Mostra del cinema di Venezia: Joker

Uscirà in Italia il 3 ottobre 2019 il film kolossal Joker presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. Joker, il Clown criminale, ritorna al cinema, come protagonista, con il nome di Arthur e il volto di Joaquin Phoenix per rappresentare un “folle pagliaccio” che sembra attaccare, agli occhi della gente con violenza inaudita, un ceto sociale simbolo del potere. Un film da brivido incentrato sulla solitudine, la psicopatologia, la compassione e la disperazione.
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oker, film da 55 milioni di dollari, basato sull’omonimo personaggio dei fumetti DC Comics creato da Bob Kane, Bill Finger e Jerry Robinson e interpretato in precedenza da Jack Nicholson nel Batman di Tim Burton (1989), Cesar Romero in Batman di Leslie H. Martinson (1966), Heath Ledger ne Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan (2008), da Jared Leto in Suicide Squad (2016).

Joaquin Phoenix, dopo il film drammatico incentrato sulla vita del cantautore Johnny Cash, che gli ha conferito il Golden Globe come miglior attore e un Grammy Award, ha ricevuto 3 candidature ai Premi Oscar come migliore attore non protagonista per il Gladiatore e come migliore attore protagonista per Quando l’amore brucia l’anima fino alla Coppa Volpi nel 2012 a Venezia, per The Maste di Paul Thomas Anderson.

In questo film, Arthur è un uomo che, pur essendo sempre alla ricerca di un’identità, sembra desideri portare sinceramente gioia tra gli altri. In realtà, egli non ha nessuna intenzione di diventare un leader politico, come succede nel film, trascinando gli animi e fomentando una guerriglia urbana.

Parlare di follia è sempre un tema molto delicato e difficile da affrontare, in particolar modo, come nella fattispecie, quando si tratta di raccontarla per immagini e sonoro, come nel film presentato alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Bisogna dare atto al regista di esserci riuscito con particolare efficacia.

Quando un uomo vorrebbe far ridere vestito e truccato da pagliaccio e viene invece deriso, bistrattato, spesso bastonato, perdendo il lavoro ed ogni dignità umana, la mente comincia a vacillare e a sfogare sugli altri le angherie subite con aggressività maniacale. E’ il vecchio caro tema enunciato nella letteratura e nella clinica psicoanalitica come “rimbalzo causa/effetto”.

Tuttavia qui non siamo di fronte ad un caso di paranoia con la visione di fantasmi interiori che limitano la vita, ma ad una vera e propria manifestazione di sofferenza subita che si sfoga nell’aggressività omicida per una difesa verso chi ci vorrebbe far del male (sparando a degli aggressori), ma anche verso le persone più care (soffocando materialmente la propria madre).

Un film quindi molto crudo e violento che tocca le corde più intime della propria natura umana, trasportandoci nei meandri del nostro inconscio e dei problemi irrisolti della sofferenza, degli abusi, delle privazioni e delle ingiustizie subite che possono sfociare, con la rabbia, nella follia omicida.

Ma c’è di più: la violenza scatenata, resa pubblica attraverso i mass media, può generare, in alcune frangie di facinorosi, un senso di emulazione provocando, come nel film, una sommossa generale che mette a ferro e fuoco la città; qui sta forse una delle più interessanti considerazioni socio-politiche del film.

Il regista infatti, vorrebbe che il film facesse discutere, senza voler dire a tutti che dovrebbero ribellarsi, ma solo per far pensare alle ingiustizie economiche, innegabilmente subite, dalla maggior parte della popolazione nel mondo.

LA TRAMA

La società di Gotham city è invasa dai topi, la disoccupazione cresce a dismisura mentre le strade sporche diventano sempre più insicure.

Un povero diavolo, costretto a vestirsi e a truccarsi da pagliaccio per guadagnarsi da vivere con i cartelli pubblicitari in mano, diventa ancora più solo e abbandonato, rifiutato e maltrattato.

Svanisce il sogno di affermarsi come attore comico partecipando allo show di Murray Franklin (Robert De Niro).

La scintilla scocca quando gente complicata come Arthur Fleck, non può più accedere ai medicinali e ai pochi servizi dedicati a personalità difficili perché tagliati da un’amministrazione che non vuole più investire nell’assistenza.

Da qui la serie di eventi che portano all’incarnazione dell’eroe in una rivolta politica e sociale di dimensioni catastrofiche. Diventa, suo malgrado, “il giustiziere del popolo” dove il ghigno rosso del clown che uccide senza pietà il potere dei ricchi, propaga la maschera, in tutti i manifestanti, come un emblema rivoluzionario.

Una colonna sonora eccezionale accompagna le scene del film girato in maniera esemplare: la macchina da presa inquadra i primi piani e i campi lunghi, con grande maestria. I suoni degli strumenti, mirabilmente scelti dalla violoncellista islandese Hildur Guonadòttir, si fanno sempre più pressanti enfatizzando la drammaticità delle scene, trasmettendo forti emozioni, mantenendo lo spettatore inchiodato allo schermo, nell’incalzare dei fatti, per tutta la durata del film.

Risulta davvero impressionante la performance di Phoenix in Joker, il quale ha perso una ventina di chili per poter recitare la sua parte. La propria risata perturbante, atterrisce, provoca malessere e nausea, anziché essere sana e contagiosa. E’ stata studiata analizzando le persone affette da disturbi neurologici noti come “risata patologica“.

Interessanti le ragioni psicologiche spiegate nel film dove la madre Penny, soprannominandolo Happy, sin da piccolo gli ha sempre ripetuto: indossa sempre il tuo sorriso migliore e donalo agli altri.

Arthur non riesce a smettere di ridere, anche se dentro vorrebbe solo morire soffocato. Un riflesso involontario che non trova naturale esternazione del suo reale stato d’animo e che lo rende un uomo da evitare, da commiserare, un folle disadattato che finirà per usare, in occasioni diverse, una pistola, un paio di forbici ed un cuscino per uccidere, con crudele fermezza.

Joaquin Phoenix incanta e trascina il pubblico anche per le sue esibizioni da ballerino che danza con grazia ed eleganza, nei momenti più tragici, in casa e all’aperto, quasi per sentirsi vivo. Danzerà fino all’ultimo istante mentre si esibisce, vestito e truccato da pagliaccio, nell’ultimo ballo tragicomico.

Gianfranco Missiaja
Gianfranco Missiaja, architetto e artista, ha esposto le sue opere in più di 90 Mostre internazionali. Ha pubblicato numerosi testi di critica e storia dell’Arte e una Guida alla 57a Biennale Internazionale d’Arte di Venezia.