La ricerca sulle onde gravitazionali vince il Nobel per la Fisica

Nobel per la Fisica 2017 a Rainer Weiss, Kip Thorne e Barry Barish (nella foto di copertina da sinistra Barish, Weiss, Thorne – fonte: Fondazione Nobel). Nell’annuncio viene menzionata la collaborazione Ligo-Virgo in cui Trento ha un ruolo di primo piano perché l’osservazione delle onde gravitazionali e l’astronomia “multimessaggera” sono le sfide di ricerca su cui Trento continua a investire.

Le onde gravitazionali conquistano il Nobel: l’Accademia svedese delle scienze ha conferito il massimo riconoscimento scientifico ai tre fisici americani Rainer Weiss del Massachusetts Institute of Technology, Kip Thorne e Barry Barish del California Institute of Technology «per il contributo decisivo al rilevatore Ligo e all’osservazione delle onde gravitazionali». Previste da Einstein nella teoria della relatività, le onde gravitazionali sono state osservate per la prima volta nel 2015 dall’antenna americana Ligo. E in quella occasione il gruppo Trento-Padova – che per l’Università di Trento vede coinvolto in prima linea il Dipartimento di Fisica – giocò un ruolo fondamentale nel intercettare il segnale.

«Oggi sentiamo un po’ anche nostro questo premio Nobel. Siamo davvero soddisfatti del riconoscimento che è stato dato in particolare a Rainer Weiss, fondatore di Virgo, e a Kip Thorne, teorico della conoscenza sui buchi neri» commenta Giovanni Prodi, del Dipartimento di Fisica e coordinatore del gruppo Padova-Trento.

«Nell’annuncio dell’assegnazione del Nobel lo speaker ha menzionato la collaborazione Ligo-Virgo. Un’impresa che vede Trento impegnata dal 2007. Abbiamo avuto un ruolo attivo il 15 settembre 2015 proprio nel riconoscimento e nell’interpretazione dei primi segnali che hanno sbalordito il mondo. Oggi siamo ancora impegnati nel completamento della rete di osservatorio globale. Abbiamo accumulato osservazioni di interesse scientifico estremamente rilevante, che potranno probabilmente portare a breve a nuove scoperte nell’ambito di quella che viene definita l’astronomia “multimessaggera”. L’astronomia che si fonda sull’osservazione congiunta tra onde gravitazionali, luce e onde elettromagnetiche, e lo studio dei a raggi cosmici di alte energie».

«Trento è solidamente introdotta in questa collaborazione mondiale» aggiunge Lorenzo Pavesi, direttore del Dipartimento di Fisica. «E in futuro l’interesse è destinato a crescere dato che il Dipartimento ha di recente investito nel reclutamento di un ricercatore di Caltech – Antonio Perreca chiamato per sviluppare a Trento i rivelatori della prossima generazione di interferometri di onde gravitazionali – e sta formando un gruppo sinergico con le competenze teoriche in simulazioni di onde emesse da stelle di neutroni con il gruppo del professor Bruno Giacomazzo».

Lip Thorne al Dipartimento di Fisica, laboratorio di Gravitazione sperimentale. Foto ©RobertoBernardinatti

Kip Thorne e Rainer Weiss furono ospiti a Trento nel 2001 per partecipare al meeting dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e della NASA per il progetto spaziale LISA Pathfinder. In quella occasione visitarono anche i laboratori del Dipartimento di Fisica dell’Università di Trento. Ad accompagnarli il professor Stefano Vitale, principal investigator della missione, che oggi commenta: «Il riconoscimento che corona due anni di trionfi nel campo, la prima osservazione di LIGO, l’entrata in funzione di Virgo, il successo di Lisa Pathfinder, e 50 anni di lavoro di una comunità internazionale di scienziati entusiasti e coraggiosi».

Invitare scienziati di fama internazionale è una buona prassi nell’Università di Trento: lo scorso 29 settembre, in occasione della Notte dei ricercatori, è stato ospite alla conferenza sugli atomi ultrafreddi Wolfgang Ketterle, Premio Nobel per la Fisica nel 2001, con un intervento sul tema “Verso lo zero assoluto – Fenomeni, scoperte e nuovi materiali” e in questi giorni successivi è del Dipartimento di Fisica di UniTrento. Wolfgang Ketterle è un fisico tedesco, docente al Massachusetts Institute of Technology e vincitore del Premio Nobel per la fisica nel 2001 – insieme a Eric Cornell e Carl Wieman – per la realizzazione della condensazione di Bose-Einstein in gas diluiti di atomi alcalini e per i primi fondamentali studi sulle proprietà dei condensati. Tra i risultati sperimentali più importanti ottenuti da Wolfgang Ketterle vanno inoltre menzionate la condensazione di gas molecolari e la prova della superfluidità nei gas fermionici.

Non solo scienza: un altro Nobel, Oliver Simon D’Arcy Hart, sta trascorrendo un breve periodo come visiting professor al Dipartimento di Economia e Management; per il suo contributo alla teoria dei contratti ha vinto nel 2016 il Premio Nobel per l’Economia, insieme al finlandese Bengt Holmström. La ricerca di Hard alla Harvard University si è interessata soprattutto alla teoria dei contratti e, nello specifico, al ruolo che la struttura proprietaria e la scrittura dei contratti (inevitabilmente incompleti) giocano nella governance delle imprese. La definizione dei diritti residuali di controllo, ovvero il diritto di decidere rispetto agli aspetti sui quali il contratto è silente, ha permesso di rispondere, in un’unica cornice teorica, a questioni economiche complesse, quali capire perché alcune imprese sono verticalmente integrate e altre no; dimostrare perché il contratto di debito può essere la migliore forma con cui un’impresa può finanziarsi; comprendere se un servizio pubblico sia meglio erogato da un fornitore pubblico o privato.

Infine, nelle prossime settimane, infine, prenderà il via il ciclo “Geni ed eroi della scienza”, dedicato a comprendere i Premi Nobel e l’immagine pubblica della scienza. Il primo incontro sarà mercoledì 18 ottobre e il ciclo proseguirà poi fino al 30 gennaio 2018, programma consultabile nel sito.