L’amore senile

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Amore senile

L’attenzione per l’amore senile oggi è oggetto di ricerca in moti ambiti, soprattutto in psicologia e sociologia. Al contempo, è una rivalutazione dell’amore in età avanzata.

Fino a non molto tempo fa non si pensava affatto o molto poco alla possibilità che in questa fase potesse nascere, svilupparsi e vivere una relazione amorosa: il vecchio è ormai vecchio e tutto in lei/lui è decadenza. Questo era il pensiero dominante e pertanto vi era poco spazio per pensare che invece l’amore potesse essere pienamente vissuto.

Gli studiosi invece sostengono che l’innamoramento nell’anziano può essere intenso, romantico ed emozionante come quello che si vive in gioventù. Inoltre, produce grande benessere in chi lo sperimenta.

E con l’amore anche la sessualità può essere attiva: sempre studi recenti dicono che tra i 70 e gli 80 anni il 63% degli uomini e il 28% delle donne sono sessualmente attivi; pertanto il sesso anche in età avanzata riveste un ruolo significativo, rappresentando l’espressione più intima del rapporto col partner.

La dott.ssa e psicoterapeuta Erika Fava sostiene che “la vita sessuale e affettiva in età senile, non solo non scompare, ma può ulteriormente svilupparsi, esprimersi, modificarsi per mantenere e garantire un benessere psicologico, emotivo e fisico. È possibile affermare che il soddisfacimento per la propria vita sessuale assuma in senescenza una dimensione ancora più rilevante, perché la persona anziana ha bisogno di continuare a sentirsi amata, a percepire attenzione e affetto, a sentirsi soggetto e oggetto di interesse sessuale”. E ancora: ” le persone anziane, infatti, dispongono di una più vasta gamma di comportamenti sessuali rispetto alle persone più giovani…Gli aspetti che connotano e contraddistinguono la sessualità in senescenza sono soprattutto l’intimità, la capacità d’innamorarsi, la comunicazione, l’affetto, il valore conferito alle carezze, la sensibilità e l’empatia.”

Si può dedurre allora che l’amore e la sessualità senile sono addirittura più completi che non nella gioventù. E tuttavia l’idea di provare amore e desiderio sessuale in età avanzata è difficile da accettare anche da parte degli stessi anziani. Ciò è dovuto principalmente ad una educazione rigida e stereotipata che induce a pensare che amore e sessualità non siano “normali”. E perciò quasi indecente da sentire e praticare.

Il risultato è che l’anziano prova disistima e sviluppa sintomi depressivi, frustrazione e aggressività. Il tutto è peggiorato dal comportamento dei familiari e, nelle case di riposo, dagli operatori che ratificano le convinzioni degli anziani.

La studiosa è convinta che con un buon intervento educazionale si possa aiutare le persone in questione a superare questo tabù. Ovviamente tale tipo di intervento dovrebbe riguardare sia familiari che operatori.

La prima cosa importante da fare è accettare e vivere con equilibrio le proprie emozioni e la propria affettività. Questo significa star bene con sé stessi e con gli altri. Ciò è quanto sostiene Fabio De Santis, che non solo riconosce l’amore e la sessualità senile ma anche sottolinea la bellezza di alcune fasi quale ad esempio quella iniziale del corteggiamento.

L’equivoco di fondo che genera la convinzione di essere asessuati in età avanzata sta nel fatto che, soprattutto per la donna, dopo il climaterio non si è più riproduttive. Questo procura un senso di inadeguatezza e soffoca sentimenti e sessualità.

Recuperare invece le emozioni e l’affettività soffocate verso l’altro fa rinascere la persona. Contribuisce notevolmente ad accettare la terza età come un’età fatta di pienezza e vitalità. Contribuisce a pensare se stessi come soggetti attivi che hanno ancora molte cose da dare e da ricevere.

L’amore e la sessualità non hanno età. E se il desiderio sessuale può diminuire, nondimeno tale carenza viene compensata da molti atti amorosi come la carezza, tenersi per mano, abbracciarsi, che riempiono di gioia e di vitalità una relazione.

