L'Europa prima e dopo la Brexit: il mercato del legno

Il mercato del legno in Europa prima e dopo la Brexit

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Il mercato dei prodotti in legno tropicale è di grande rilevanza in Europa, ma l’esito del referendum britannico, che ha sancito l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, apporterà numerosi cambiamenti.

Il ritmo delle importazioni di legname tropicale sta rallentando

A partire dalla seconda metà del 2014 le importazioni di prodotti in legno tropicale sono state in continuo aumento. Questa tendenza ha subito un graduale arresto nei primi 5 mesi del 2016 e gli effetti della Brexit, quali oscillazioni di valuta e incertezza economica, non potranno che peggiorare la situazione, essendo attualmente il Regno Unito il più grande mercato europeo per i prodotti in legno tropicale.

Nel 2015, in particolare in Francia e Gran Bretagna, vi è stato un forte aumento delle importazioni di pavimenti in legno tropicale e modanature dal Brasile, attenuatosi nel 2016. Tuttavia, le importazioni europee di legname, impiallacciatura, tronchi e prodotti di falegnameria hanno continuato ad aumentare tra gennaio e maggio 2016, mentre quelle di compensato sono rimaste stabili.

Dopo una rapida crescita nel 2015 e nel primo trimestre del 2016, le importazioni europee provenienti dall’Indonesia, in particolare pavimenti in legno tropicale, porte e compensato, si sono stabilizzate al livello più alto ad aprile e maggio di quest’anno. Le importazioni dalla Malaysia, soprattutto legno, compensato e porte, sono rimaste stabili ad un livello relativamente basso tra metà 2015 e maggio 2016.

Al contrario, le importazioni dal Camerun sono state in forte aumento durante l’anno, in particolare a maggio. Inoltre le importazioni dal Brasile, principalmente legname e pavimenti in legno tropicale, sono calate rapidamente fra settembre 2015 e maggio 2016.

Andamento delle importazioni di prodotti in legno tropicale nei principali paesi dell'Unione Europea dal 2012 al maggio 2016
Andamento delle importazioni di prodotti in legno tropicale nei principali paesi dell’Unione Europea dal 2012 al maggio 2016. ©ITTO

Il ritmo di crescita delle importazioni nel Regno Unito, il principale mercato UE che importa soprattutto porte, compensato e legno, stava già rallentando nei primi mesi del 2016, prima del voto Brexit. Anche le importazioni in Francia, perlopiù pavimenti in legno tropicale e impiallacciatura, sono state in declino nel corso dei primi cinque mesi del 2016, a causa del calo delle importazioni dal Brasile. Lo stesso è accaduto per le importazioni in Germania, in particolare pavimenti in legno tropicale e legname, calate un po’ ad aprile e maggio di quest’anno. Al contrario, le importazioni in Belgio e Paesi Bassi, soprattutto di pavimenti in legno tropicale, hanno continuato ad aumentare nei primi cinque mesi del 2016, riducendo il divario con il Regno Unito. Anche in Italia, Spagna e Portogallo vi è stato un aumento delle importazioni, soprattutto tronchi e impiallacciatura.

Riduzione delle importazioni in Europa nella seconda metà del 2016

Le conseguenze della Brexit, in combinazione con le condizioni economiche difficili in altre parti d’Europa, in particolare in Italia, rischia di portare ad un calo delle importazioni europee nel secondo semestre del 2016.

Gli importatori britannici di legname affermano, all’indomani della Brexit, che la loro maggiore e immediata preoccupazione è il tasso di cambio. Pochi gioni prima del referendum il valore della sterlina britannica aveva subito un aumento rispetto al dollaro, poichè era opinione diffusa che il “Remain” avrebbe vinto. In seguito al risultato inatteso la moneta britannica è scesa bruscamente. Anche l’euro, già inferiore al dollaro dopo un drammatico ribasso verso la fine del 2014, è calato in seguito al referendum.

Indicazione del cambio  sterlina - euro rispetto al dollaro nel 2016
Indicazione del cambio sterlina – euro rispetto al dollaro nel 2016

I prezzi per l’importazione di legno duro nel Regno Unito, in particolare se fatturati in dollari, hanno quindi subito un forte aumento in seguito al referendum e una conseguenza immediata è stata un’interruzione degli acquisti.

Commercianti e produttori hanno richiesto la merce già presente sul proprio territorio prima di pensare ad ordini da oltreoceano. Conseguentemente, i prezzi per le merci in magazzino sono aumentati, variando a seconda della disponibilità e del consumo generale, ridotto notevolmente a causa della diffusa incertezza economica.

Per ora i commercianti del Regno Unito dichiarano che c’è una buona disponibilità, in magazzino, della maggior parte dei legnami duri più importanti. Nel complesso vi è probabilmente abbastanza merce per fronteggiare la domanda del mercato britannico nei mesi estivi. Il calo degli ordini dal Regno Unito continuerà dunque fino a settembre e, probabilmente, più a lungo.

