Robert Capa Retrospective | Omaggio al fotografo e ai 70 anni di Magnum Photos

97 fotografie in bianco e nero: la straordinarietà di Robert Capa.
Nato nel 1913 con il nome di Endre Ernő Friedmann, ungherese naturalizzato americano (lascia Budapest nel 1931 per trasferirsi prima a Berlino, a causa della sua partecipazione ad attività studentesche di sinistra, e nel 1933 a Parigi), diventa uno dei maggiori fotoreporter del mondo, corrispondente di guerra dalla vita avventurosa, ritrattista appassionato di divi del cinema e gente comune.

Robert Capa Retrospective, mostra che ripercorre i maggiori conflitti del XX secolo, monito e memoria della storia moderna, è soprattutto un omaggio a questa straordinaria figura di spicco del fotogiornalismo del Novecento e l’occasione per celebrare i 70 anni dalla Magnum Photos, che Robert Capa fondò nel 1947 insieme a Henri Cartier-Bresson, George Rodger, David “Chim” Seymour e William Vandivert.

Da sinistra a destra: Robert Capa (1913 – 1954); Henri Cartier-Bresson (1908 – 2004); David “Chim” Seymour (1911-1956); George Rodger (1908 – 1995) e William Vandivert (1912 – 1989)
«Se le tue foto non sono abbastanza buone, non sei abbastanza vicino»
Robert Capa

Il Museo Civico di Bassano del Grappa ospita, in collaborazione con Magnum Photos, la Casa dei Tre Oci e Manfrotto, la mostra “Robert Capa Retrospective” che terminerà il prossimo 22 gennaio 2018. La rassegna, curata da Chiara Casarin, direttore dei Musei Civici bassanesi, e Denis Curti, direttore artistico della Casa dei Tre Oci di Venezia, presenta 97 immagini scattate dal 1936 al 1954, anno della morte del fotografo in Indocina, per una mina anti-uomo.

L’esposizione si articola in 11 sezioni: Copenhagen 1932, Francia 1936-1939, Spagna 1936-1939, Cina 1938, Seconda guerra mondiale 1939-1945, Francia 1944, Germania 1945, Europa orientale 1947, Israele 1948-1950, Indocina 1954 a cui si affianca una sezione dedicata ai Ritratti di Gary Cooper, Ernest Hemingway, Ingrid Bergman, Pablo Picasso, Henri Matisse, Truman Capote, John Huston, William Faulkner e molti altri. Il percorso espositivo invita a conoscere la vicenda umana ed artistica di Capa, sin dal suo primo incarico internazionale per l’agenzia berlinese Dephot, a Copenhagen nel 1932, per la conferenza di Trotskij. In mostra anche le fotografie delle tumultuose parate di Parigi e della guerra civile in Spagna del 1936, cui la celebre rivista inglese Picture Post dedica un inserto di undici pagine con l’indimenticabile didascalia: “Il più grande fotografo di guerra al mondo: Robert Capa”.

William Faulkner, Premio Nobel per la letteratura nel 1949, St Moritz, 1954 © Robert Capa © International Center of Photography/Magnum Photos

A queste si aggiungono i reportages della resistenza della Cina all’invasione giapponese del 1938, della Seconda guerra mondiale, che Capa seguì sui diversi fronti di battaglia con le dense immagini della conquista della Sicilia e di Napoli del 1943, per arrivare al D-Day e alla liberazione di Parigi del 1944, l’invasione in Germania con i parà americani del 1945, il viaggio in Russia del 1947, fino alla fondazione ufficiale dello stato di Israele del 1948 e il suo ultimo incarico di guerra in Indocina del 1954.

