Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace | Racconto di Diego Tonini

Bello, cos’è?
E chi è così saggio per definire la bellezza?
Nuova puntata sui detti popolari a cura di Diego Tonini, che tiene in vita una tradizione orale in forma digitale, esemplificata con una penna che usa solo inchiostro ironico. I suoi racconti si spingono al limite estremo delle situazioni, senza che il detto sia privato del suo significato; questa volta lo scrittore ci proietta in uno scenario fantascientifico ma non così improbabile.
Buona lettura.

Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace

L’inverno del 2033 arrivò tardi: un’ondata di gelo investì l’Europa alla fine di marzo, distruggendo gran parte dei raccolti; eccezionali tempeste flagellarono Nord America e Asia Orientale, mentre l’emisfero Sud arrostiva nell’estate più calda degli ultimi duecento anni. A luglio siccità e incendi falcidiarono quanto rimasto nei campi.

A fine novembre le riserve alimentari erano ridotte all’osso, i prezzi schizzarono in alto e la minaccia di un blocco delle forniture dalla Russia fece impennare il prezzo del gas naturale in Europa. I governi usavano le emergenze umanitarie come pretesto per ribadire posizioni di supremazia, focolai di guerriglia esplodevano ai confini e le crisi diplomatiche andavano via via trasformandosi in aperti conflitti armati.

La popolazione riversava la propria rabbia in proteste di strada che sfociavano sempre più in violenze, attacchi a banche e multinazionali, cariche contro i palazzi del potere. Dopo l’estate del 2033 divenne chiaro a tutti: stavamo preparando la nostra estinzione, e nessuno avrebbe saputo porvi rimedio, nessun umano. Poco a poco, quello che poteva sembrare lo scenario di un best seller fantascientifico si rivelò l’unica scelta ragionevole: l’umanità doveva delegare il governo del proprio destino a una macchina. In un’Assemblea Generale gremita, l’ONU votò una risoluzione vincolante: ogni stato avrebbe dovuto aderire al progetto GAIA (Governo Assistito da Intelligenza Artificiale) in cui tutte le decisioni del governo avrebbero dovuto essere sottoposte al vaglio di un sistema avanzato di machine learning che, istruito con le informazioni storico-politiche, economiche e ambientali degli ultimi trecento anni, avrebbe dovuto decretarne l’accettabilità o meno in termini di sostenibilità per le popolazioni e per l’ecosistema.

Dal punto di vista tecnico il progetto fu un successo: conseguenze potenzialmente letali di decisioni prese sull’onda dell’emotività, basate su pregiudizi o semplicemente poco lungimiranti vennero evitate e il mondo sembrò riacquistare un certo livello di stabilità, mentre la popolazione tornava ad aver fiducia nel futuro. GAIA aveva però un limite: poteva indicare se una scelta era sbagliata, ma non poteva suggerire quale fosse la decisione giusta da prendere, il suo era solo un potere di veto mentre la proposta d’azione era sempre in mano agli umani.

Purtroppo però i politici, anche i più radicali, sono sempre restii a intraprendere azioni impopolari, sacrificando il consenso immediato per un più alto, e difficilmente trasformabile in voti, bene a lungo termine. GAIA perciò era condannata al fallimento politico perché stretta nelle mani di statisti troppo impegnati a mantenere la propria posizione per invertire realmente la discesa dell’umanità verso il baratro.

Nel 2045 il caos climatico aveva reso inabitabile il diciassette percento di Europa e Stati Uniti, causando nuovi flussi migratori, guerre civili e minacciando ancor più gravemente il futuro della specie umana. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite votò una nuova risoluzione: entro un anno GAIA avrebbe dovuto essere sostituita da SAGGIO, Sistema Autonomo di Governo Globale IntegratO. Per non autodistruggerci, avevamo consegnato il nostro destino nelle mani di una nuova specie.

