THE LEISURE SEEKER e UNA FAMIGLIA: i primi due film italiani in concorso

I primi due film italiani in concorso trattano problemi sociali molto rilevanti. THE LEISURE SEEKER di Paolo Virzì e UNA FAMIGLIA di Sebastiano Riso mostrano entrambi, attraverso la cinepresa, cosa può accadere alla fine della vita e a cosa una giovane vita può essere destinata.

Il primo, andato in scena il 3 settembre, interamente in lingua inglese, affronta il grave problema della non autosufficienza, quel momento in cui una persona anziana affronta le difficoltà imposte dalla salute, evidenziando in particolar modo l’importanza di poter disporre liberamente ed autonomamente della propria vita. John, interpretato da Donald Sutherland, è malato di demenza senile mentre la moglie Ella, la dolce Helen Mirren, è affetta da un cancro, assieme decidono di intraprendere un viaggio fuggendo, all’insaputa dei famigliari, con il loro vecchio camper degli anni ’70, chiamato appunto The leisure seeker. Sarà il loro ultimo viaggio.

il Presidente della Biennale di Venezia Paolo Baratta, Helen Mirren, Donald Sutherland il regista Paolo Virzì e il Direttore della Biennale Cinema 2017 Alberto Barbera © La Biennale di Venezia

Il film è tratto dal romanzo In viaggio contromano di Michael Zadoorian, libro che è stato venduto in 60 paesi, e la proiezione è ricca di spunti poetici e sentimentali, come pure di battute umoristiche. Paolo Virzì, infatti, è riuscito allo stesso tempo a divertire e rattristare: spassosi sono i dialoghi tra i due protagonisti, dove spuntano vecchie gelosie e rancori sul loro passato, ma stupiscono la loro capacità di ironizzare sulle reciproche gravissime malattie. Commuovono i sentimenti dei protagonisti che si amano molto e, tra affettuosi bisticci, si capisce come non possono fare a meno l’uno dell’altro; nonostante tutte le avversità dovute alla loro condizione fisica, riescono ad affrontare con disinvoltura e spavalderia il loro viaggio verso Key West e la casa di Hemingway in Florida. Umanità, commedia e tragedia si mescolano in un risultato eccellente: mettere lo spettatore di fronte ai gravi problemi del suo stesso futuro evidenziando come la società, e le istituzioni, sembrano non prendere in considerazione l’ultima parte dell’esistenza senza la necessaria assistenza. Ma il tema sembra essere soprattutto quello della libertà di scelta della propria vita fino all’ultimo istante.

Una famiglia, proiettato al Lido di Venezia il 4 settembre e uscirà nelle nostre sale il 28, affronta un altro tema sociale di estrema gravità: la storia prende lo spunto da un fatto realmente accaduto, una coppia che mette al mondo figli destinati alla vendita.

Il regista Sebastiano Riso, Micaela Ramazzotti e Patrick Bruel © La Biennale di Venezia

Micaela Ramazzotti, moglie del regista Paolo Virzì, interpreta, con passione, grande sensibilità e partecipazione emotiva, la parte di Maria che, nonostante un amore incondizionato per Vincent, a un certo momento della sua vita sembra non accettare le volontà del compagno, interpretato da Patrick Bruel; il tema è delicatissimo, “fare” un figlio per venderlo, e come racconta il regista «ho capito immediatamente che per affrontare un soggetto con queste premesse avrei dovuto attingere alla mia infanzia, ai ricordi legati a mia madre, senza però tralasciare le mie “madri letterarie”, le donne che ho visto nei film e di cui ho letto nei romanzi, che sono rimaste dentro di me. Era importante che Maria fosse rappresentata senza stravaganze, con la dovuta discrezione, in modo da comunicare la sua fragilità ma anche il suo desiderio, lacerato e tuttavia fortissimo, di essere madre. Sincerità e discrezione sono alla base del mio approccio alla messa in scena: senza risultare invadente, volevo essere presente, sempre accanto a Maria.» Ci sono scene che mostrano a quanta violenza può arrivare una persona pur professando amore. Maria si ribellerà definitivamente, alla sua condizione di schiava/vittima ma anche verso un amore senza condizioni, ritrovando il proprio neonato, abbandonato dal compagno, perché non poteva essere “acquistato” essendo affetto da una malattia cardiaca.

Sebastiano Riso afferma di voler esprimere una denuncia al mercato dei bambini, che purtroppo sembra essere fiorente anche in Italia, «solo in Campania, negli ultimi dieci anni, si sono verificate 56 compravendite di bambini appena nati»; sembra possa essere causato dalle difficoltà e lungaggini delle procedure di adozione. Il film lambisce anche il problema delle coppie gay, impossibilitate ad avere un figlio, che decidono di rivolgersi a questo mercato per l’acquisto del bambino che desiderano, dopo anni di inutili tentativi di adozione. La stampa ha accolto molto freddamente la proiezione che invece ha avuto 8 minuti di applausi dal pubblico.

Credits immagine di copertina: Festival Internazionale del Cinema © La Biennale di Venezia