Skyline, raccolta di racconti di Annalisa Bruni

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Skyline, letteralmente linea del cielo, è qui la linea di confine, l’orizzonte percepito nei racconti di Annalisa Bruni, che serve a mettere a fuoco il reale e il desiderato, il vissuto e la proiezione della vita voluta, immaginata ma non realizzata. Dunque, lo skyline che l’autrice propone in queste pagine si occupa prevalentemente di un panorama umano, più che urbano, fatto di innumerevoli sfumature del mondo femminile: frasi sottaciute o valanghe di parole, sguardi amichevoli o invidiosi, ferite cicatrizzate o ancora infette.

La Bruni prende spunto dalla sua vita e dalle vite altrui per raccontare delle fotografie, perché il senso del racconto è proprio quello di mostrare una porzione, non di informare il lettore né del prima né del poi, sebbene alcuni racconti abbiano una conclusione quasi definitiva, ma l’autrice cerca di mostrare con un tocco lieve, incisivo, essenziale -come suggerisce Francesca Visentin nella prefazione- il contesto in quanto tale, a tratti sembra proprio che sia lei stessa a cercare il senso di un pensiero, di una traccia osservata nell’immenso cielo delle relazioni umane.

La sensazione che rimane alla fine della lettura è quella di essere rimasta seduta per qualche ora in una sala da the, ad ascoltare le confidenze delle amiche di un circolo di lettura. Perché, è bene sottolinearlo, l’amore per i libri permea di profumo le pagine della raccolta con l’intensità del calicanto in una mattina d’inverno. L’ultimo racconto, che dà il titolo al libro, è -a mio avviso- un omaggio a Venezia e alla vita, una sorta di commiato, come se nella scrittrice fosse giunto il momento di chiudere un capitolo della propria vita per affacciarsi a un nuovo panorama.

Intervista

Sei una cultrice del racconto: quali sono i pro e i contro di questo genere?

Sì, è vero, amo molto la forma breve. Anche se da lettrice divoro romanzi fiume, quando scrivo preferisco la sintesi del racconto, che ti permette di narrare una vita intera, una situazione, un personaggio, attraverso uno spicchio, un pertugio dal quale guardare “con la coda dell’occhio, di sfuggita”, come dice Victor Sawdon Pritchett. Nel racconto il patto con il lettore si amplifica, perché gli si permette di interpretare quanto va leggendo, di metterci del suo: non gli viene detto tutto, come nel romanzo, gli si lascia spazio di riflessione, quando finisci un racconto continui a pensarci, non lo metti mai da parte del tutto. Qualcuno ha detto che chi scrive racconti è generoso perché un’idea la consuma in poche pagine, e quindi di idee deve farsene venire tante, e che scrivere racconti è difficile perché non puoi permetterti sbavature, cadute di tensione, ridondanze: un racconto deve essere perfetto, funzionare in tutto e per tutto, mentre in un romanzo si possono perdonare pagine meno felici, nell’economia dell’architettura più complessa. Per quanto mi riguarda e per onestà intellettuale, devo dire però che a me la forma breve viene naturale. La short story è il mio respiro, la mia forma congeniale.

Skyline è un orizzonte urbano e umano: come nascono i racconti che hai inserito nella raccolta?

Partono tutti da due filoni che ho esplorato anche nei libri precedenti. La passione per storie legate al mondo dei libri, della lettura, dell’editoria (ho lavorato per trent’anni in una biblioteca) e l’interesse per gli “squilibri”, situazioni ed eventi umani che rischiano di farci deragliare da quel precario equilibrio che faticosamente tutti cerchiamo di mantenere. Il tutto raccontato attraverso le relazioni tra le persone, quello skyline umano, appunto, in cui siamo immersi.

Il titolo del primo racconto è Eyre vs. Brontë, perché proprio loro?

Ho letto molte volte, studiato e fatto oggetto di conferenze questo romanzo, che amo molto. Eppure un poco alla volta mi sono resa conto che c’era qualcosa che mi disturbava, soprattutto nel finale. Non riuscivo a comprendere come una donna forte, determinata, indipendente e consapevole del suo valore come Jane Eyre potesse tornare a riprendersi quel Rochester che l’aveva ingannata, umiliata e offesa, una volta diventata ricca, quando lui invece è devastato nel corpo e ha perso tutto. Un atto di generosità insensato, se ci pensiamo. Per questo ho utilizzato la tecnica della riscrittura e mi sono immaginata una Jane Eyre che porta in tribunale Charlotte Brontë, per imporle di cambiare il finale del romanzo, finale nel quale non si riconosce assolutamente. Ho il sospetto, però, che sotto sotto, invece che di generosità, si tratti di una sottile vendetta: ancora una volta Jane dimostra di essere superiore a Rochester, perdonandolo.

Quale valore hanno i libri nella tua vita, privata e professionale?

Ho amato ancora prima di imparare a leggere questi oggetti, per me carichi di meraviglia e non sono finita per caso a lavorare in una biblioteca, tra l’altro una delle biblioteche più antiche e importanti del mondo: la Biblioteca Nazionale Marciana. Tutto il mio percorso di studi e di vita è stato indirizzato verso questo traguardo.

Perché le donne hanno bisogno di essere raccontate?

Penso che abbiano bisogno soprattutto di raccontarsi, perché devono recuperare secoli di silenzio. È vero che molte donne hanno scritto e hanno pubblicato, eppure sono state troppo spesso dimenticate, poco studiate o sottovalutate e soltanto negli ultimi decenni la critica ha cercato di colmare questo vuoto. Penso ad Anna Banti e Anna Maria Ortese, per esempio, tra le italiane.

Qual è la tua città preferita?

Difficile sceglierne una. Per lavoro ho viaggiato molto, portando in giro per il mondo manoscritti e libri antichi a mostre temporanee e ho avuto modo di conoscere dall’interno realtà culturali molto stimolanti. Tokyo, Mosca, Canberra, Londra, Parigi, Berlino, Roma, Madrid, Barcellona, Istanbul, Atene, per citarne solo alcune, e poi, la mia amata Venezia. Se ne nominassi una sola come la mia preferita mi sembrerebbe di fare torto alle altre. Le ho amate tutte.

Quali progetti hai per l’anno in corso?

Sto cercando, per la prima volta, di scrivere un romanzo, che ho per le mani da almeno due anni, ma la strada è lunga. Vedremo.

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Skyline è edito da Cleup Cooperativa Libraria Editrice Università di Padova con cui ha pubblicato anche le raccolte precedenti.

Sulla questione del racconto abbiamo pubblicato La rivalsa del racconto e molti racconti da leggere nella sezione dedicata.

Paolo Francescon Fotografo
Informazioni su Chiara Stival 110 Articoli
Chiara Stival è curatrice dei canali arte e cultura per Italiandirectory e copywriter per i contenuti web e social media di alcuni clienti del magazine. Promotrice di eventi artistici e rassegne letterarie, è stata editor della collana Quaderni di Indoasiatica per passione e formazione universitaria dedicata all’India. Il suo blog è chiarastival.com, potete visitare il suo profilo su Linkedin, Facebook e Instagram.