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India: saggi italiani in libreria

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India: saggi italiani in libreria

L’India conta, oramai, quasi un miliardo e trecento milioni di abitanti, mentre la popolazione del nostro continente (725 milioni) supera di poco la metà di quella della penisola asiatica.

È questo un dato numerico importante, che ci aiuta a comprendere, in primis, qual è il ruolo della nazione indiana nel panorama dell’economia mondiale. Il dato saliente, che però qui prendiamo in considerazione, è un altro: riguarda la ricchezza culturale del Paese.

La sua profonda matrice indù, infatti si manifesta in un intenso pluralismo culturale, la cui produzione editoriale ne è il sintomo più vistoso, il segno inequivocabile della volontà di preservare la propria identità, nonostante le influenze e i cambiamenti introdotti, o imposti, dagli invasori e dai colonizzatori dei secoli passati.

Battaglia delle aṣṭamātṛkā contro il demone Raktabija.
Battaglia delle aṣṭamātṛkā contro il demone Raktabija.

Fenomeno culturale che ogni libreria indiana offre, con generosità, all’osservatore straniero: gli autori nazionali surclassano nettamente quelli stranieri. Non solo, i testi che trattano temi di ordine dottrinale, dalle scuole di pensiero Yoga a quelle Vedānta, solo per citarne un paio, rappresentano una costante pervasiva della produzione editoriale, anche in questo completamente differente da quella occidentale.

Numerose sono le case editrici che stampano e arricchiscono gli scaffali delle librerie con titoli inimmaginabili per noi lettori europei: commenti ai testi antichi in sanscrito, monografie sulle diverse divinità indù, come pure approfondimenti sull’arte classica indiana, sia in lingua inglese sia in una delle lingue autoctone, a seconda dello Stato in cui ci si trova.

Shri Phanendri yogini, tempio Caunsathyogini, Bheraghat, India (Copertina, Yogini Il lato in ombra della Dea).
Shri Phanendri yogini, tempio Caunsathyogini, Bheraghat, India (Copertina, Yogini Il lato in ombra della Dea).

Ecco il motivo per cui, quando una casa editrice indiana sceglie di inserire nel circuito librario un’opera di autore straniero, si può subito parlare di un grande successo in sé. Questo perché non è per niente facile raccontare la tradizione indù dal punto di vista indù.

Il rischio, frequente, è quello di anteporre metodi e schemi del pensiero occidentale al rigore filologico dell’esegesi orientale, rischiando speculazioni ardite o del tutto fantasiose. Questo, ovviamente, accade solo nella saggistica, perché la letteratura contemporanea, tutt’altro settore, segue vie di produzione editoriale e di esposizione libraria differenti.

La narrativa contemporanea, redatta e pubblicata nelle 13 lingue ufficiali dell’India, è copiosissima e di alto livello. Ma rimane, purtroppo, pressoché sconosciuta al pubblico straniero, al quale giungono solo i pochi romanzieri indiani, spesso residenti in Occidente, che hanno avuto un buon esito di vendite nel mercato di lingua inglese.

Bhairavī con uno yogin in un campo di cremazione.
Bhairavī con uno yogin in un campo di cremazione.

Quando ci si addentra nella cultura di un paese così vasto come l’India, si deve tenere conto di quanto la sua conosciuta religiosità permei la vita quotidiana, scandendone il ritmo. Da qui il radicato interesse dei lettori indiani verso le opere che ricercano o avvicinano all’intangibile, al divino, al sacro.

Anche per questo l’editore Susheel Mittal, proprietario della D. K. Printworld(P)Ltd. di New Delhi, ha proposto al suo pubblico un libro dedicato al divino femminile: “Yogini The shady side of Devi”. Straordinario è il fatto che sia stato scritto proprio da un autore italiano, Guido Zanderigo, che già aveva pubblicato in Italia una monografia come “Yogini. Il lato in ombra della Dea” (Il Cerchio Iniziative Editoriali, 2012).

Guido Zanderigo in una libreria di Varanasi (India).
Guido Zanderigo in una libreria di Varanasi (India).

Mr. Susheel Mittal non è nuovo a questo genere di iniziative. Egli ha sempre riconosciuto alla VAIS – acronimo dell’associazione italiana Venetian Academy of Indian Studies – la capacità di descrivere la cultura indiana, senza interpretazioni psicologiche o influenze occidentalizzanti, del genere “new age”.

Da qui la scelta di pubblicare, nel corso degli anni, altre ricerche compiute dal gruppo di studiosi italiani in una V.A.I.S. Series, come “Shamanic Cosmos – From India to the North Pole Star”, a cura di Romano Mastromattei e Antonio Rigopoulos, collettanea successiva al convegno internazionale tenutosi a Venezia nel 1999, e “Kampilyamahatmya of Durgadatta Sharma”, a cura di Corrado Puchetti, 2003.

Sempre alla sua lungimirante visione editoriale si deve, nel lontano 1996, la pubblicazione del saggio “Mrtyu: Concept of Death in Indian Traditions” di Gian Giuseppe Filippi, e, prima ancora che il volume fosse pubblicato in Italia, (“Il mistero della morte nell’India tradizionale”, (Itinera Progetti, 2010).

L’editore Mittal, di fatto, considerò che la ricerca del Prof. Filippi, durata diversi anni, era stata condotta direttamente sul campo: l’Autore era entrato “veramente” in contatto con gli ambienti tradizionali oggetto dell’indagine, aveva rispettato i canoni del pensiero indiano e se n’era fatto autorevole portavoce.

Pishacha, anime in pena, nella vana attesa di un rito funebre che consenta loro di raggiungere il mondo degli antenati. (Copertina, Mrtyu: Concept of Death in Indian Traditions).
Pishacha, anime in pena, nella vana attesa di un rito funebre che consenta loro di raggiungere il mondo degli antenati. (Copertina, Mrtyu: Concept of Death in Indian Traditions).

La pubblicazione indiana dell’opera, che ha preceduto di ben quattordici anni quella italiana, spinge a chiederci come mai ed il perché di un simile ritardo editoriale. Ragioni culturali? Censure ideologiche verso un tema religiosamente spinoso?

Come sarebbe andata se il titolo fosse stato: India e l’arte di saper morire…? Il testo avrebbe avuto una più pronta e meritoria accoglienza editoriale qui da noi? Difficile dirlo.

Resta il fatto, culturalmente rilevante, del pieno riconoscimento delle pubblicazioni VAIS come voce autorevole di questa millenaria tradizione che ancora oggi vive nell’anima dell’India moderna e industrializzata. Esempio di best practice italiana che l’editoria indiana conferma e rinnova attraverso nuove collaborazioni.