Joan Didion

Joan Didion nasce a Sacramento, California, il 5 dicembre 1934; è una “bambina timida, amante della lettura”, infatti, quando impara a leggere diviene un vero topo da biblioteca e si appassiona di biografie.

Joan Didion è cresciuta sentendosi un’estranea all’interno dell’ambiente scolastico che cambiava spesso, a causa dei trasferimenti continui dovuti al lavoro del padre, membro dell’USAAC (United States Army Air Force).

Questi traslochi le procurarono un’ansia sociale che superò nel tempo, attraverso corsi di recitazione e di pubblic speaking. Nel 1943 si stabilisce stabilmente a Sacramento con la madre e successivamente si diploma all’Università della California Berkeley, la più antica e importante dello stato.

Durante il secondo anno vinse un concorso di saggistica chiamato “Prix de Paris” sponsorizzato dalla rivista di moda Vogue, con sede a New York, che la impiegò inizialmente come assistente alla ricerca ma rapidamente venne promossa a redattrice associata. Il lavoro all’interno della redazione newyorkese del più importante e prestigioso magazine di moda del mondo forgia la scrittura di Didion su una base ironica, capace di attrarre il pubblico, che in seguito si rispecchierà nello stile del New Journalism, ovvero uno stile promosso specialmente dallo scrittore Tom Wolfe, che sosteneva un giornalismo capace di venir letto come un romanzo.

Joan Didion scrive quello che viene considerato un classico di questo stile: Verso Betlemme, in cui tratta del modo di vivere in California degli anni Sessanta, che distrugge il sogno della controcultura hippie del tempo e che lei descrive come “un paese di avvisi di fallimento e annunci di aste pubbliche, di rapporti ordinari su omicidi involontari, di bambini nel posto sbagliato e famiglie abbandonate, di vandali che non sapevano nemmeno scrivere correttamente le parolacce con cui imbrattavano i muri”.

In questo periodo di vita nella Grande Mela scrive il suo primo romanzo intitolato Run, River e grazie a questa pubblicazione – anche se non ottiene molto successo – comincia a riferirsi a sé stessa come una scrittrice (questo perché, nonostante scrivesse dall’età di 5 anni e lavorasse come giornalista, fino a quel momento non si era ancora reputata tale) e conosce Jhon Gregory Dunne -che al tempo lavorava come giornalista presso il TIME e che sarebbe diventato suo marito, a questo proposito Didion ha dichiarato “io non so cosa significhi “fall in love” non è parte del mio mondo ma ero determinata a sposarlo, voglio dire, ricordo quanto mi fosse chiaro che volessi che la nostra storia continuasse. Mi piaceva essere in una coppia e mai avrei potuto stare non con qualcuno che non facesse lo scrittore, perché non avrebbe avuto pazienza con me”.

Un anno dopo la pubblicazione del suo primo libro, nel 1964, la coppia di scrittori si sposa e fa ritorno in California, a Los Angeles, per quello che credeva sarebbe stato un breve periodo ma che invece si dimostrò più lungo; in quegli anni i due scrivono insieme per diverse riviste.

Nel 1966 adottano la figlia Quintana Roo, la luce che la coppia vede nel buio rappresentato da tentativi falliti di avere un figlio, e la famiglia si trasferisce in una villa su Franklin Avenue; a questa casa è legato, seppur in modo secondario, uno degli episodi più significativi, macabri e scioccanti della storia americana: l’omicidio di Sharon Tate e altre sei persone da parte della famiglia Manson. In seguito a questo episodio Joan Didion decide di seguire direttamente il caso di Linda Kasabian (Linda fece parte della Family di Charles Manson e fu la testimone chiave nel processo per gli omicidi Tate-LaBianca dell’8-9 agosto 1969) che si dichiarava non colpevole rispetto all’omicidio. Durante l’incontro della scrittrice con l’accusata, quest’ultima le rivelerà che inizialmente la casa presa di mira dalla Family era proprio quella di Franklin Avenue. L’incontro venne poi descritto nel saggio The White Album.

Nel 1968 la scrittrice vive un episodio di crisi nervosa, a seguito diagnosticato come l’inizio della sclerosi multipla, di cui parla in The White Album, libro così ricco di contenuti da essere definito “reportage, racconto, diario intimo, prosa lirica” degli anni ’60-’70 californiani. La vita della scrittrice è tratteggiata da numerose difficoltà e sofferenze: oltre alla malattia, è segnata sia dalla perdita del marito, nel 2003, a causa di un attacco di cuore sia, due anni dopo, da quella della figlia, dopo un travagliato percorso di interventi medico-chirurgici, di cui Didion tratta nel suo libro Blue Nights.

L’Anno del Pensiero Magico fu scritto in seguito alla morte del marito e il tour di promozione che ne seguì fu di grande aiuto alla scrittrice per l’elaborazione del lutto e le fece vincere nel 2005 il National Book Award. Provata da queste tragiche esperienze, l’autrice torna ad abitare a New York e attualmente, ormai ottantenne, risiede in un appartamento sulla East 71st Street.

La bravura dell’autrice, come scrittrice e come giornalista e saggista, è stata ampiamente riconosciuta tramite la vincita di svariati premi tra cui il titolo onorario di Dottore di Lettere, conferitole dalle Università di Harvard nel 2009 e di Yale nel 2011.

Il 3 luglio del 2013 il presidente Barack Obama in persona le consegna la National Medal of Arts and Humanities; questo premio non rappresenta solo una medaglia in senso fisico, ma soprattutto un vero e proprio titolo creato dal Congresso degli Stati Uniti ed è considerato la più alta onorificenza ad un singolo artista che possa venir conferitagli dal popolo statunitense.