Imprese ed Export – Il Sentimento Popolare in UE

Imprese ed Export. Il sentimento popolare nella UE

La stabilità dell’Unione Europea sta diminuendo sempre di più: dietro la facciata, hanno luogo avvenimenti che indicano chiaramente che vi sono forze “epocali” all’opera. L’impresa che voglia fare business e profitto deve cominciare a pianificare la sua strategia futura in funzione di quanto sta avvenendo e, soprattutto, dei possibili sviluppi.

Come ho scritto in Rischi Geopolitici per le Imprese in Europa, “[…] i rischi per le aziende sono inevitabili e ci sono ovunque, anche in Europa […]”. Sempre nello stesso articolo aggiungevo: “[…] anche in Europa vi sono rischi geopolitici non indifferenti, e questi rischi stanno diventando sempre più grandi […]”.

Oggi ho deciso di analizzare più in dettaglio il sentimento popolare: le previsioni sul futuro di una grande entità composta di paesi democratici, come la UE, non possono prescindere dal sentimento popolare – e quindi dalla percezione dell’uomo della strada. Del resto, è la massa quella che spesso compra (o meno) i prodotti delle imprese; cercare di capire il sentimento popolare è esercizio utile anche per decidere i prodotti in funzione del mercato – ovvero fare export ed internazionalizzazione – e preparare una strategia di marketing.

Il forte rafforzamento dei localismi può costituire un forte vantaggio per l’impresa che vende un prodotto legato al luogo di produzione. Le nicchie più o meno grandi di mercato possono essere una miniera d’oro per le aziende in generale – e le PMI in particolare.

I fattori che più interessano le imprese

Data la vastità dell’analisi, ho deciso di farla in funzione di alcuni fattori, ovvero:

  1. Il sentimento popolare come risulta dal web in generale, dai social networks e dalle votazioni avvenute negli ultimi mesi – oltre naturalmente che dal clima che si respira nelle aziende e per la strada;
  2. Una piccola indagine su ciò che spesso non viene valutato – perché considerato come frutto di bufale ed ignoranza;
  3. L’elemento che più sta mettendo in pericolo l’Unione Europea, ovvero l’immigrazione; per chi voglia approfondire, ho già analizzato a fondo questo aspetto in Immigrazione – Conseguenze Strategiche ed Aspetti di Gestione;
  4. Gli sviluppi che più possono influire sulle imprese, sull’export e sull’internazionalizzazione in Europa;
  5. I sentimenti che possono o potranno cambiare la percezione del prodotto e/o dell’impresa;
  6. Il marketing: un mondo che cambia implica la necessità di un adeguamento del marketing;
  7. Capire meglio dove sta andando il sentimento popolare aiuta a decidere (strategia) quali segmenti di mercato potrebbero essere interessanti per l’azienda; in poche parole, decidere dove e come esportare od internazionalizzare, chi potrebbe comprare, la strategia di marketing – senza dimenticare che le nicchie più o meno grandi di mercato possono essere una miniera d’oro per le aziende in generale e le PMI in particolare.

La torre d’avorio europea ed i social media

Mi sembra che il distacco tra l’intellighenzia europea e la popolazione, ed ancor più tra detta intellighenzia e le imprese, sia ormai evidente a chiunque. Forse un tempo tale distacco non sarebbe stato così evidente, ma l’ascesa inarrestabile dei social networks ha cambiato totalmente le regole del gioco: ora, sono spesso i media che rincorrono i socials.

Del resto, le imprese stesse stanno facendo sempre più affidamento sui social networks per il marketing od addirittura le vendite, anche all’estero. Comprendere il sentimento popolare attraverso i social non è quindi solo un esercizio teorico, ma addirittura cosa fondamentale per le aziende – PMI per prime.

Fatto sta che vi sono parecchie “forbici” tra l’intellighenzia europea e la popolazione e le imprese, alcune delle quali sono:

