Frenare l’inquinamento da polveri sottili: BREMBO e UNITRENTO

Inquinamento da polveri sottili: BREMBO e UNITRENTO

Inaugurato nei laboratori del Polo Ferrari a Povo un dinamometro inerziale ad alto contenuto tecnologico, una speciale strumentazione Brembo per la ricerca che renderà ancora più stretta la collaborazione tra l’ateneo e la multinazionale dell’automotive Brembo SpA.

Insieme per studiare come ridurre le emissioni di particolato legate all’usura dei sistemi frenanti. Nuovi design e rivestimenti per i prototipi che saranno messi a punto e linee guida accurate per misurare una fonte di inquinamento atmosferico mai finora monitorata a livello internazionale. È l’obiettivo di una serie di progetti in corso che coinvolgono il Dipartimento di Ingegneria industriale.

Andare in automobile inquina. Ma pochi sanno che si inquina anche frenando e dunque anche utilizzando macchine elettriche che sembrano sempre più i veicoli del futuro. Studi scientifici internazionali hanno recentemente messo in luce come il sistema frenante (disco freno-pastiglia) e gli pneumatici, se usurati, contribuiscano considerevolmente all’inquinamento atmosferico da polveri sottili.

Ma se, da un lato, i gas emessi dal tubo di scappamento delle automobili sono sotto stretta osservazione e monitoraggio grazie alle nuove direttive europee, ben poco ancora si sa delle responsabilità nell’inquinamento legate all’usura di pneumatici e freni, poiché attualmente non esistono standard o direttive comunitarie sulle emissioni da queste fonti.

 

«Grazie anche a questo nuovo dinamometro inerziale sarà condotto un lavoro particolare sulla concentrazione, la morfologia e la composizione chimica delle emissioni di particelle – ha commentato Giovanni Straffelini, referente scientifico della collaborazione per il Dipartimento di Ingegneria industriale – elaborando un modello di riferimento che consenta di simulare i meccanismi di produzione ed emissione delle particelle, in modo da disporre degli strumenti adatti per controllare e contenere le emissioni.

 

La ricerca permetterà di mettere a punto cuscinetti e dischi frenanti per l’automotive dal nuovo design e rivestimenti particolari in grado di abbattere le emissioni inquinanti. I nuovi materiali e sistemi saranno testati in differenti condizioni di usura, in condizioni di traffico cittadino, su strade di montagna e in diverse condizioni ambientali, utilizzando proprio le capacità di simulazione della nuova strumentazione inaugurata oggi».

 

L’inquinamento atmosferico da PM

I particolati – conosciuti da tutti anche con l’acronimo PM (Particulate Matter) – sono piccole particelle solide o liquide di pulviscolo atmosferico o fuliggine composte da varie sostanze (fibre, particelle carboniose, metalli, silice, inquinanti liquidi o solidi), che vengono disperse nell’aria da varie fonti, sia naturali (come eruzioni di vulcani, incendi boschivi o tempeste di sabbia), sia artificiali, legate ai processi di combustione fossile, ai trasporti e all’attività dei macchinari per la produzione industriale e agricola.

 

Considerato l’inquinante di maggior impatto nelle aree urbane, il particolato viene classificato in base alle sue dimensioni che vanno da pochi nanometri fino ai 500 micrometri e oltre (cioè da miliardesimi di metro fino a mezzo millimetro). Particolarmente dannose per la salute sono le particelle più piccole, con diametro inferiore a 2.5 micrometri, e quelle ultrafini (diametro inferiore a 0.1 micrometri) che penetrano nei polmoni causando patologie legate all’infiammazione vascolare e potenzialmente anche all’insorgenza di tumori.