Riscaldamento globale: inevitabile ma non incontrastabile

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Ci sono giorni in cui ci svegliamo e, guardando alla finestra, vediamo neve cadere quando non dovrebbe cadere; altre volte uscendo sentiamo il caldo soffocante stravolgere i nostri pomeriggi, durante i quali magari avevamo pianificato di uscire, in stagioni in cui questo non si dovrebbe verificare. Ma la verità é che le giornate in cui tali eventi si verificano non sono più eventi sporadici che accadono di quando in quando ma avvenimenti che si fanno sempre più frequenti, creando disagio e sconforto nella popolazione. La brutta notizia però è che la situazione non si risolverà di certo da sé. Ma… Che cosa sta succedendo veramente?

Cos’è veramente il riscaldamento globale? Cosa lo distingue dal cambiamento climatico?

Quando parliamo di ‘riscaldamento globale’, molte volte tendiamo a confondere questo concetto con quello di ‘cambiamento climatico’, spesso ignorando che i due termini, in realtà, non sono affatto equivalenti.

Il sempre più rapido e allarmante riscaldamento del nostro pianeta è dovuto alle attività altamente inquinanti che l’uomo ha iniziato a praticare dopo la Rivoluzione Industriale e poniamo questa definizione sotto la categoria di ‘riscaldamento globale’; con ‘cambiamento climatico’, invece, ci si riferisce a tutti quei fenomeni e attività, sia naturali che artificiali, che stanno causando cambiamenti sempre più drastici nel nostro sistema climatico, facendo variare quindi i valori medi di alcuni nostri parametri ambientali e climatici. È importante fare questa distinzione in quanto con ‘cambiamento climatico’, quindi, non intendiamo esclusivamente il processo di riscaldamento globale.

Perché il cambiamento climatico non è più un processo semplicemente ‘naturale’?

A questo punto sorge spontaneo chiedersi: “Ma siamo proprio noi gli unici responsabili di tutto questo? I cambiamenti climatici non si sono sempre verificati? Non sono un processo naturale di cui non dovremmo preoccuparci?”

Ebbene, se da una parte le variazioni climatiche sono sempre esistite e dovrebbero essere parte di un processo naturale, c’è da dire che fenomeni naturali (come eruzioni vulcaniche o la posizione della Terra) influenzano solo circa il 2% di questo processo se comparati alle emissioni di gas serra di cui è responsabile l’uomo. Bruciando combustibili fossili, infatti, gli esseri umani hanno aumentato la percentuale di diossido di carbonio nell’atmosfera di circa il 45% dal 1750.

Cosa sono i gas serra?

I gas come il vapore acqueo, il diossido di carbonio, il protossido di azoto, il metano e i clorofluorocarburi sono capaci di filtrare la luce solare ma trattengono una parte importante del calore proprio come le pareti di vetro di una serra.

Questo è il fenomeno conosciuto come ‘effetto serra’ che, al contrario di quanto molti potrebbero pensare, svolge un ruolo indispensabile per la vita sulla Terra in quanto, in corretta proporzione e pressione, i gas serra trattengono la giusta quantità di calore in modo da mantenere la temperatura né troppo fredda, né troppo calda. Il problema sorge quindi quando i gas serra si ritrovano in quantità troppo elevate nell’atmosfera: più sono i gas serra, infatti, più elevata è la quantità di calore che essi catturano e trattengono, rafforzando l’effetto serra e portando, così, al surriscaldamento del pianeta.

Alcuni di questi gas esistono naturalmente nell’atmosfera in piccole quantità ma le attività inquinanti degli esseri umani ( la produzione di elettricità e calore, l’allevamento…) stanno portando i livelli di emissioni di gas serra artificiali alle stelle. Basti pensare che l’emissione di CO2 è aumentata di un terzo dopo la rivoluzione industriale.

Alla luce di questo, possiamo confermare che un processo di riscaldamento globale così rapido non si era mai visto. Questo processo si sarebbe verificato molto più lentamente e molto più avanti nel tempo se fosse stato completamente ‘naturale’ e se la causa non fosse da ricercare nell’uomo; dunque, siamo noi che ne stiamo provocando l’accelerazione in un modo preoccupante: il nostro pianeta non è mai stato così caldo.

Se prendiamo sempre come punto di riferimento la rivoluzione industriale, possiamo notare come la temperatura globale annuale sia aumentata in totale di più di 1°C (o circa 2°F).

Come le attività umane gravano sul nostro pianeta

La prima attività a causare l’aumento di concentrazione di gas serra, in particolare di CO2, è l’eccessivo utilizzo dei combustibili fossili. Pensiamo ad esempio all’utilizzo dei trasporti o all’uso di energia elettrica o del riscaldamento.

La deforestazione è un altro esempio da aggiungere alla lista di azioni che stanno peggiorando la nostra attuale situazione climatica e ambientale. Infatti, gli alberi e le piante diminuiscono la quantità di anidride carbonica da noi prodotta nell’atmosfera immagazzinandola, ed è quindi attraverso il disboscamento che rinunciamo a un aiuto importante che la natura ci concederebbe.

Un altro contributo negativo proviene dall’allevamento (soprattutto quello di bovini), dove la produzione di gas serra deriva per la maggior parte dalla produzione di mangimi e dalla loro digestione.

Le conseguenze sul nostro pianeta

Le elevate temperature a cui stiamo esponendo il nostro pianeta sta portando al rapido scioglimento dei ghiacciai e, conseguentemente, all’innalzamento del livello degli oceani, alla variazione nei modelli delle precipitazioni e allo spostamento degli habitat naturali degli animali. Ma questi sono solo alcuni degli effetti che il cambiamento climatico ci sta facendo sentire. Ma se provassimo solo ad immaginare il nostro futuro? Come saranno le nostre città tra cinquant’anni al il ritmo di questo incessante surriscaldamento terrestre?