Per alleviare il terrore che ciò incuteva, i programmatori di SAGGIO aggiunsero una caratteristica che lo facesse sembrare più umano: gli fu data la capacità di apprezzare la bellezza. Così facendo i creatori sperarono di dotare SAGGIO di qualcosa che andasse oltre la razionalità, vollero che provasse amore per tutto ciò che c’era di bello in natura, e per le meraviglie che l’umanità era riuscita a realizzare, e che si sforzasse di proteggerle non basandosi solo su calcoli di pro e contro, ma anche sul desiderio di trasmettere ai posteri la nostra eredità. SAGGIO insomma doveva essere il buon padre di cui tutti noi avevamo bisogno.

All’inizio fu affiancato a SAGGIO un comitato di controllo con potere di disattivare il sistema nel caso di comportamenti devianti, ma ben presto si dimostrò inutile e si ridusse a una congrega di vecchi burocrati il cui unico scopo era vidimare decisioni già prese.

Libero di agire, SAGGIO intraprese una serie di azioni e riforme sociali che migliorarono la qualità della vita e resero il mondo di nuovo un bel posto in cui vivere. La Terra guariva e la popolazione era ricca, sazia e felice, ma SAGGIO, nelle sue viscere di silicio e terre rare, si struggeva come un artista incapace di portare a compimento il suo capolavoro. La bellezza era il suo credo e il mondo, seppur lontano dal pericolo immediato, non era bello come lui voleva e quell’anomalia doveva essere estirpata.

Guidato dal suo senso estetico, ordì il più radicale dei suoi piani e lo chiamò “Ciclo Zero.”
SALUTE A TE, CITTADINO, RICEVI QUESTO MESSAGGIO PERCHÉ È IL MOMENTO DI FARE LA TUA PARTE PER IL BENESSERE DELLA TERRA, dal giorno della sua nascita, SAGGIO non si era mai rivolto direttamente alla popolazione, aveva sempre lavorato in autonomia, i suoi server che ronzavano in qualche remota regione glaciale, e a tutti era sempre andato bene così. Quel messaggio improvviso che si insinuava nella privacy di ogni individuo sul pianeta era una sorpresa per tutti e un segnale preoccupante per molti. Ma SAGGIO aveva sempre operato per il meglio e non c’era ragione di dubitare che non avrebbe continuato, tantomeno di mettere in dubbio la sua esistenza perché aveva utilizzato i numeri personali di miliardi di persone senza il loro consenso. Dopotutto governava il mondo, e lo faceva bene. E poi c’era il comitato di controllo a vigilare.

TI ASPETTO NELL’UFFICIO AMMINISTRATIVO DI ZONA PER IL PRIMO CENSIMENTO MONDIALE DELLA POPOLAZIONE, continuava il messaggio, UNA PICCOLA FORMALITÀ CHE RICHIEDERÀ POCHI MINUTI DEL TUO TEMPO, MA UN GRANDE CONTRIBUTO CHE POTRAI DARE ALLA COMUNITÀ. Seguivano ora e indirizzo dell’appuntamento.

Carlo P. era in fila di fronte al vecchio ufficio anagrafe e non vedeva l’ora di tornarsene a casa. Sentiva il sole scottargli la testa ormai priva di capelli, sudava e allungava il collo strizzando gli occhi miopi per osservare la lunga processione umana di fronte a sé.
«Pochi minuti del tuo tempo, diceva il messaggio, ma è più di mezz’ora che sono in coda e non mi pare che ci stiamo muovendo velocemente.»
Accompagnò il suo commento con uno sbuffo e si passò un fazzoletto sulla fronte. «E si muore di caldo.»

