Bisogna Fare Export ed Internazionalizzazione. Sì, ma dove?

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Tutti hanno una certezza: bisogna esportare ed internazionalizzare!

Trascurando il fatto, di cui pochi sembrano essere al corrente, che export ed internazionalizzazione non sono esattamente la stessa cosa, la domanda che sorge spontanea è: sì, ma dove?

Ricorderete che questa era la domanda fatta da Peppone a don Camillo, quando il primo si è ritrovato con 10 milioni vinti al totocalcio ed il secondo gli ha suggerito di portarli all’estero e di investirli, per evitare che lo venissero a sapere i compagni di partito.

Tornando al caso reale, di solito le risposte alla fatidica domanda sono varie, ma includono gli Emirati Arabi (Dubai per primo) ed altri paesi economicamente vantaggiosi.

L’unico criterio utilizzato sembrerebbe quindi essere il vantaggio economico: si cerca un mercato che dia buoni sbocchi.

Invece, quando si parla di fare impresa all’estero bisognerebbe ragionare innanzitutto in termini geopolitici; e la geopolitica ci insegna che in questo momento l’incertezza regna sovrana, perfino in Europa – vedi la crisi greca.


1 – Internazionalizzare ed esportare senza calcoli geopolitici e strategici?

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È per questo che in questo blog si parla tanto di geopolitica (ma anche di strategia, livello operativo, ecc.): fare export ed internazionalizzazione senza, equivale a lanciare i dadi – con l’aggravante che il giocatore d’azzardo perlomeno sa che sta correndo dei rischi.

Ci sono aziende che hanno investito pesantemente in Grecia, fidando che non sarebbe mai stata “mollata” (o viceversa) dall’UE, o che comunque tutto sarebbe stato risolto – cosa che evidentemente è ben lungi dal verificarsi.

Ci sono imprese che hanno perso parecchio (magari anche solo materiale in transito) in Libia.

E ci sono fior di aziende che hanno investito in Tunisia; a parte i famosi attentati recenti, è da tempo che ci si interessa di fattori geopolitici sa che parecchi foreign fighters dell’Isis provengono dalla Tunisia – e magari vi sono ritornati.

Ovviamente, i rischi fanno parte del mestiere; però, diversamente dal giocatore, di solito le imprese non valutano i rischi di cui stiamo parlando.

Viene da se che, quando poi rischi di questa entità si verificano, si può arrivare al fallimento – soprattutto per le PMI.


2 – Perché?

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Perché accade tutto ciò?

Perché i fattori geopolitici e strategici non vengono presi in considerazione?

Le motivazioni di queste gravi mancanze dipendono da come la si pensa, ma secondo me sono molto semplici:

  1. È estremamente facile trovare un giornalista od un commentatore che scriva di opportunità (di solito economiche).
  2. È facile trovare un politico che si esprima secondo le sue idee politiche, per l’appunto.
  3. È facile trovare in edicola riviste che vogliano fare “tendenza”.
  4. È relativamente facile trovare un commerciale che, seguendo le sue tendenze e la sua formazione, vi illustri vantaggi e svantaggi economici.

Invece, non è per niente facile trovare chi ragiona innanzitutto in termini strategici, senza preconcetti od altro; fra l’altro, questo significa anche conoscere la storia da un punto di vista strategico e geopolitico, cosa che non viene insegnata a scuola – certe cose vanno meditate ed assimilate nel quadro generale.

Insomma, ciò che non è assimilato, e tutto sommato neanche “conosciuto”, non viene preso in considerazione.


3 – Internazionalizzazione ed export sì, ma nel modo opportuno

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Ecco allora gli errori: si esporta o, peggio ancora, si internazionalizza in posti non adatti al prodotto o servizio; oppure si fa nei modi e, soprattutto, nei tempi sbagliati.

In questo modo, un’operazione di vari anni (ma anche di durata limitata) potrebbe diventare un azzardo.

D’altra parte, non è detto che un’operazione ben controllata (anche dal punto di vista dei rischi) e di durata limitata non possa essere profittevole; dipende da come è stata svolta l’analisi geopolitica e strategica, oltre ovviamente dal livello operativo.

