Industria del mobile UE: aumenta export nel 2015

Industria del mobile UE: export in crescita nel 2015

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Importazioni extra UE

In Europa, il Regno Unito si conferma il maggiore importatore di mobili in legno da paesi esterni alla UE.

Infatti, nel corso del 2015, in UK le importazioni da paesi extra-UE sono aumentate del 21,9% raggiungendo i 2,06 miliardi di euro (grafico 1, fonte ITTO).

Importazioni UK di mobili in legno extra UE. Credits: ITTO
Grafico 1. Importazioni UK di mobili in legno extra UE. Credits: ITTO

L’industria del Regno Unito ha segnato, in generale, ottime prestazioni negli ultimi due anni, ed ha visto crescere sia la fiducia dei consumatori sia le nuove costruzioni e ristrutturazioni di abitazioni – da qui la crescente domanda di mobili.

Secondo quanto ha riportato il quotidiano nazionale The Guardian,

il numero di nuove case in Inghilterra è cresciuto del 25% nel 2014-15, il maggiore aumento negli ultimi 28 anni.

Il caso UK non è unico nel panorama europeo. Infatti, tutti e dieci i maggiori importatori di mobili in legno da extra UE hanno mostrato un incremento nel 2015, molti dei quali a due cifre percentuali (grafico 2, fonte ITTO).

Tutti i maggiori importatori UE hanno registrato un incremento dell'import extra UE nel 2015. Credits: ITTO
Grafico 2. Tutti i maggiori importatori UE hanno registrato un incremento dell’import extra UE nel 2015. Credits: ITTO

Infatti si registra una crescita delle importazioni in Germania (+4,1% pari a € 969,2 milioni), in Francia (+6,5% pari a € 755,9 milioni), nei Paesi Bassi (+13,1% pari a € 396,2 milioni), in Belgio (+6,9% a € 247,6 milioni), in Italia (+ 10,3% a € 201,1 milioni), in Svezia (+ 10,4% a € 199,3 milioni), in Danimarca (+ 15,8% a € 194,8 milioni) e in Spagna (+ 21,1% pari a € 180,5 milioni).

Crescono le esportazioni di mobili in legno, fatta eccezione verso la Russia

I tre più importanti mercati di esportazione per l’industria del mobile EU sono Svizzera, USA e Norvegia. Questi tre mercati, in totale, hanno rappresentato quasi la metà delle esportazioni di mobili dall’UE nel 2015.

In particolare, le esportazioni verso la Svizzera (+8,3% per € 1,62 miliardi) e verso gli Stati Uniti (+20,1% fino a € 1,55 miliardi) hanno visto nel 2015 un deciso incremento (vedi grafico 3, fonte ITTO).

Grafico 3.  Export UE di mobili in legno verso paesi extra UE. Credits: ITTO.
Grafico 3. Export UE di mobili in legno verso paesi extra UE. Credits: ITTO.

La ragione è certamente in parte attribuibile all’aumento della competitività delle esportazioni UE a causa della perdita di valore dell’euro e di altre valute europee (tra cui lo Zloty polacco e la Corona svedese) rispetto al franco svizzero ed al dollaro statunitense. Basti pensare, ad esempio, che il valore medio dell’euro è stato pari a 1,11 US$ nel 2015, ovvero il 16,5% in meno rispetto al 2014, quando l’euro valeva valeva 1,33 dollari.

Al di là della debolezza delle monete europee, le esportazioni verso gli Stati Uniti hanno beneficiato anche di un graduale rafforzamento del mercato immobiliare, della ulteriore stabilizzazione economica e creazione di posti di lavoro negli Stati Uniti.

L’unico grande mercato di esportazione UE che nel 2015 ha segnato un declino è stato la Russia. Le esportazioni verso la Russia sono bruscamente diminuite del 28,5% ammontando a 801,3 milioni di euro. Questa risulta la cifra più bassa negli ultimi sette anni, persino minore del valore esportato in Russia nel 2009 (€ 861,8 milioni).

Una causa di questo declino è ancora ascrivibile al tasso di cambio: il Rublo è stato nel 2015 ancora più debole rispetto all’euro e ha mostrato forti fluttuazioni nel corso dell’anno. L’economia russa è attualmente in una fase critica, sia per il consistente ribasso del prezzo del petrolio sia a causa delle sanzioni commerciali imposte dalla UE in relazione al conflitto ucraino.

Il rapporto mensile del dicembre 2015 sulla situazione economica in Russia, a cura della Banca Mondiale, segnala che “la domanda dei consumatori ha continuato a diminuire a causa della alta inflazione e della contrazione dei salari reali”.