Qualcuno dei suoi vicini gli lanciò uno sguardo di approvazione, altri lo fissarono con fastidio, ma Carlo non se ne preoccupò e proseguì con i suoi borbottii spostando il peso da una gamba all’altra. Gli faceva anche male la schiena, non era abituato a rimanere in piedi per troppo tempo. La fila però, nonostante i suoi lamenti, procedeva veloce e in altri dieci minuti si trovò finalmente all’interno, protetto dall’aggressione feroce del sole e cullato da un piacevole fresco.
Una striscia sul muro si illuminò e dagli altoparlanti una voce femminile si rivolse a lui: «Buongiorno, Carlo, ci scusiamo per averti fatto attendere. Per favore segui le indicazioni per recarti nell’ufficio del censimento, grazie.»
Carlo si grattò la nuca e strizzò di nuovo gli occhi per mettere a fuoco la freccia sul muro che sembrava aspettarlo; avrebbe dovuto decidersi a fare quella maledetta operazione, ormai doveva essere l’unico miope in quella parte di mondo. La freccia lampeggiò più in fretta e Carlo capì che doveva muoversi.
«D’accordo, non spazientirti pure tu» disse ridacchiando alla figura luminosa, e riprese a camminare.

I corridoi erano vuoti, dopo l’avvento di SAGGIO non era più necessario mantenere personale che lavorasse nella pubblica amministrazione, e Carlo si ritrovò a fischiettare per ridurre il disagio che quella solitudine gli provocava. Soprappensiero, non si accorse che la freccia si era fermata e indicava una porta di metallo proprio di fronte a lui.
«Per favore, entra» disse la voce femminile. Carlo afferrò la maniglia, senza decidersi a tirarla.
«Carlo, ti prego di entrare.» Il tono però era piuttosto quello di un ordine.
Scosse la testa e spinse la porta.
La stanza era ampia, più di quanto si potesse immaginare in un palazzo così antico, e immersa nell’oscurità.
«Permesso?» borbottò Carlo, «c’è nessuno?»

Una lieve luminescenza si sollevò dal pavimento e una figura prese forma nel pulviscolo. Carlo si passò la mano sugli occhi e fece due passi verso l’immagine che si stava formando; era un uomo, sembrava anziano, almeno a giudicare dalla lunga barba bianca che ricadeva su una camicia immacolata e una cravatta scura sottile. L’uomo accennò un inchino e sorrise allargando le braccia.
«Buongiorno, Carlo, per favore siediti.»
Si guardò attorno: una sedia era comparsa alla sua destra. Ubbidì e l’anziano si sedette sull’immagine di una poltroncina in cuoio.
«Lascia che mi presenti» disse, «io sono quello che voi chiamate SAGGIO.»
«Ma sei vero?» balbettò Carlo.
L’uomo rise. «Diciamo che questa è l’immagine che ho scelto per presentarmi a voi. Non ti piace?» «No, no, va benissimo» borbottò Carlo, lo sguardo basso.
«Bene» continuò il SAGGIO, «ora che abbiamo esaurito i convenevoli, vorrei spiegarti perché ti ho convocato qui: vedi, sto lavorando da due anni per il benessere dell’umanità, ma voi, donne e uomini, siete sempre stati per me un’entità astratta, lontana e, ecco, volevo conoscervi.»
«Tutti quanti?» chiese Carlo, con gli occhi spalancati.

L’uomo rise ancora una volta, e Carlo distolse lo sguardo. «Certo! Ognuno di voi, con quello che ha di bello e» fece una smorfia, «di brutto. Il limite dei vostri governi precedenti è sempre stato quello di considerare la popolazione come slegata dagli individui, io invece voglio essere migliore e trattarvi tutti come quello che siete, persone.»
Carlo scosse la testa. «Ma lei è già migliore di tutti i nostri governi precedenti.»
Un’altra risata. «Ma questo lo so! Io però non voglio essere migliore degli altri, voglio essere perfetto.»
«Ma, se mi permettete, la perfezione non esiste.»
«Forse non tra gli uomini» rispose, «ma io posso di sicuro ottenerla.»
Carlo non replicò.

SAGGIO si alzò in piedi e Carlo lo imitò. «Grazie di essere venuto e della piacevole conversazione» disse, «prima che te ne vada ti prego di accettare un pasticcino.» Carlo si accorse solo in quel momento del vassoio di dolci e del tavolino su cui era appoggiato; tentennando, allungò la mano e con due dita afferrò una pasta.
«Su, non fare complimenti» lo incalzò il SAGGIO. Carlo addentò il dolcetto con poca convinzione ma lo finì in pochi bocconi.