Il clima di incertezza che aleggia sul mercato è dovuto al fatto che nessuno sa ancora quale sarà il reale impatto economico della Brexit. Dunque, importanti investitori ritardano le decisioni o posticipano i loro progetti e decine di migliaia di piccoli commercianti seguono il loro esempio. Inoltre le entrate fiscali del governo e le spese saranno probabilmente ridotte, fenomeno che rischia di frenare la crescita economica nel Regno Unito per i prossimi due anni o più.

Dai primi dati emerge che l’impatto economico a breve termine della Brexit è stato notevole in Gran Bretagna. Infatti, a seguito del referendum, i principali costruttori del Regno Unito sono stati costretti a modificare considerevolmente o addirittura abbandonare i loro progetti: gli analisti hanno previsto un rallentamento del mercato e un aumento dei costi del 10-12% per le grandi costruzioni. Il Purchasing Managers Index, ovvero l’indice dei responsabili acquisti, è sceso in UK, a luglio, a 47,7 da 52,4 di giugno, indicando un cambiamento radicale dall’espansione economica alla contrazione nel Regno Unito (50 è il valore di soglia). Infatti sia il settore servizi che il manifatturiero hanno registrato drastici cali.

Tuttavia ci sono ancora dei motivi per non demordere ed essere ottimisti. I dati sopracitati sono in contrasto con un rapporto pubblicato il 20 luglio da parte della Banca d’Inghilterra. In esso è riportato che, in seguito a colloqui con le aziende di tutto il Regno Unito, non c’è stata alcuna chiara evidenza di un forte rallentamento dell’attività, nonostante l’incertezza sia aumentata. Viene dichiarato inoltre che il PMI è stato influenzato dall’incertezza politica, diminuita con la rapida nomina di un nuovo primo ministro britannico il 13 luglio.

Ancora nessun segno di contagio dalla Brexit

Apparentemente non c’è ancora traccia di un contagio significativo della Brexit in altri mercati europei. La crescita delle esportazioni dell’Eurozona sta rallentando, in parte anche a causa di un minor numero di vendite nel Regno Unito, ma essa è compensata dall’aumento delle esportazioni verso altri mercati, dovuto alla debolezza dell’euro. Infatti in Germania le aspettative aziendali sono calate, ma solo marginalmente.

Inoltre l’economia francese ha mostrato segni di miglioramento quest’anno, con gli ultimi dati sul PIL a fine marzo 2016, registrando la più forte crescita annua dal 2011. Anche in seguito alla Brexit, sia il ministero delle Finanze che il Fondo Monetario Internazionale (FMI) hanno confermato le loro previsioni per la Francia: una crescita del 1,5% nel 2016. Tuttavia, la forza della ripresa economica è ancora incerta.

Il PMI francese si attestava a 50 nel mese di luglio, la soglia che divide l’espansione dalla contrazione, e i dati suggeriscono una continuazione del crollo della produzione manifatturiera francese.

L’Italia

A parte la Brexit, la debolezza dell’economia italiana resta la preoccupazione principale nell’UE. E’ alquanto improbabile che l’economia in Italia torni a livelli pre-crisi prima di circa un decennio, secondo il FMI. Le banche italiane hanno ora una cifra stimata di 360 miliardi di euro di crediti deteriorati, che rispecchia circa il 20% del PIL in Italia e il 15% di tutti i prestiti del suo sistema bancario.

Il problema non è la bolla immobiliare, ma la crescita troppo lenta, la deflazione e la mancanza di competitività, aggravata dal tasso di cambio dell’euro, che è sopravvalutato dal punto di vista dei produttori italiani.

Il tasso di cambio sarà inoltre la preoccupazione fondamentale del commercio del legname europeo nei prossimi mesi. La previsione del tasso di cambio dollaro-euro è estremamente difficile data l’incertezza politica ed economica su entrambe le sponde dell’Atlantico. Tuttavia è possibile prevedere una relativa stabilità del tasso di cambio basandosi sui segnali economici positivi provenienti dalla Germania e sul mantenimento della politica monetaria della Banca Centrale Europea.

Tuttavia, il Financial Times britannico riporta che la maggior parte degli analisti si aspetta una sterlina inglese più debole nei mesi a venire. C’è inoltre un’aspettativa diffusa per la necessità di uno stimolo economico, alimentata dalle dichiarazioni pubbliche del Governatore della Banca d’Inghilterra. Si tratta della possibilità che il tasso di interesse del Regno Unito sia ridotto dall’attuale 0,5% almeno allo 0,25%, forse anche a zero i prossimi mesi.

Questo evento porterebbe non solo ad un auspicato incremento della spesa, ma anche a ridurre l’afflusso di capitali esteri nel Regno Unito, creando ulteriori pressioni al ribasso sul tasso di cambio. Pertanto, potrebbe volerci un po’ di tempo prima che i grandi importatori del Regno Unito siano incoraggiati a reinserirsi nel mercato del legname tropicale.