università degli Studi di Padova dove la Dott.ssa Anna Caterina Milanetto, giovane specialista in Chirurgia generale e Assegnista di Ricerca alla Clinica Chirurgica 1, diretta dal Prof. Donato Nitti, ha vinto, unica in Europa, il prestigioso concorso internazionale “Sten Tibbling – per perfezionamento e ricerca sui Tumori Endocrini” all’Università di Lund (la più antica Università della Svezia) e da febbraio lavorerà per sei mesi nel reparto di Chirurgia Endocrina di questa città universitaria, svolgendo ricerche e interventi chirurgici di oncologica endocrina. La giovane dottoressa aveva già maturato esperienze di ricerca oncologica con il Prof. Claudio Pasquali, chirurgo pancreatico e suo tutor, e due anni fa ha già vinto una fellowship europea (borsa di studio per ricerca clinica) ad Heidelberg in Germania, per ricerche in chirurgia pancreatica.

Questa nuova opportunità consolida legami universitari internazionali già esistenti, frutto di eccellenze maturate nell’ambito universitario e della capacità dei nostri giovani ricercatori di raccogliere consensi internazionali, che fanno ben sperare per il futuro della ricerca medica.