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Le Rotte Marittime dell’Export e del Petrolio: le Isole Spratly

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Ogni tanto, in Occidente si sente parlare delle isole Spratly, un insieme di piccole isole e scogli nel Mar Cinese Meridionale.

Di solito si parla delle “beghe” tra i vari paesi che le rivendicano ed in vari casi occupano militarmente; eventualmente di supposte grandi risorse (petrolio e gas), ma quasi mai della loro collocazione strategica sulla rotta marittima più trafficata al mondo. E sì, si parla anche di petrolio e gas: quelli trasportati in enormi quantità da petroliere – gas tanker nel caso del gas.

Senza dimenticare le rotte del colossale export (ma anche import) cinese verso l’Europa, l’Africa ed il Medio Oriente.

In poche parole, le Spratly hanno un’importanza strategica enorme, soprattutto per la Cina.

1 – Posizione geografica e storia delle isole Spratly

Anche se vengono definite isole, si tratta in realtà di un insieme di circa 750 isolotti, scogli, ecc. sparsi su una superficie di più di 400.000 Km/q.

Si trovano più o meno tra il Vietnam e le Filippine, ad un migliaio di chilometri dalla grande isola cinese di Hainan.

La storia delle rivendicazioni da parte dei vari governi è infinita: la prima risale probabilmente al 1887 – una rivendicazione inglese.

La Cina (più recentemente, sia la Repubblica Popolare Cinese che Taiwan) ha sempre rivendicato le isole Spratly, tanto da inviare forze navali all’inizio del 1900; anche la Francia ha rivendicato le isole nel passato.

Dopo la guerra (con una piccola base navale giapponese), si sono moltiplicate le rivendicazioni e le occupazioni: attualmente, le Spratly presentano varie basi militari.

In particolare, vi sono presidi militari di: Cina, Taiwan, Vietnam, Malesia, Filippine.


2- Gli aeroporti delle varie nazioni sulle Spratly

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Tutte le potenze di cui sopra hanno costruito o stanno costruendo aeroporti sulle Spratly: il Vietnam a Spratly, le Filippine a Thitu, Taiwan ad Itu Aba, la Malesia a Swallow Reef, la Cina a Fiery Cross Reef.

A parte Spratly, su tutti gli aeroporti in questione possono operare jet da combattimento (anche se quello filippino e’ in erba); sulla pista cinese, di molto la più lunga (3.000 m.), potranno operare anche grossi aereitipo bombardieri.

Fiery Cross è di particolare interesse: la Cina ha ingrandito artificialmente lo scoglio al fine di costruire una pista così lunga; include una rada protetta dal mare; pare che la Cina stia per approntare una seconda pista, in macadam o meno.

La prima cosa che si nota è che la Cina è stata l’ultima a costruire (non l’ha ancora completato) un aeroporto; forse questo è stato dovuto alle difficoltà di una simile opera in ambiente tanto ristretto, o forse si tratta di una reazione agli aeroporti altrui.

Fatto sta, che è evidente l’importanza ascritta dalla Cina alle isole Spratly.

Per quanto riguarda il raggio d’azione degli aerei che potranno essere basati a Fiery Cross, l’articolo citato all’inizio di questo capitolo parla di un raggio d’azione di 3.500 miglia per i bombardieri H6G, anche se onestamente mi pare un po’ tanto per un derivato del russo Tu-16; mi pare una cifra forse accettabile senza carico bellico, ovvero in missione da ricognizione.

È comunque evidente che simili bombardieri, se armati con missili antinave, possono interdire il traffico marittimo al di là del Mare Cinese Meridionale: in poche parole, in caso di problemi non sarebbero solo l’export e l’import cinesi a risentirne.


3 – Chi controlla le isole Spratly controlla le rotte cinesi di export, import, gas e petrolio

Per quanto fin qui visto, è ovvio che il controllo delle Spratly, o meglio dello spazio aereo sopra (ed attorno) alle stesse, garantisce il controllo delle rotte marittime.

