Mostra del cinema di Venezia: Suspiria di Luca Guadagnino

Grande attesa per il primo film italiano presentato alla 75a mostra internazionale del Cinema di Venezia: Suspiria di Luca Guadagnino, patrocinato da Amazon che vorrebbe ricalcare, 31 anni dopo, le orme del Film di Dario Argento.

Dopo la poesia dimostrata in Chiamami con il mio nome, il regista si cimenta con una proiezione che dovrebbe apparire come un film dell’orrore ma che sembra deludere gli spettatori amanti del genere. Riproporre infatti il capolavoro italiano di Dario Argento in una versione personale, non è risultata gradita neppure allo stesso Argento il quale ha deciso di non figurare nel set. Ma, come ci si aspettava, non ne è risultato comunque un film da deboli di cuore e di stomaco.

Il film comincia, mentre ancora passano i titoli, nello studio di un anziano psiconalista, ben interpretato da Lutz Ebersdorf, dove una ragazza in preda ad una crisi, racconta strane storie di possessioni e di stregonerie dalle quali non sembra ricavarne altro che un giudizio di nevrosi, fobie e discorsi da stato confusionale senza alcun senso definito.

L’inizio del film non fa assolutamente presagire cosa potrà accadere in quel Palazzo di Berlino, nel 1977, quando una semplice ragazza americana, Susie Bannon (Dakota Johnson), si reca in una scuola di danza per poter partecipare alle lezioni, dopo aver visto a New York una strabiliante esibizione della maestra di ballo, Madame Blanc,impersonata da Tilda Swinton.


Forse par fornire un significato storico alla vicenda, e per dare un senso di realtà, il regista ha scelto di ambientare  la storia sullo sfondo delle contestazioni avvenute per la divisione del muro di Berlino e sulla liberazione dei passeggeri di un aereo da dei terroristi che lo avevano dirottato per chiedere la liberazione di alcuni compagni.

Risparmio di di lungarmi nel racconto delle scene raccappriccianti, che susseguiranno a tempo serrato, essendo la scuola un covo di streghe, le quali, trincerandosi dietro alla scuola di danza, inventano ogni sorta di lugubri, truci atti e sevizie compiuti sulle povere inermi ragazze indifese.


Il film ci proietta in un susseguirsi di fatti i quali, spesso, sembrano senza alcun senso compiuto come un concatenamento di sogni: una macabra anziana figura dalla pelle rattrappita si nasconde nei meandri del palazzo della scuola di danza, per la quale le pretendenti sembrano scannarsi per sostituirla; scene con sangue che esce copiosamente dai corpi, strane figure, dalla pelle nera e rugosa con unghie lunghe e acuminate che si avventano contro; ragazze che si dimenano come in preda a crisi epilettiche… Insomma un susseguiri di scene (perverse) che sembrano far dubitare della sanità mentale di chi le ha concepite. Se proprio volessimo fornire una spiegazione plausibile, possiamo giustificarle come frutto dell’irrazionalità, dell’esoterismo e della macabra immagine di un mondo interiore frutto delle nostre paure, delle figure ancestrali che possono albergare in ognuno di noi e delle orribili crudeltà alle quali il nostro inconscio si può manifestare attraverso l’attività onirica.

Le uniche note di bellezza estetica e figurativa sono rappresentate dalle allieve che danzano con grande impeto e passione. Da salvare anche la figura del vecchio dottore psicoanalista, il quale sembra assumere nel film le vesti dell’investigatore recandosi alla polizia a denunciare i suoi sospetti senza alcun esito.

Guadagnino nella conferenza stampa ha definito il film sul terribile nei rapporti   interpersonali, nel femminile, e nella storia: “Per questo film sono stato influenzato al 100% dai lavori di Fassbinder, un maestro della crudeltà che metteva in scena donne non riconciliate, mai sconfitte”.

La realtà e la fantasia si intrecciano continuamente nel film tanto da non poter distinguere l’attività onirica da quella reale. Così tutto il film, potrebbe far pensare ad un sogno...