Ermanno Fugagnoli e Venezia

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È interessante incontrare periodicamente alcuni autori per porre la domanda «che novità ci racconti?»: non si resta mai senza risposta, anzi, la maggior parte vive in una continua produzione di idee e progetti. Non solo, spesso si scoprono nuove sperimentazioni e perfino “contaminazioni” con differenti competenze artistiche, condivisioni che trasformano un’ipotesi iniziale e diventano qualcos’altro dall’originale, senza perdere quel filo conduttore che ne era stato la propulsione. È il caso di Ermanno Fugagnoli, docente al Conservatorio di Venezia, musicista e scrittore, che grazie al suo lavoro Afa una fuga per voce sola ha trovato, nell’ultimo anno, grandi soddisfazioni. Lo abbiamo rivisto per un aggiornamento sugli sviluppi delle sue attività, legate particolarmente alla scrittura ma ancor di più alla sua città: Venezia.

Ermanno, che novità ci racconti?

Ci siamo lasciati con l’augurio che il monologo teatrale tratto da Afa una fuga per voce sola trovasse la realizzazione di una messa in scena, e così è stato: la vostra intervista deve avermi portato fortuna. Il monologo, infatti, è stato rappresentato in ottobre da Samuele Busolin, con la regia di Massimo Pagan al PaRDeS di Mirano, il Laboratorio di Ricerca d’Arte Contemporanea del pittore Tobia Ravà. La pièce teatrale, che porta lo stesso titolo del libro, ha ottenuto il tutto esaurito in sala, con una splendida performance dell’attore, oltre che con apprezzamenti per la regia e il testo. Insomma, un successo per loro e una grande soddisfazione per me; a confermarlo sono anche le oltre cinquecento visualizzazioni, solo il primo mese, del breve trailer su youtube. Inoltre, lo spettacolo è stato poi replicato in marzo 2017 nella Sala Convegni del Centro Culturale Pascoli a Cavallino Treporti, ospitati dalle associazioni CT Theatro e Tramarelaguna, ottenendo gli stessi risultati.

Qual è, dal tuo punto di vista, la chiave di questo successo?

Gli apprezzamenti hanno valorizzato la qualità del nostro lavoro, un grande merito va all’interpretazione dell’attore e alla regia. C’è da aggiungere che i temi trattati, sia la venezianità sia l’introspezione del personaggio del conte, riscuotono interesse e partecipazione da parte del pubblico. Mi auguro che gli sviluppi futuri siano ancora più gratificanti e che si riesca ad entrare nei circuiti delle stagioni teatrali.

Samuele Busolin durante il monologo teatrale Afa una fuga per voce sola

Questo è il riscontro per il 2016, e ora a cosa stai lavorando?

Recentemente ho completato un altro lavoro teatrale che ho intitolato La passeggiata, tratto da un mio racconto inedito. Questa volta gli attori in scena sono due, con la partecipazione di qualche figura di contorno, ed è probabile che questo lavoro andrà presto in scena, visto l’interesse di una compagnia che l’ha chiesto in lettura.

Ottimo. Di cosa parla questa possibile rappresentazione?

È il dialogo di due colleghi, insegnanti di musica, in una non identificata istituzione musicale veneziana… sai che non riesco a staccarmi da questa città! Posso dirvi, in breve, la traccia: i due protagonisti, al termine delle lezioni, fanno insieme la strada dalla scuola a Piazzale Roma parlando di musica, di altri colleghi, di Venezia, della vita da insegnate e delle proprie vicende personali, con aneddoti spesso comici. Insomma una rappresentazione di attualità sociale che, sebbene filtrata dalla fantasia creativa, non è estranea alla mia esperienza personale.

Quindi abbandoni il monologo introspettivo per divertirti nella quotidianità veneziana?

Sì, questo è sicuramente un lavoro più dinamico e divertente, perché il dialogo a due offre la possibilità di rapidi scambi di battute, di gioco delle parti, di equivoci e fraintendimenti comici che non sono possibili in un monologo. Inoltre, c’è una certa azione nel passare da un luogo all’altro di Venezia lungo la strada, tra spritz e incontri di conoscenti, dei quali spettegolare “molto venezianamente” alle spalle.

Quel famoso tajar tabari del dialetto veneziano?

Esatto. Nell’immaginare i dialoghi e i luoghi ho anche considerato che, con pochi mezzi, si potrà dare allo spettacolo una spiccata vivacità scenica.

Ermanno Fugagnoli nel suo studio

L’entusiasmo con cui ne parli suscita indubbiamente una certa curiosità, speriamo allora di vederlo presto in scena.

Me lo auguro. Nel frattempo sto partecipando alle attività dell’associazione “P.E.R. VENEZIA CONSAPEVOLE” che si è appena costituita con l’intento di rigenerare una cittadinanza attiva, per fare di Venezia non più una città museo ad uso dello sfruttamento turistico, ma un centro di riflessione e produzione culturale ad opera di una comunità viva, che ne faccia centro e simbolo nel mondo di una diversa possibile modernità. È un progetto molto ambizioso che potremo portare avanti solo con il sostegno e la partecipazione di una larga parte della cittadinanza. Ci stiamo impegnando molto, in tal senso, per sensibilizzare e coinvolgere chi, come noi, non vuole che Venezia muoia nella sua anima. E sono tante queste persone, sono quelle che la abitano e la vivono con consapevolezza. Incentivare gli spettacoli teatrali sarà uno dei principali obiettivi dei nostri progetti: attraverso la rappresentazione si può esprimere e far esistere agli occhi del mondo il sentimento di quello che siamo e vogliamo essere. Proprio il mio essere autore teatrale mi ha portato ad essere uno dei soci fondatori e membro del Direttivo dell’Associazione.

Gli intenti sono interessanti, e certamente in linea con un generale movimento di sensibilizzazione che coinvolge molte città italiane, voi cosa state facendo per passare dalla teoria alla pratica?

Dopo i primi passi di carattere istituzionale, quali la presentazione dell’associazione a Palazzo Ca’ Tron (in febbraio) e l’assemblea di fondazione a Palazzo Ca’ Badoer (in aprile), abbiamo costituito quattro gruppi di lavoro: Comunicazione; Ricerca e Produzione; Logistica e Collaborazioni; International. Ogni gruppo è composto da persone con specifiche competenze e tutti collaborano a titolo gratuito, dedicando impegno e passione a qualcosa che riteniamo importante. Naturalmente l’associazione e le attività sono aperte a tutti e chi volesse avere maggiori informazioni può partecipare al prossimo incontro che sarà l’Assemblea Programmatica del 10 maggio, alle ore 17.30, alla Scoleta dei Calegheri a Venezia. A breve sarà operativo anche il sito web dell’Associazione.

Venezia ha sempre un ruolo centrale, perché?

È vero. E non potrebbe essere diversamente. Venezia è la mia città, c’è un legame intimo sia nelle mie radici sia nel mio presente. Me la porto dentro, forse più di ogni altra cosa. E poi Venezia non è certo una città qualsiasi: non credo ci sia un’altra città al mondo che possa offrire una simile abitabilità e qualità della vita. Peccato che questo potenziale sia compromesso dalle aberrazioni della globalizzazione imperante. Ma proprio per questo, sia nei lavori teatrali che nel resto, sento che parlando di Venezia faccio molto di più che parlare della mia città. Parlo del mondo, degli uomini e delle trasformazioni delle quali la città è un emblema prezioso, per capire chi siamo e cosa possiamo essere o non essere. Un’aspirazione di libertà e rispetto di noi stessi che non dobbiamo farci portare via da niente e da nessuno.