Una storia vera di amore senile

A testimonianza di queste brevi note sull’amore senile riporto il caso reale di due anziani di mia conoscenza, mancati non molto tempo fa.

Lei ha 64 anni lui 82. Vedovi entrambi, si conoscono grazie ad un familiare di lei e amica di lui.
Comincia il corteggiamento: ogni giorno si incontrano ai giardini pubblici e narrano l’uno all’altro la storia delle loro vite. Si comprendono, si commuovono, si confortano a vicenda. Pian piano si innamorano.
Non passa molto tempo e lui le chiede di sposarlo. Lei accetta e in breve convolano a nozze. Più vivono insieme e più si amano, teneramente.

Lei lo ricolma di attenzioni e di cure e lui la protegge e la segue in tutto. Escono a fare la passeggiata e si tengono per mano. La sera prima di andare a letto si scambiano il bacino della buonanotte. Lui vorrebbe qualcosa in più anche perché si sente ancora capace di vivere un rapporto sessuale ma lei è ritrosa, si vergogna e così la loro vita amorosa si riempie di carezze, cura reciproca, sorrisi, sguardi pieni di amore, attenzioni continue.

Vivono felici la loro vita matrimoniale per 18 anni fino a quando lei si ammala. Un ictus la costringe sulla sedia a rotelle. Deve essere curata e seguita da medici. Viene perciò ricoverata in una RSA. Lui gode di ottima salute, può restare a casa seguito da una badante ma non accetta di stare lontano da lei. Decide così di farsi ricoverare nella stessa casa di cura e, pagando come fosse in hotel, ottiene di stare in camera con lei che vive le sue giornate tra sedie a rotelle e letto.

Lui le sta sempre vicino, le parla (lei ha perso quasi del tutto la parola), l’accarezza, la porta in giro per i corridoi spingendo la carrozzina, l’aiuta come può e per quello che può. È esigente con gli operatori (zelanti e professionali) perché la trattino da gran signora.

Un giorno però lui si ammala di polmonite e viene portato nell’ospedale più vicino per essere curato. Nel frattempo, lei muore. E mentre lui rientra guarito dall’ospedale, lei viene portata via per i funerali.

Appena si riprende cerca la moglie ma gli viene comunicato che lei non c’è più. Un grido lacerante fa tuonare la sala in si trovano anche gli altri ospiti. Viene portato in camera e da quel momento decide di morire: rifiuta il cibo, si strappa dal braccio gli aghi delle flebo, si chiude in un mutismo totale. Desidera solo morire e dopo alcuni giorni, affranto dal dolore, muore anche lui.

Vengono predisposti i funerali ma una volontaria pietosa, prima che chiudano la bara, raccomanda a una parente di deporre nella bara il suo borsalino in quanto lui aveva lasciato detto così: “mettete nella bara il mio cappello perché, quando incontrerò mia moglie nell’al di là devo inchinarmi davanti a lei togliendomi il cappello”.

“E questo è amore, altro che l’amore dei giovani!”, come era solito ripetere in vita.1.


(1) Ringrazio la mia cara amica Vally di avermi suggerito di scrivere questa storia dopo avergliela raccontata.

Fotografia di bennett tobias

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Informazioni su Filippina Arena 8 Articoli
Filippina Arena dopo la laurea in Lettere e Filosofia, si è dedicata all'insegnamento, per oltre 30 anni, in istituti superiori di secondo grado pubblici e privati. Ha ricoperto negli anni diverse cariche nella SFI (Società Filosofica Italiana) e nell'AIF (Associazione Italiana Formatori), ed è autrice di varie pubblicazioni. Impegnata nel coordinamento di progetti formativi per adulti e nella gestione di corsi di formazione e training, attualmente, munita di titolo specifico, è disponibile ad effettuare consulenze educative ad adolescenti e adulti. Per richieste è contattabile su Linkedin oppure all'indirizzo filippina.arena@alice.it