Nuovo libro del Dott. Ermanno Moro: la Recycle-Art

L’arte è sempre stata per l’uomo una materia affascinante sia per chi la crea, come artista, sia per chi la può godere come fruitore dell’opera.

Ancor di più quando questa, come nel caso di Ermanno Moro nel libro la Recycle-Art, non è una semplice manifestazione figurativa ed illustrativa utile per rappresentare la realtà, come è stato per molti secoli dovuta alla mancanza degli attuali mezzi di comunicazione, fotografia, cinema, televisione, computer, ecc.

Sappiamo come, a partire da Marcel Duchamp (1887-1968) l’arte, nel Novecento, abbia subito una vera e propria rivoluzione andando al di là dei confini della verosimiglianza. Per rendersene conto, basta entrare in una delle esposizioni internazionali più famose nel mondo, come la Biennale di Venezia. Ad un certo punto della storia, con il dadaismo e tutti i movimenti artistici che si sono succeduti, l’arte non si enunciava più come una tecnica per rappresentare la realtà. Fino all’ottocento, infatti gli artisti dipingevano per tramandare i grandi eventi storici, le famose battaglie, feste ed onorificenze.

Nobili e prelati amavano chiamare gli artisti per ricordare la loro immagine. Si adornavano le chiese con i racconti del Vangelo, con i fatti raccontati nel Nuovo e Vecchio Testamento. Ad un certo punto della storia, l’arte mutava completamente il suo mezzo espressivo diventando, spesso, un’attività del pensiero, a volte difficile da comprendere, come fosse un rebus da risolvere per cercare di capire cosa si nascondeva “al di là del sipario”. Basti pensare ai significati simbolici racchiusi nei dipinti degli artisti surrealisti che hanno fatto dei sogni il principio ispiratore della loro arte.

Ma Ermanno Moro sembra andare al di là della stessa cognizione artistica storica del ventesimo secolo. Egli sembra voler infondere, questa sua nuova esperienza, quasi per poter essere vissuta come un fatto liberatorio al quale poter guardare come un esempio dal potere terapeutico.

La grande esperienza di Ermanno Moro nel campo della medicina sembra possa, con i suoi lavori, venire interpretata come un ponte che unisce la creatività alla terapia riuscendo a liberare l’energia che sembrava rinchiusa. Moro dimostra come questa occlusione e mancanza di scarico energetico, possa ripercuotersi sulla salute, fisica e mentale; come lo stato di stress possa portare a malattie, che si pensava non potessero derivare da tali cause. Con queste parole infatti ci informa nel suo testo: chi cura può andare incontro ad una forma di malattia, una forma di depressione grave chiamata burnout.

Ermanno Moro ha provato su sé stesso le cause dovute allo stress psicofisico per l’assorbimento dei problemi che gli venivano trasferiti attraverso l’ascolto dei suoi pazienti trovandone l’antidoto nella manifestazione artistica. Valgano per tutti le sue esperienze con le persone affette dallo stress causato dalla guerra nella ex Jugoslavia. Alcune sue opere fanno capo proprio a tali angosciosi accadimenti.

I suoi lavori, non a caso, sono il frutto di una rielaborazione e composizione di oggetti che fanno parte della nostra vita quotidiana. Egli si serve di borse di carta, cravatte e cinture, poi orologi e clessidre, come lui stesso definisce nella raffigurazione del rapporto vita/morte, fino a raccontarci dei suoi viaggi interiori con le sue creazioni, sempre collegate al tema spazio/tempo.

Un’altra serie di lavori si manifesta dalla sua esperienza di aver provato un forte dolore che lo ha portato a pensare di dover morire a causa di un infarto: era venuto il suo momento di scoprire cosa ci fosse dall’altro lato della malattia; non più medico, ora paziente. Da queste riflessioni scaturiscono tutta una serie di creazioni che contemplano l’aldilà, Dio e la Madonna: dicono che quando stai per morire pensi a Dio, o quanto meno, a che cosa ci sarà dopo la vita e, soprattutto, se ci sarà qualche cosa.

La sua ricerca approda, con dei risultati altamente suggestivi, attraverso la composizione di oggetti i quali avevano perso la loro primitiva funzione: i blister. Contenitori che racchiudevano medicine e pastiglie i quali, una volta svuotati del loro contenuto terapeutico, rappresentavano solo degli scarti da gettare nella spazzatura. Anche in questo si trova la metafora del vivere in salute: non già attraverso la pastiglia, ma attraverso ciò che la racchiudeva e che sembrava non fosse più utile, quindi da eliminare, da buttare: la creatività dal potere terapeutico che deriva dal suo contenitore, oggetto di scarto, anziché dal suo contenuto, medicina.

Attraverso la composizione dei blister, Ermanno Moro sembra fare tesoro della lezione dadaista per andare al di là del semplice oggetto d’uso da porre in vetrina, nella raccolta di oggetti che non assumono più una ragione d’essere avendo persa la funzione di contenitore. Ma ancora di più: l’oggetto si moltiplica dando luogo ad elementi figurativi, famose architetture ecc., in un susseguirsi di effetti tridimensionali i quali, attraverso collage, superano le due dimensioni del supporto, diventando raggiosi effetti di luce per il materiale riflettente di cui sono composti.

Materiali riciclati quindi i quali, attraverso l’esperienza creativa, trasportano l’energia riproponendola all’artista, come una proiezione di sé stesso in una sorta di transfert psicoanalitico. Lo stesso principio avviene quando il paziente scarica le sue tensioni sull’analista, il quale poi, a sua volta, deve scaricare per trovare il modo per recuperare quell’energia che aveva perso attraverso l’ascolto e l’interpretazione.

E’ quanto dimostra Ermanno Moro attraverso le sue creazioni dopo aver assorbito lo stress e i problemi scaricati dai suoi pazienti: è quella che lui chiama RECYCLE ART THERAPHY: utilizzare oggetti che non hanno più alcuna utilità, destinati quindi alla distruzione, per esprimere graficamente il rapporto psicologico con la malattia e le frustrazioni che da essa ne derivano.

Avviene in questo modo, come una sorta di psicoterapia, volta a ripristinare quella energia che sembrava perduta, recuperata attraverso la creatività, che potrà essere utile per ricominciare a donare ai suoi pazienti, favorendone la guarigione in qualità di medico/artista, attraverso la propria notevole esperienza clinica.