L’aspetto delle nostre città tra cinquant’anni

La cosa più grave è che più le città si scaldano, più aumentano le iniquità tra le persone che vivono in centro e quelle che invece vivono in periferia.

Infatti, una giornata di 45°C a Sidney non è così facile da sopportare: è più probabile che le persone che vivono in centro siano più agevolate avendo a loro disposizione aria condizionata e posti in cui rifugiarsi dal caldo più facilmente raggiungibili rispetto agli abitanti residenti in periferia.

Questi ultimi saranno probabilmente costretti a sopportare il caldo in abitazioni di qualità peggiore e non avranno un accesso così facilitato a strutture pubbliche come bar o biblioteche per usufruire del sistema di climatizzazione, il quale non è nemmeno sempre disponibile dato il suo costo particolarmente elevato.

Nello studio condotto da ‘Resilient Sydney’ e dall’Istituto ambientale di Sydney in merito alle ondate di calore verificatesi nel 2016 e 2017, si parla anche dei problemi sorti con l’utilizzo dei trasporti pubblici (in mancanza dell’auto): treni e autobus non sempre dispongono di aria condizionata e per le temperature estreme sono spesso in ritardo, creando un ostacolo considerevole per chi deve arrivare in tempo a scuola o al lavoro.

Il semplice camminare sotto il sole cocente diventerebbe un’impresa quasi impossibile, specialmente per chi ha dei bambini piccoli da gestire. Potremmo provare a immaginare, infine, lo stress che deriva dal sentirsi intrappolati nelle proprie abitazioni per giornate intere a causa del troppo caldo e il non poter fare nient’altro che chiuderci nelle nostre camere e aspettare che arrivi più fresco.

Questi esempi, però, in un futuro non troppo lontano non saranno più solo dei casi isolati ma realtà che si concretizza man mano che il riscaldamento globale prende il sopravvento. Infatti, si stima che già entro la fine del secolo potremo osservare temperature al di sopra di 50°C in alcune zone di Sydney.

Soluzioni

Nonostante l’impatto del Covid-19, le città Australiane diventeranno sempre più grandi e sempre più affollate nei prossimi decenni. La necessità di ridurre le emissioni di gas serra, nel frattempo, ci vedrà obbligati ad adottare nuove misure per tenere sotto controllo questi livelli e questo, forse, ci offrirà la giusta occasione per ridimensionare le nostre città e renderle più funzionali.

Una delle cose più importanti che potremmo fare consiste nel rigenerare i sistemi naturali e incorporare ecosistemi viventi nell’ambiente urbano. Ci sono molti argomenti a favore dell’uso di ecosistemi viventi nelle nostre città: alberi e pareti vegetali non solo sono uno dei sistemi più efficienti per gestire il caldo nelle zone urbane (riducendo le temperature fino a 8°C) ma possono anche ridurre l’uso di energia facendo raffreddare gli edifici, migliorando la qualità dell’aria e assorbendo anidride carbonica.

Allo stesso modo, ripristinare la vegetazione naturale migliora lo stato dei fiumi e delle paludi. Inoltre, i tentativi di rigenerare le barriere coralline di ostriche che una volta circondavano gran parte del continente stanno avendo strabilianti effetti sulla biodiversità e la qualità dell’acqua, aiutando inoltre a rigenerare le praterie di fanerogame, le quali a loro volta proteggono le coste dai danni delle tempeste assorbendo l’energia delle onde.

Integrare ecosistemi viventi nelle nostre città può farci anche trarre benefici più diretti, quali la connessione con la natura che porta a uno stato di benessere che libera le nostre menti dallo stress, e questo può essere importante specialmente per i bambini, i quali sembrano mostrare perfino miglioramenti scolastici se interagiscono con la natura. Il contatto con gli alberi, l’acqua, gli animali ci incoraggia a pensare a noi stessi come parte della natura e non come qualcosa di diverso da essa.

Sarà fondamentale dunque lasciare posto alla natura e agli spazi verdi e non permettere che questi vengano distrutti in favore di edifici o strutture che tolgano spazio a molte specie di piante e animali già presenti e insediati da tempo.

Per questo motivo stanno prendendo piede svariati progetti e programmi di rimboschimento per tentare di rigenerare i sistemi naturali. Ma, come ogni cosa, questi progetti hanno i loro pro e i loro contro e sarà necessario valutare la loro efficacia a lungo termine e con temperature più estreme.

Bisognerà quindi trovare soluzioni che arrechino meno disagio possibile alla popolazione la quale, se riuscirà ad acquisire la giusta mentalità, capirà che ogni nostra azione ha un peso e che anche noi possiamo fare qualcosa per salvare il nostro futuro attraverso piccoli e semplici accorgimenti nelle nostre vite quotidiane.

Per quanto possano sembrare vane o irrilevanti ai nostri occhi, sono in verità proprio queste piccole azioni la chiave per la salvezza del nostro futuro e del nostro pianeta.

Foto di Darsh Nishar

Paolo Francescon Fotografo
Informazioni su Denise Zerlotto 5 Articoli
Denise, 18 anni, studia lingue straniere (spagnolo, russo e inglese) presso il Liceo Linguistico A. Canova e si interessa di musica, arte e tematiche ambientali e una delle sue passioni più grandi è la scrittura. Ha scritto i suoi articoli durante un periodo di stage presso HDEMO editore.