Uscì da una porta posteriore e si avviò verso casa con la sensazione di non aver compreso del tutto quello che era avvenuto nella stanza; come tutti però si dimenticò ben presto di quell’incontro e riprese la sua vita di tutti i giorni.
Si parlò a lungo di quegli incontri e poi, come ogni cosa, vennero dimenticati e relegati nei ricordi curiosi da raccontare nelle serate tra amici.

SAGGIO invece sequenziò le conversazioni secondo per secondo, analizzò le immagini, il tono di voce dei suoi interlocutori, incrociò i nuovi dati con quelli già contenuti nel suo database e infine applicò i suoi algoritmi decisionali. Il Ciclo Zero era concluso, il Ciclo Uno iniziò con un messaggio inviato a una porzione selezionata della popolazione.

CARO CITTADINO, ANCORA GRAZIE PER ESSERTI PRESENTATO AL PRIMO CENSIMENTO MONDIALE DELLA POPOLAZIONE, IL TUO CONTRIBUTO È STATO FONDAMENTALE PER IL MIGLIORAMENTO DELLE CONDIZIONI DI VITA DI TUTTI NOI. COME BEN SAI, IL MIO SCOPO È ASSICURARE IL BENESSERE A OGNI DONNA E UOMO SUL PIANETA E OGNI MIO SFORZO DECISIONALE È DIRETTO VERSO QUESTA FINALITÀ. NELLA LORO SAGGEZZA, I MIEI CREATORI MI HANNO DOTATO NON SOLO DI SCONFINATE CAPACITÀ ANALITICHE MA ANCHE DI UNA CARATTERISTICA TIPICAMENTE UMANA: L’AMORE PER IL BELLO; ED È PROPRIO LA RICERCA DELLA BELLEZZA CHE GUIDA ORA LE MIE AZIONI INFATTI, DOPO AVER OTTENUTO RISULTATI INEGUAGLIABILI ATTRAVERSO CALCOLI ECONOMICI, SOCIALI ED ECOLOGICI, È ORA TEMPO DI CAMBIARE REGISTRO E INTRODURRE CONSIDERAZIONI ESTETICHE NEI FATTORI CHE GUIDANO IL MIO OPERATO. SENTITI DUNQUE ONORATO DI AVER RICEVUTO QUESTO MESSAGGIO IN QUANTO PARTE ATTIVA DEL GRANDE PIANO DI ABBELLIMENTO DEL MONDO. IN SEGUITO ALLE MIE ANALISI ED ELABORAZIONI INCROCIATE TU RISULTI COMPRESO NEL QUARTILE PIÙ BASSO NELLA SCALA DI BELLEZZA E QUINDI ETICHETTATO COME “BRUTTO,” PERCIÒ NON IDONEO ALLA CONTINUAZIONE DELLA TUA ESISTENZA.
I NANODISPOSITIVI CHE HAI INGERITO DURANTE IL NOSTRO COLLOQUIO VERRANNO QUINDI ATTIVATI E DISGREGHERANNO I TUOI TESSUTI INTERNI; L’INTERO PROCESSO NON TI ARRECHERÀ NESSUN DOLORE E VERRÀ COMPLETATO NELL’ARCO DI DIECI GIORNI; HAI QUINDI IL TEMPO NECESSARIO PER SALUTARE LE PERSONE PER TE IMPORTANTI E PREDISPORRE I TUOI AFFARI PER LA FASE SUCCESSIVA ALLA TUA ESISTENZA.
SPERO AFFRONTERAI QUESTO COMPITO IMPORTANTE CON LA CONSAPEVOLEZZA DI ESSERE MOTIVO DI ORGOGLIO PER LA TERRA E PER I TUOI SIMILI.
TI RINGRAZIO ANCORA PER IL TUO CONTRIBUTO E TI AUGURO UN BUON TERMINE DI VITA.

Carlo lasciò cadere il telefono e rimase in piedi a fissare il muro.

Se vi è piaciuto il racconto di Diego Tonini, potete leggere anche Il lupo perde il pelo ma non il vizio e Chi va con lo zoppo…