Sensibilità. Volontà. Lady D.

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Torino. Reggia di Venaria. Poteva essere ospitata altrove la prima mostra italiana dedicata a Lady D?
No. Ecco perché La Venaria Reale e Kornice rendono omaggio alle diverse anime di Diana Spencer, la Principessa del XX secolo, nelle Sale dei Paggi, uno speciale spazio architettonico per la prima volta sede di una mostra.
C’era una volta una semplice ragazza che si innamorò di un Principe, ma lui non era Azzurro e la fine della fiaba non è un happy end.

Vent’anni fa moriva Lady Diana, impossibile non ricordare quel tragico incidente il 31 agosto 1997, sia per coloro che l’hanno amata sia per quelli che, senza avere particolare interesse per i gossip dell’alta società, possono ricordare la tragedia e l’onda mediatica velata di misteri, dubbi e intrighi rimasti senza risposta. La mostra, grazie a una presentazione evocativa ed emozionale di racconti, immagini, riferimenti a giornali e testimonianze, vuole coinvolgere il visitatore in un’esperienza pervasiva.

Topos dell’esposizione è il mito di femminilità e forza che Lady D aveva creato attorno a sé e che la sua improvvisa scomparsa ha semplicemente amplificato. L’esposizione è una storytelling che parla per immagini, simboli e brevi racconti, che aiuta lo spettatore a ricordare il contesto storico -molto particolare- degli anni Ottanta. Abbiamo incontrato Giulia Zandonadi, storica dell’arte e responsabile di progetto per Kornice, e Fabrizio Modina, collezionista, creativo multimediale e docente di fashion design, che si sono occupati della curatela scientifica della mostra e con cui abbiamo approfondito alcuni temi da condividere con i nostri lettori.

Foto©Tim Graham/Tim Graham Photo Library/Getty Images

Fabrizio, una Principessa che si sposa e poi si separa, possiamo parlare di una sorta di “effetto Lady D” a livello storico e sociale?

Il matrimonio tra Diana Spencer e l’erede al trono del Regno Unito non era certo un’operazione politica o strategica, poiché, per quanto antica e potente, la casata della neo-principessa non aveva nulla da offrire ai Windsor che già questi non possedessero. Frequentando entrambe le sorelle Spencer, Carlo vide probabilmente nella più giovane una figura adeguata soprattutto al ruolo di madre. Come fu ben chiaro già dagli inizi del matrimonio, il rampollo reale non si è mai dichiarato realmente innamorato della moglie. La corona aveva bisogno di un rinnovamento, ma di fatto non fu il matrimonio ad attuarlo, quanto più probabilmente la separazione, un evento unico ed estremamente moderno, che portava la fiaba alla cruda realtà. In altri tempi, la consorte avrebbe sopportato vita natural durante qualunque prevaricazione da parte del marito -come la storia insegna-, mentre a un passo dal nuovo millennio, Diana scelse di essere una donna moderna, attingendo agli stessi diritti legali di mogli di rango decisamente meno elevato del suo. La Principessa lasciava il Principe e senza troppi pentimenti: da quel momento in poi le favole andavano riscritte.

Giulia, diamo un’anticipazione sull’apertura della mostra? È significativa la vostra scelta di affiancare Lady Diana a Marilyn Monroe: raccontami.

Sono entrambe due icone del Novecento. Sappiamo tutti della profonda amicizia che legava la Principessa Diana a Elton John, e così abbiamo scelto di iniziare con la canzone Candle in the Wind scritta da Elton John e Bernie Taupin nel 1973, per onorare la memoria di Marilyn Monroe -il cui vero nome è Norma Jean-, e cantata da Elton John al funerale di Diana modificando l’introduzione del testo “Goodbye Norma Jean, though I never knew you at all”, che fu adattato alla figura della principessa come Goodbye Englands rose, definendola la rosa d’Inghilterra. Il testo sintetizza poeticamente l’iperbole di una vita di fama e ricchezza spezzata troppo presto. A proposito di “effetto Lady D”, basti pensare al CD realizzato nell’autunno del 1997, che divenne in poche settimane il secondo singolo più venduto della storia e tutti i proventi delle vendite furono donati al The Diana, Princess of Wales Memorial Fund. Elton John non ha mai più cantato questa versione dal vivo e ha dichiarato che lo farà solo su espressa richiesta dei figli di Diana.

Giulia, guardando le immagini, il suo cambiamento di donna appare evidente anche dal nuovo stile.

Se osserviamo le foto con i figli, lo sguardo d’amore materno è lo stesso ma la forza femminile e il suo stile, espressi attraverso la fotografia, sono completamente diversi. Inoltre, se si guarda la fotografia scattata nel Giugno 1994, Diana si presenta alla festa estiva di Vanity Fair alla Serpentine Gallery di Londra con un abito in seta nera disegnato dalla stilista greca Christina Stambolian. È fondamentale sapere che quell’abito fu realizzato ben tre anni prima, ma la principessa non si era mai sentita a proprio agio con quel tipo di forma e lunghezza. In questa occasione si presenta sobria, sensuale e sicura di sé, dimostrando al mondo il grande cambiamento interiore e la serenità raggiunta nel post-separazione. Questo look rimarrà nella storia come revenge dress, l’abito della rivincita.

Foto©Jayne Fincher/Stringer/Hulton Royals Collection/Getty Images

Fabrizio, Diana è stata prima regina della gente e poi di nuovo una persona tra la gente, eppure non ha più smesso di essere Principessa, come se quella funzione formale avesse trovato nella sua individualità una collocazione naturale, impedendole di essere una persona fine a se stessa ma portandola a diventare un’icona per il mondo intero.