Il problema sta nel fatto che di solito il consulente non solo non fa qualche considerazione specifica di geopolitica, ma se anche va oltre i fattori economici e finanziari ragiona in termini temporali assoluti.

È l’esperienza di chiunque: le cose cambiano, ed ogni cosa ha un tempo ed una durata opportune.

Quindi, perché spesso le società di consulenza non ragionano in questi termini quando si parla di export ed internazionalizzazione delle imprese?

Penso di avere già dato una risposta; la domanda è retorica, sto solo esprimendo il concetto in modo semplice.


4 – Un esempio di rischi? Uno scenario teorico nella penisola arabica – Dubai

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Prendiamo un esempio pratico?

In questo momento, Dubai (parte degli Emirati Arabi Uniti) viene spesso consigliato – il che potrebbe andare bene se la consulenza fosse condita con analisi dei rischi, tempi consigliati, ecc.

Tutti parlano di Dubai esclusivamente come di un paradiso per gli affari, giusto?

Chi sa che lo Yemen (con tutte le “complicazioni”) si trova nella stessa penisola, e che tra l’area dell’Iraq dove imperversa l’Isis e la penisola arabica c’è solo una parte di Irak? Del resto, l’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq di Saddam Hussein del 1990 è storia.

Quello che pochi ricordano è che prima di Desert Storm (l’attacco all’Irak e la riconquista del Kuwait) ci fu Desert Shield, un’operazione messa su il più velocemente possibile per proteggere l’Arabia Saudita e gli altri paesi della penisola.

Per inciso, c’è da chiedersi se, senza l’intervento iraniano in Iraq, l’Iraq stesso non sarebbe caduto in mano all’Isis.

È d’altronde noto che in Arabia Saudita (che confina con Dubai) vi sono parecchi radicali, per cui una rivoluzione o simile come accadde in Iran nel 1979 – con conseguente crisi degli ostaggi USA – va comunque considerata tra i rischi.

E comunque, le operazioni aeree dell’Arabia Saudita e degli altri paesi della penisola in Yemen dicono tutto sulle paure nutrite dagli stessi paesi.

In poche parole: va benissimo esportare in Dubai, ma solo dopo le dovute considerazioni geopolitiche ed una conseguente analisi dei rischi geopolitici e strategici aziendali, non solo economici.


5 – E allora? Dovrei fare a meno di internazionalizzare?

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Ancora una volta: non si tratta di dire, ad esempio, resto qui e non internazionalizzo; si tratta di farlo nei dovuti modi.

Dovuti modi significa non solo considerare i fattori geopolitici, ma anche fare un’analisi strategica approfondita, cosa che di solito non si trova in articoli di giornale e riviste varie; normalmente, il commerciale tipico non ha le capacità adeguate per questo compito – semplicemente, il suo è un altro mondo.

Ovviamente, il problema diventa ancora più acuto per le PMI, di solito senza la capacità interna di fare certe considerazioni ed analisi; d’altra parte, proprio per questo motivo le PMI hanno la grande opportunità di muoversi al di fuori delle tendenze, fra l’altro senza i vincoli e gli attriti che normalmente impastoiano le grandi aziende.

Siamo chiari: più volte ho letto, su giornali e riviste, articoli che nel caso della geopolitica mi sono sembrati auto-referenziali; ad esempio, ho notato una continua sottovalutazione del fenomeno Isis, o articoli “di cassetta” sulle aggressioni russe (tipo caccia che fanno manovre azzardate), od ancora considerazioni chiaramente di parte (e non sostanziate in alcun modo) sul fenomeno dell’immigrazione.

Sono troppo critico?

Forse, ma ho iniziato questo blog su export ed internazionalizzazione (nonché strategia, geopolitica e quant’altro) proprio perché mi ci ritrovo ben poco in quello che leggo – anche su illustri riviste.

E magari quello che scrivo tornerà utile a qualche manager, od addirittura a qualche impresa che si appresta ad internazionalizzare.