«Nell’ombra del poeta». Quasimodo traduttore dell’Antologia Palatina

«Nell’ombra del poeta». Quasimodo traduttore dell’Antologia Palatina è il titolo dell’incontro che si terrà lunedì 19 novembre, alle ore 16.00, nell’Aula Magna del Collegio Morgagni a Padova; il seminario, tenuto da Elena Villanova, sarà un’occasione per riflettere sul complesso e delicato rapporto tra traduttori professionali –figure che nella storia della letteratura hanno spesso vissuto nell’ombra– e poeti-traduttori.

Salvatore Quasimodo (Modica 1901 – Napoli 1968), noto come poeta italiano della corrente ermetica, ricevette il Premio Nobel per la letteratura nel 1959; grazie all’incontro a Firenze con Montale -gli fu presentato dallo scrittore, nonché cognato, Elio Vittorini- si forma nel gusto della poesia ermetica, fra Ungaretti, vicino per l’essenzialità quasi epigrammatica dell’espressione, e Montale, affine per le soluzioni paesistiche del suo analogismo. Al graduale affrancarsi del suo linguaggio contribuì il suo assiduo impegno di traduttore dai poeti greci e latini, oltre che alcune traduzioni dalle opere di Shakespeare.

L’anno prima di ricevere il Nobel, la casa editrice Guanda pubblica la traduzione dell’Antologia Palatina del poeta che, con raffinato gusto e sublime conoscenza, la intitola come “fiore”, omaggio a quella lingua amata, un celato riconoscimento all’etimologia di antologia, dal greco ἄνϑος “fiore” e λέγω “colgo”, proprio a indicare “raccolte di prose e poesie scelte”, parole selezionate con cura per comporre un mazzo di fiori.

Verso cosa muove la riflessione di Elena Villanova? La studiosa concentrerà il tema del seminario sull’opera del poeta appena menzionata. Le carte preparatorie dell’edizione (698 tra manoscritte e dattiloscritte) sono conservate presso il Centro Manoscritti di Pavia e danno conto di un lungo e laborioso processo di traduzione. È possibile dimostrare che 34 di queste carte, cioè quelle che contengono la prima redazione in prosa del testo, non sono tuttavia attribuibili all’officina di Quasimodo: la mano è di Caterina Vassalini, figura di punta della Verona di quegli anni e professoressa di materie classiche al liceo Maffei.

Fondamentali per la ricostruzione del rapporto professionale e umano intercorso tra la Vassalini e Quasimodo, e soprattutto delle dinamiche che hanno portato alla realizzazione del Fiore, si sono dimostrate poi 172 lettere inedite della studiosa al poeta, conservate a Milano presso l’archivio privato del figlio di lui, Alessandro Quasimodo. Queste carte dimostrano infatti che la Vassalini partecipò attivamente alla selezione degli epigrammi, procurò e riscontrò personalmente le edizioni di riferimento e redasse infine quella versione in prosa, «interlineare e di scolastica memoria», da cui il poeta trasse in seguito la propria, definitiva, in versi.

Gli esiti di questa ricerca d’archivio costringono a domandarsi di nuovo: Was ist Übersetzen?, come già fece Wilamowitz in suo celebre scritto, che cosa significa tradurre? Da qui ha inizio la riflessione sul complesso e delicato rapporto tra traduttori professionali e poeti-traduttori.

Come nacqui? E da dove? Perché venni?
Per andarmene? Come posso capire qualcosa
se non so nulla? Nacqui dal nulla; e di nuovo
sarò quello che ero prima. Nulla e nullità
è la stirpe dei mortali. Su, versami
il piacevole flusso di Bacco:
è questa la medicina contro i mali.

L’incontro, aperto al pubblico fino a esaurimento posti, è organizzato dalla Scuola Galileiana di Studi Superiori dell’Università di Padova; si terrà nell’Aula Magna del Collegio Morgagni, in via San Massimo n.33, a Padova.

Elena Villanova

Laureata in Lettere Classiche e Storia Antica all’Università di Padova, dove parallelamente al normale percorso accademico ha frequentato la Scuola Galileiana di Studi Superiori.
Dopo due stage nelle case editrici Laterza e Corbaccio, sono ora redattrice per Garzanti a Milano.