Un miliziano repubblicano (Federico Bornel Garcia) colpito a morte. Cerro Muriano, fronte di Cordoba, 5 settembre 1936 © Robert Capa © International Center of Photography/Magnum Photos

“Un miliziano repubblicano colpito a morte” è una delle più controverse foto della storia della fotografia. Capa ha 22 anni quando parte per la Spagna, per documentare in prima linea la Guerra civile, nell’agosto del 1936, e lì prende posizione e si fa militante, vive le speranze e i dolori della gente, riuscendo a trasferire passione e intuizione in scatti d’eccezione. La sua foto più celebre fu scattata sul fronte di Cordoba durante un’offensiva: Capa coglie il momento esatto in cui un miliziano viene colpito a morte da una pallottola. Fu pubblicata il 23 settembre 1936 dal settimanale francese Vu, poi ripresa da Life, suscitando grande clamore e polemiche sull’autenticità della fotografia, poi confermata. Questa immagine diviene metafora universale, icona di ogni tragedia dell’umanità, e come scrisse l’amico John Steinbeck «sapeva che non si può ritrarre la guerra, perché la guerra è soprattutto un’emozione. Lui è riuscito a fotografare quell’emozione conoscendola da vicino. Poteva mostrare l’orrore di un intero popolo attraverso il viso di un bambino. La sua macchina coglieva l’emozione e la tratteneva. Le sue foto non son incidenti».

L’amicizia tra Capa e Steinbeck li vede assieme nel 1948, in un viaggio attraverso l’Unione Sovietica durante i primi anni dell’era della Guerra Fredda. A Russian Journal è il resoconto dello scrittore, accompagnato dalle fotografie di Capa, il cui obiettivo era «un rapporto onesto, per stabilire ciò che abbiamo visto e ascoltato senza commenti editoriali, senza trarre conclusioni su cose che non sapevamo sufficientemente».

Ad introdurre la rassegna c’è il prezioso documentario Robert Capa in Love and War (2003), diretto da Anne Makepeace, con straordinari materiali d’archivio e interviste a familiari, amici e colleghi: il fratello Cornell Capa, Isabella Rossellini, Henri Cartier-Bresson, Marc Riboud, Elliott Erwin, Richard Whelan, John Morris.

Una mostra di rilevanza internazionale, inaugurata in occasione della quinta edizione di “Bassano Fotografia 2017. Oltre l’immagine”, manifestazione svoltasi dal 16 settembre al 5 novembre 2017, che vuole soffermarsi anche sulle delicate tematiche dei conflitti; Capa, fotografo del Novecento, è ancora oggi l’icona di un osservatore attento e coinvolto, il cui sguardo restituisce una prospettiva universale, che sembra superare la specificità della storia.

Bambini giocano con la neve, Hankou, China, March 1938 © Robert Capa © International Center of Photography/Magnum Photos

Manfrotto, azienda italiana leader mondiale nella ideazione, produzione e distribuzione di supporti professionali per i mercati della fotografia, del video, dell’illuminazione e dell’intrattenimento è partnership con il Comune e il Museo Civico di Bassano del Grappa per il progetto Robert Capa Retrospective perché, come afferma Marco Pezzana, AD Manfrotto, «si inserisce nelle attività di corporate social responsibility dell’azienda, mirate a valorizzare il rapporto con il territorio e al tempo stesso offrire un contributo sociale e culturale alla collettività. La fotografia è un potente strumento di comunicazione, sia per raccontare importanti vicende storiche, come nel caso della mostra di Robert Capa, sia per promuovere valori quali il merito e il cambiamento come possibilità di riscatto della persona, valori ai quali si ispira Picture of Life, il progetto che rappresenta il cuore della nostra CSR. Inoltre, Bassano Fotografia costituisce un’opportunità unica per coniugare il mondo della fotografia professionale con quello dei giovani e in particolare dei millennials, che vivono oggi una nuova dimensione della fotografia, attraverso strumenti tecnologici sempre più evoluti».

Per me, Capa indossava l’abito di luce di un grande torero, ma non uccideva; da bravo giocatore, combatteva generosamente per se stesso e per gli altri in un turbine. La sorte ha voluto che fosse colpito all’apice della sua gloria.
Henri Cartier-Bresson

La mostra Robert Capa Retrospective è ospitata al Museo Civico di Bassano del Grappa (VI) fino al 22 Gennaio 2018, info: 0424 519901 – info@museibassano.it