Diana è cresciuta in mezzo alla gente: ha viaggiato, lavorato, vissuto con i piedi per terra sin da ragazzina. Una condizione che nessun altro a Buckingham Palace ha mai potuto condividere. La stessa Elisabetta, nonostante fosse nata in un ramo della famiglia non destinato alla corona, raramente ebbe modo di camminare tra il popolo comprendendone davvero le necessità, neppure durante la Seconda Guerra Mondiale, quando svolse un ruolo tanto attivo quanto propagandistico.

Pur perdendo il titolo di “Altezza Reale” dopo il divorzio, Diana restava comunque la madre del prossimo re del Regno Unito, un ruolo ufficiale che non avrebbe mai permesso un distacco totale da palazzo. Eppure, in quei brevi anni da madre separata e indipendente, la Principessa seppe utilizzare al meglio le opportunità concesse, svolgendo un’attività benefica che la rese più amata della sovrana, alla quale tolse, involontariamente, il primo piano sulle cronache. Diana aveva capito perfettamente come sfruttare benefici e vantaggi, e a volte anche gli svantaggi, se potevano portare a qualcosa di buono, non solo in termini di immagine, ma soprattutto di efficacia umanitaria.

La naturale semplicità di Diana assume ancora più allure se paragonata alla granitica assenza di comunicazione dell’attuale consorte di Carlo, destinata a convivere con uno spettro con il quale non potrà mai competere in termini di popolarità e adorazione.

Foto©Georges De Keerle/Hulton Archive/Getty Images

Al giorno d’oggi ci sono personaggi dello spettacolo che creano onlus e si occupano di problemi sociali, non trent’anni fa; possiamo quindi dire che Lady D fu pionieristica in questo oppure fu una vera regina proprio perché si occupò della gente, non solo del suo regno ma del mondo?

[Fabrizio] Nel bene e nel male gli anni Ottanta hanno saputo generare un’onda di creatività e libertà che oggi pare inarrivabile. Proprio dall’Inghilterra partirono i primi grandi progetti umanitari pensati non da facoltosi tycoon ma da artisti della musica, una rivoluzione sociale che portava all’attenzione dei media problemi reali filtrati attraverso il canale del pop. Diana divenne il simbolo di questa interazione, agendo da collante tra le istituzioni e i destinatari della beneficenza, facendosi garante dell’efficacia di tali operazioni. Scesa dalla carrozza, Diana camminava tra i deboli, senza alcuna velleità di diventare una santa, ma con l’unico obiettivo di dimostrare che tutti noi potevamo dare un contributo, piccolo o grande che fosse.

Foto©Jayne Fincher/Hulton Royals Collection/Getty Images

[Giulia] Proprio per dare continuità a questo messaggio, una sezione della mostra è dedicata alle grandi personalità che hanno dato sicuramente un’ispirazione a Lady Diana: Madre Teresa di Calcutta e Nelson Mandela, che la principessa incontrò in momenti diversi. L’interesse per il benessere degli altri, la possibilità di dare una mano e il comprendere gli altri sono tutte qualità che evidenziano la sua personalità sensibile. Io credo che Diana abbia appreso l’insegnamento di Mandela quando disse: “Vivi la vita come se nessuno ti stia guardando. Esprimi te stesso come se ognuno ti stia ascoltando”. Così come di Madre Teresa ha assorbito il messaggio “tutti siamo persone da amare” e si è impegnata nel diffonderlo. Lady Diana, nel tempo ha trovato la sua strada, ha seguito il suo cuore.

Si coglie, nel guardare la mostra, la vostra intenzione di sottolineare, oltre l’eleganza e la bellezza, la sua forza e il suo coraggio. È corretta quest’impressione?

[Fabrizio] I figli sono stati certamente la forza dietro la forza. Se mai fosse diventata regina, Diana non avrebbe mai smesso di essere prima di tutto madre. Una madre moderna, dinamica, affettuosa, che ha saputo trasmettere questi valori a coloro che reputava ben più preziosi dei diamanti incastonati sui gioielli della corona. Non è certo un caso che William abbia scelto la sua sposa in una famiglia borghese, contravvenendo a tradizioni secolari. Senza William e Harry, Diana sarebbe rimasta davvero sola e forse non avrebbe trovato la motivazione per emanciparsi e fuggire dalla gabbia nella quale si sentiva rinchiusa. Ciò che la rese popolare –e continua ancora a vent’anni dalla sua morte– è la naturale semplicità che la circondava, rendendola, indipendentemente dalla ricchezza della scenografia, simile a tutte le altre donne.

“Amo essere uno spirito libero.
A molti non piace, ma questo è ciò che sono.”
Lady Diana Spencer

Foto©Tim Graham/Tim Graham Photo Library/Getty Images

La mostra sarà inaugurata venerdì 7 luglio alle ore 11.30 e aperta al pubblico dalle ore 19.00.

Sarà visitabile fino al 28 gennaio 2018 con i seguenti orari:
fino al 26 agosto – chiuso il lunedì; dal martedì al giovedì: 9.00 – 17.00; venerdì e sabato: 9.00 – 23.30; domenica e festivi: 9.00 – 18.30. Segnaliamo le aperture straordinarie: lunedì 14 e martedì 15 agosto;
dal 27 agosto – chiuso il lunedì; dal martedì al venerdì: 9.00 – 17.00; sabato, domenica e festivi: 9.00 – 18.30. Segnaliamo le aperture straordinarie: Santo Stefano, Capodanno, Epifania (chiuso il 25 dicembre).
Le biglietterie e gli ingressi chiudono 1 ora prima rispetto agli orari indicati.