Da segnalare, inoltre, il deciso miglioramento nel 2015 delle esportazioni UE verso la Cina (+16,9% fino a € 483,6 milioni), l’Arabia Saudita (+22,1% a € 276,9 milioni) e gli Emirati Arabi Uniti (+31.7% a €256.2 milioni) confermando il trend positivo degli ultimi sette anni 2009-2015.

Germania e Italia guidano la crescita dell’export

Germania e Italia, i tradizionali leader nella produzione di mobili europei, entrambi hanno registrato nel 2015 tassi di crescita superiori alla media nelle loro esportazioni di mobili in legno verso paesi fuori della UE.

Le esportazioni di mobili tedesche sono cresciute del 9% giungendo a 1,37 miliardi di euro e le esportazioni italiane sono cresciute del 5.5% fino a € 2,93 miliardi (vedi grafico 4, fonte ITTO).

Grafico 4. Paesi UE esportatori al di fuori della UE. Credits: ITTO
Grafico 4. Paesi UE esportatori al di fuori della UE. Credits: ITTO

Secondo la VDM (Verband der Deutschen Möbelindustrie), le esportazioni totali di mobili tedeschi nel 2015, per la prima volta, hanno superato i 10 miliardi di euro. Questa cifra comprende tutte le esportazioni di mobili di legno e non in legno, verso UE e verso paesi extra-UE.

Secondo il report di VDM aumentano, in particolare, le vendite tedesche di mobili verso i mercati al di fuori della zona euro. Ad esempio, le esportazioni verso gli Stati Uniti, lo scorso anno sono aumentatate del 25,6%.

VDM vede nella debolezza dell’euro una delle forze trainanti dietro la crescita delle esportazioni, oltre alla reputazione del marchio “Made in Germany”.

Anche in Italia, il Centro Italiano Studi Industriali (Csil) riporta una recente tendenza positiva per l’industria del mobile italiano nel suo World Furniture Magazine.

Nel 2015 l’Italia ha visto una crescita sia nel consumo interno di mobili sia nelle sue esportazioni verso paesi europei ed extra-europei. Per il 2016, Csil prevede ulteriori segni di crescita per l’Italia mentre la domanda internazionale dovrebbe rimanere forte, ma rallentare leggermente rispetto al 2015.

Gli altri esportatori UE

La Polonia, che è il terzo più importante esportatore UE, dopo la vertiginosa crescita negli ultimi sette anni, registra nel 2015 un rallentamento con un +1,2% e un totale di 791 milioni di euro.

Altri paesi UE non dell’eurozona hanno registrato tendenze simili o addirittura più deboli: le esportazioni dalla Svezia, ad esempio, sono scese del 5,3% fino a 492 milioni, e così quelle dalla Lituania del 4,1% (351 milioni) e quelle dal Regno Unito dell’1,5% (200 milioni).

D’altra parte, la Danimarca ha registrato un aumento dell’8,8% (504 milioni). Il Portogallo e l’Austria non sono state in grado di beneficiare della debolezza dell’euro, segnando un calo del 4,4% (204 milioni) e del 5,9% (241 milioni), rispettivamente.

Tra i rimanenti principali esportatori di mobili in legno nell’area dell’euro, la Francia registrato una crescita del 14,4% (394 milioni) e la Spagna segna un incremento del 7,2% (322 milioni).

Prospettive di medio termine per il mercato globale dell’arredamento

Nonostante i segnali di una stabilizzazione e di un recupero più sostenuto in diversi mercati europei così come negli Stati Uniti, lo sviluppo dell’economia mondiale e della domanda di mobili nel corso dei prossimi anni rimane incerto.

Le difficoltà in Russia, il basso prezzo del petrolio, nonché il rallentato sviluppo in Cina sono tutti fattori che potrebbero avere un impatto negativo sul consumo globale di mobili in legno nel prossimo futuro.

In Europa, la crisi finanziaria rimane una minaccia in agguato e le conseguenze di lungo e breve termine di un potenziale “Brexit”, – sia per il Regno Unito che per l’UE – sono impossibili da prevedere.

In relazione al clima economico dell’eurozona l’Istituto tedesco IFO prevede che la ripresa nell’Eurozona continuerà ad un ritmo moderato. I consumi privati dovrebbe essere il driver principale, stante la previsione di una piccola ripresa del PIL dello 0,4% in ciascuno del primi due trimestri 2016.

IFO vede in una possibile escalation dei conflitti in Medio Oriente il principale rischio per una ulteriore stabilizzazione economica , fatto che potrebbe

turbare i consumatori, i produttori e gli investitori in tutto il mondo.

Infine, gli autori della relazione aggiungono:

La trasformazione strutturale in corso dell’economia cinese, da una economia basata sulle esportazioni e gli investimenti ad una guidata dai consumi, potrebbe portare a deflussi di capitali dai paesi emergenti.

Questo potrebbe significare una rinnovata turbolenza finanziaria sui mercati.