La situazione più delicata è proprio quella della Cina: si trova oltre (per le navi provenienti da sud) le isole; non ha rapporti particolarmente amichevoli con il Giappone; per ragioni storiche ha rapporti tesi con Taiwan; viene considerata un competitor militare dagli Stati Uniti – i padroni navali del Pacifico.

Anche le Filippine e Taiwan si trovano oltre le isole, però hanno buoni od ottimi rapporti con gli Stati Uniti.

D’altra parte, i rapporti tra Cina e Vietnam sono pessimi da vari decenni ed hanno incluso una guerra nel 1979. Invece, i rapporti con la Malesia e l’Indonesia sono molto buoni: ricordo fra l’altro il grande scambio commerciale tra Cina ed Indonesia, nonché l’accordo di partnership strategica del 2005 che include la difesa.

In poche parole, al momento sembrerebbe che il punto debole del traffico marittimo cinese sia proprio l’area attorno alle Spratly.

La Cina teme probabilmente di vedere l’interruzione dei vitali traffici marittimi; e fra questi traffici c’è anche il flusso di gas e petrolio.

D’altronde, le altre nazioni (e gli Stati Uniti) temono che la Cina possa usare le Spratly in modo aggressivo.

È quindi evidente che le imprese italiane – e certamente non solo le PMI – dovrebbero interessarsi di più alla strategia ed alla geopolitica prima di prendere decisioni capitali di internazionalizzazione ed export.


4 – Possibili conseguenze sull’export di problemi nell’area

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Problemi nell’area delle Spratly avrebbero conseguenze enormi su export ed import della Cina (ma non solo); è quindi perfettamente comprensibile che i cinesi cerchino di assicurarsi il controllo delle isole.

Mi riprometto di scrivere in futuro della grande strategia cinese e degli scopi delle forze navali cinesi; per il momento, mi limito alle Spratly in senso stretto.

L’aeroporto cinese sarà di gran lunga il più grande e quello con le capacità operative più avanzate, ma si trova pur sempre ad un migliaio di chilometri da Hainan; il suo scopo è quindi probabilmente più protettivo che altro.

Inoltre, è indubbiamente nel raggio d’azione dei caccia che operano dalle Filippine e si trova su un grosso scoglio; in caso di problemi seri, sarebbe probabilmente messo fuori combattimento in poco tempo.

È quindi probabile che il suo scopo sia più di deterrente, sorveglianza e protezione del traffico in caso di tensioni (in particolare con il Vietnam), di conflitti di bassa/bassissima intensità o di eventuali embarghi.

In caso di problemi del tipo appena visto, si possono prevedere la deviazione di parte del traffico – con i relativi costi – un aumento dei premi di assicurazione, un calo notevole del volume di import/export tra Cina ed Indonesia. Per le imprese occidentali, il costo dell’internazionalizzazione in Cina potrebbe diventare elevato.

In caso di problemi più gravi, è evidente che il Mare Cinese Meridionale diventerebbe un’area impraticabile; a quel punto, una base aerea cinese sulle Spratly non farebbe nessuna differenza.

D’altra parte la base stessa potrebbe essere la scintilla che infiamma il Mar Cinese Meridionale; base, la cui costruzione continua e che va ad “urtare” anche gli Stati Uniti.

Tutto dipenderà dalla volontà dei vari attori di comprendere le reciproche ragioni, ma problemi legati alle isole Spratly potrebbero sconvolgere il traffico marittimo delle rotte più trafficate al mondo, nonché porre seriamente a rischio l’export occidentale e – soprattutto – l’internazionalizzazione di tante imprese che stanno puntando sulla Cina.

Scommettiamo che i manager di 99 aziende occidentali su 100 non conoscono il problema Spratly?

E che non si sono mai posti seriamente il problema di dove internazionalizzare, ovvero non hanno mai fatto adeguate considerazioni di geopolitica e di risk management?

Internazionalizzazione? Per il Dove non bastano le Considerazioni Economiche.