Miguel Benasayag, lectio magistralis alla Statale

Miguel Benasayag, lectio magistralis alla Statale

Per me ogni desiderio, ogni nostalgia di un ritorno all’Uomo, all’umanesimo, risulta essere assolutamente impotente. L’ibridazione è già fatta. Siamo tutti, a diversi gradi, già ibridati. Sul piano sociale le macchine dirigono già una serie crescente di attività (si pensi alla macroeconomia, alla medicina, all’urbanesimo e così via). Quindi penso sia assurda e fallimentare la pretesa di guardare al futuro dal retrovisore. Questa prospettiva, che evoca i fasti perduti dell’umanesimo, non è buona o cattiva, piuttosto è del tutto impotente. (Miguel Benasayag)

Miguel Benasayag, filosofo e psicanalista di origini argentine, terrà una lectio magistralis aperta a tutti dal titolo: “Oltre le promesse di ogni potenza e al di là di un’esperienza quotidiana d’impotenza: l’azione ristretta”.

La lectio avrà luogo lunedì 16 ottobre alle 10.30, nell’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano, in via Festa del Perdono 7. La mattinata sarà introdotta dal saluto del Prof. Gian Vincenzo Zuccotti, professore Ordinario di Pediatria dell’Università degli Studi di Milano. Seguirà poi un dialogo tra Miguel Benasayag e p. Giuseppe Bettoni, Presidente di Arché Onlus, moderato dalla Prof.ssa Gabriella Pravettoni, Ordinario di Psicologia Generale dell’Università degli Studi di Milano.

Miguel Benasayag (1953), vive e lavora a Parigi. Nato a Buenos Aires, appena ventenne viene imprigionato nelle carceri argentine. Interrogato, torturato e umiliato per quattro anni, esperienza descritta in Malgrado tutto. Racconti a bassa voce delle prigioni argentine (2005), riesce fortunatamente a salvarsi grazie alla doppia cittadinanza – la mamma era francese – e a raggiungere Parigi, dove è diventato una delle voci più originali del panorama intellettuale contemporaneo.

Come attento osservatore della realtà, Benasayag descrive un mondo complesso, tanto complesso da diventare vertiginoso, generando un ripiegamento dell’uomo su se stesso, trasportandolo in una dimensione di inazione.

La corrente ideologia dominante, dice Benasayag, sembra volta ad una mortificazione dell’individuo contemporaneo, verso un fondamento che persino definire nichilista è troppo: un individuo totalmente utilitarista, che non riconosce il valore delle sue azioni – nemmeno del dono – se non attraverso un’equazione.

Contro questa visione non basta l’antiautoritarismo spiccio, in quanto questo altro non è che l’altra faccia del neoliberismo, sistema che non accetta nessun autorità al di fuori della propria. Serve un individuo protagonista della propria vita, presente a se stesso, che abbia il coraggio di affrontare le situazioni in cui si trova. In questo senso Benasayag è nemico della pigrizia: il pigro della nostra società può essere anche un gran lavoratore, il primo dei lavoratori, ma resta un individuo col paraocchi, che corre ciecamente verso una meta che non ha scelto, senza preoccuparsi di chi e di che cosa restano al di fuori della sua stretta visuale.

Nella sua ultima opera, “Clinique du mal-être” (Oltre le passioni tristi), Benasayag indaga sulle nuove sofferenze psichiche e su come sia cambiato il modo in cui il “paziente” si confronta con il terapeuta. Il mondo postmoderno richiede un “esoscheletro” flessibile, capace di adattarsi infinitamente alle richieste dell’impresa, cancellando ogni singlolarità.

La cultura della performance etichetta in effetti come “brillanti” e “intelligenti” giovani che posseggano le caratteristiche valorizzate dal mondo postmoderno neoliberale. Questa valorizzazione disarticolata di alcuni tratti del giovane corrisponde alla costruzione dell’individuo (uomo o donna) postmoderno “modulare”: si prendono due o tre “moduli”, che dal punto di vista della performance si trovano interessanti, e li si definisce come intelligenza, come tratti di una “persona supedotata”. La postmodernità chiama intelligenza la capacità di disintegrarsi quanto basta per potersi conformare all'”esoscheletro” di un’impresa. Risulta intelligente chi è capace di giocare a nascondino con se stesso fino al punto di perdersi. Per lo più, i giovani prendono queste etichette come una verità che comprende l’insieme della loro persona. Etichettati come “intelligenti”, fanno fatica a comprendere le loro debolezze e fragilità, i loro handicap.

E sulla evoluzione della sofferenza:

Si potrebbe sintetizzare in questo modo: la sofferenza esistenziale è oggi colonizzata dalla sofferenza patologica. Chiamo “sofferenza esistenziale” il modo in cui l’essere umano sperimenta il fatto di essere limitato: limitato come individuo, come gruppo, come specie vivente. Anche se è controintuitivo, i limiti sono essenziali alla vita, la condizione per quella “stabilità lontana dall’equilibrio” che la caratterizza (per riprendere la celebre formula di Claude Bernard); è la ragione per cui morte, malattia, impotenza, sofferenza, lungi dal rappresentare un insieme di debolezze, sono parte integrante di quella dinamica di fragilità senza la quale non ci potrebbe essere vita, salute, gioia. Ora il credo postmoderno, scientista ed economicista, si fonda sull’idea di una potenza che non conoscerebbe processi antagonisti e considera ogni limite come un’ingiustizia proveniente dall’esterno. Attraverso un’immaginario più o meno fumoso, che mescola in un tritatutto ricerca genetica, cellule staminali, robotica, nanotecnologie ecc., non si smette di ripetere all’individuo postmoderno che “tutto è possibile” – dimenticando di menzionare la condizione: “Basta che tu obbedisca”. Non si prevede che io possa sperimentarmi limitato e vivente, ma solo che io soffra passivamente dei miei limiti come di altrettante patologie. Ciò che veniva considerato sofferenza “esistenziale” (sperimentarci potenti e limitati) diventa quindi problema tecnico, “sofferenza patologica”.

L'ultima opera di Miguel Benasayag
L’ultima opera di Miguel Benasayag

Tra i suoi scritti ricordiamo: Per una nuova radicalità (2004), L’epoca delle passioni tristi (2004), La salute ad ogni costo, Medicina e biopotere (2010), Oltre le passioni tristi (2016).