  • L’atteggiamento nei confronti della Russia: alle imprese che vogliono fare affari con la Russia, si contrappone una UE che si stima causerà almeno 100 miliardi di euro di danni alle imprese europee (sanzioni e contro-sanzioni) e disoccupazione (il Veneto ne sa qualcosa, in particolare i settori della meccanica, dell’arredamento e dell’agro-alimentare); al sentimento popolare a favore di Putin, si contrappone una politica chiaramente avversa a Putin stesso;
  • L’immigrazione: al fortissimo sentimento popolare contrario degli ultimi mesi, si contrappone un’intellighenzia europea chiaramente favorevole – intellighenzia che comunque sostiene da molti anni la diversità, per cui si tratta evidentemente di una decisione politica dell’intellighenzia stessa, e non del frutto di considerazioni economiche e più in generale geopolitiche;
  • La Turchia: ad una forte opposizione popolare di lungo corso (vedi i referendum di una decina di anni fa), si contrappone una forte volontà dell’Unione Europea (anche questa risalente a vari anni fa) di ammettere la Turchia nella UE; i recenti fatti stanno allargando in maniera forse insanabile questa frattura tra intellighenzia e popolazione;
  • I vincoli burocratici ed i regolamenti europei: onestamente, la UE ha raggiunto vette “assurde” in questo campo, tanto da indurre molti ad un paragone con l’ex Unione Sovietica – non penso che sia un caso se questo accade spesso sui social networks; la contrapposizione tra intellighenzia ed imprese, in questo caso, è enorme;
  • La democrazia: ad una popolazione sempre più orientata verso forme di controllo democratiche sempre più vicine alla popolazione (tipico il successo elettorale della cosiddetta democrazia diretta in Italia), si contrappongono un parlamento tale solo di nome e la governance dei vari Consigli e Commissioni;
  • Al successo di forze politiche apertamente contrarie all’Unione Europea, si contrappone un’intellighenzia che reagisce invocando forme sempre più strette di integrazione europea – senza mai l’accenno di una consultazione popolare e democratica.

Il fattore più importante, l’immigrazione

I fatti di Colonia e di altre città, venuti a conoscenza del pubblico con grande ritardo – e solo grazie ad internet e fonti minori – hanno dato il colpo di grazia alla credibilità delle fonti mainstream.

Ma l’immigrazione ha avuto enormi conseguenze anche a livello macroscopico:

  • Schengen è praticamente morto;
  • Gravi crisi tra gli stati europei;
  • Fine del “predominio” morale tedesco;
  • Forti tensioni tra popolazioni locali e gli organi politici;
  • Tensioni tra organi politici locali e non locali;
  • Il successo elettorale di partiti euro-scettici e/o anti-immigrazione: il recente caso del successo di AfD (Alternative fuer Deutschland) e quello del FPö in Austria sono indicativi.

È quindi ovvio che l’immigrazione è il singolo fattore che più contribuirà a forgiare il futuro europeo; l’immigrazione appare sempre più come il campo di battaglia più importante della storia europea.

Imprese e strategia, export e internazionalizzazione

Il mondo cambia; il trucco delle imprese di successo sta nel prevedere, per quanto possibile, il futuro geopolitico – o meglio i vari futuri possibili. Una volta fatte le opportune analisi geopolitiche, si può valutare la strategia aziendale per gli anni che seguiranno.

Da un lato, penso che fare export ed internazionalizzazione extra-UE non sia poi così più rischioso che in UE: giusto come esempio, è già stata calcolata una perdita non indifferente per le aziende a seguito della fine (pratica) di Schengen. Del resto, le tensioni intra-europee sono sempre più forti. Il sentimento popolare dovrebbe dettare la strategia di marketing, in particolare per le PMI e per chi opera in settori di nicchia: alle imprese deve interessare l’export, non la politica. Il marketing sbagliato potrebbe fare percepire nel modo sbagliato l’impresa e/o i suoi prodotti.

Il forte rafforzamento dei localismi può costituire un forte vantaggio per l’impresa che vende un prodotto legato al luogo di produzione – se completato da un marchio ed un marketing adeguati. Ritengo che questo sia un punto che le PMI ticinesi ed italiane dovrebbero considerare molto attentamente: c’è un mercato potenziale molto forte là fuori, per chi fa leva sulla valenza locale dei prodotti. In poche parole: è finita l’era delle aziende che facevano leva sui simboli europei/mondiali (nome, logo, etichette, marketing, ecc.), inizia quella delle imprese che fanno leva su storia e cultura locali – oppure esclusivamente europei (in contrapposizione con i prodotti asiatici, tanto per dirne una).

Per finire, e come già scritto all’inizio, una volta capito il sentimento popolare e dove sta andando, si può stendere una buona strategia aziendale ed individuare i segmenti di mercato più interessanti per l’impresa; inoltre, possiamo decidere dove e come esportare ed internazionalizzare, chi potrebbe comprare, la strategia di marketing e quella di internazionalizzazione.

L’articolo originale si può leggere a questo link.