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Le varie declinazioni del termine Formazione

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In quanti modi si può declinare il termine formazione?

Di formazione oggi si parla ovunque e continuamente al punto che il termine rischia di svuotarsi di significato perché, paradossalmente, ne comprende molti. Il mio intento, in questo breve articolo, è quello di tentare di fare un po’ di chiarezza.

Innanzi tutto vanno fatte due precisazioni:

La prima è che il termine tradizionalmente significa dare forma a… e quindi implica un soggetto che compie l’azione del formare e un altro che la riceve; la seconda è che formazione significa anche evoluzione intrinseca ad un organismo, ciò a dire un’assunzione graduale di nuove forme e non per effetto, almeno diretto, di un agente esterno.

Formazione è comunque un processo, un agire che ha varie tipologie di durata. Formazione intesa come dare forma….

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A chi? A che cosa?

Cominciamo col rispondere alla seconda domanda perché più facile ma anche relativamente circoscritta. Si dà forma ad oggetti utilizzando materie prime: con la creta, l’argilla etc. si dà forma a vari oggetti d’uso o decorativi, con il cemento si costruiscono case, edifici ecc.; con i metalli fusi si dà forma a migliaia di oggetti di varia utilizzabilità e così via. Nel caso della manipolazione delle materie, il dare forma è direttamente visibile.

Molto più complesso è rispondere alla prima domanda.

Infatti quando lo facciamo pensiamo ad un soggetto umano, ad una persona…. che riceve formazione ma, precisiamo, sempre all’interno di un contesto più ampio che comprende tutta la famiglia (vedi ad esempio i nuclei numerosi, le famiglie affidatarie, quelle adottive… ), il quartiere, la città, l’area geografica di appartenenza, il contesto culturale, economico e sociale.

Il contesto ha un ruolo importante nel processo di crescita anche se non è sempre visibile direttamente e non sempre considerato abbastanza.

Soggetto umano quindi e perciò ancora vari distinguo: bambino, fanciullo, adolescente , adulto, anziano. Occorre fare però qui una puntualizzazione: facciamo la distinzione solo per motivi di chiarezza, ossia per capire cosa accade nelle varie età in termini formativi. Le fasi della vita dell’uomo sono un continuum, un’unità caratterizzata da momenti diversi della crescita e sviluppo del singolo.

Ora volendoli considerare singolarmente osserviamo:

  • Il bambino viene allevato dai genitori sin dalla nascita sia sotto l’aspetto materiale, con la nutrizione e la cura del corpo, sia sotto gli aspetti cognitivi ed emotivi: trasmettono conoscenze, valori o disvalori, affetti , sentimenti, emozioni. La Psicologia dell’età evolutiva è la scienza che studia, ricerca e descrive tutto ciò.
  • Il fanciullo, e col termine ci riferiamo principalmente all’età scolare, dai sette a 12 anni, riceve formazione sia dalla famiglia sia dalla scuola e dalle associazioni alle quali eventualmente appartiene (sport, scoutismo…), sia dal gruppo dei coetanei. In questo caso è sempre la famiglia ad avere un ruolo primario nella formazione.
  • L’adolescente deve la sua formazione sempre alla famiglia, ma, data la problematicità che caratterizza questa fase di vita, hanno molta influenza nella sua crescita il gruppo dei pari, la scuola, ancora le eventuali associazioni di appartenenza e oggi i media. L’adolescente vivendo in una società complessa ne sente tutte le complicazioni.
  • L’adulto. Sono tantissimi anni che l’età adulta non viene più considerata l’apice della vita dell’uomo, il raggiungimento della pienezza, una sorta di chiusura della crescita. Tutt’altro! Se ne elogia l’immaturità e si parla di educazione dell’adulto come di una fase di transizione e ad un tempo di riflessione sulla propria vita, una fase in cui è possibile ri-progettare. Pertanto qui la formazione, intesa come educazione permanente, trova un habitat quanto mai ampio e aperto a nuove esplorazioni.
  • L’anziano: siamo alla fase finale del ciclo di vita.
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A che serve la formazione?

Diciamolo subito: a vivere con serenità e accettare la condizione di anziano.

Ma, anche qui, dal momento che la vita dell’uomo si è allungata nel tempo, dobbiamo distinguere fra una prima fase di anzianità, all’incirca dai 60/65 anni ai 75/80 e una seconda fase di anzianità dagli 80 in poi.

Nella prima, il soggetto continua a lavorare o se è in pensione, cerca comunque di fare qualcosa (altro lavoro, hobby, viaggi, volontariato…). Insomma tiene la sua vita impegnata.

Nella seconda, il fisico e la mente si indeboliscono più marcatamente e molto spesso intervengono malattie che limitano l’autonomia della persona. Chi ha la fortuna di restare in buona salute e di essere autosufficiente tenta il più possibile di continuare ad impegnarsi cercando compagnie o frequentando circoli per anziani. Chi, invece, ha problemi fisici e/o mentali deve essere seguito da qualcuno e qui in genere i casi sono due o se ne occupa la famiglia con l’ausilio, eventualmente, dell’assistenza domiciliare o viene alloggiato in casa di riposo.

Ma allora di quale formazione si può parlare? Nella prima anzianità possiamo dire che l’individuo, cercando di provvedere a sé con varie attività, si autoforma. Ovvero è la stessa persona che dà a se stessa nuove forme di vita e perciò possiamo parlare di autoformazione.

Nella seconda, in cui sono gli altri ad occuparsi di lei, riceve formazione ad esempio con terapie occupazionali, fisioterapia, logopedia, assistenza e cura fisica e psicologica. La formazione qui coincide con quanto dicevamo sopra: imparare ad accettare la propria condizione di vita che si avvia alla fine.

Ciò è particolarmente importante nei casi di malati terminali, dove non è certo facile fare propria la convinzione dell’imminenza della morte. E allora in questi casi educatori, psicologi, familiari, volontari possono fare molto perché vivano questa condizione estrema con serenità.

Se dunque, assumiamo il termine formazione come dar forma a un soggetto, vediamo che in ogni fase della vita il termine trova la sua giusta collocazione. E se consideriamo che la vita è un continuum allora possiamo parlare di formazione continua.

Ma non basta. Perché finora abbiamo parlato di formazione generale anche se nei significati adatti alle varie età.

Più specificatamente bisogna parlare di formazione come trasmissione di conoscenze, di cultura da un soggetto ad un altro, da una generazione all’altra.

E quindi è anche un agire comunicativo che è essenziale per la sopravvivenza degli uomini, dei popoli, delle civiltà. L’obiettivo di questo processo non è però solo la conservazione di conoscenze, valori morali e spirituali, cultura insomma, ma anche quello di sollecitare la ricerca di nuove conoscenze, nuovi valori che nascono dalla trasformazione delle società e dall’avvento di nuove strategie comunicative: penso alla tecnologia che ha rivoluzionato l’epoca contemporanea.

Pertanto il suo aspetto essenziale è filosofico e pedagogico insieme.

Vi sono poi le formazioni specialistiche che attengono a diverse aree disciplinari:

  • La formazione umanistica che prepara la persona nelle materie come storia, filosofia, sociologia, arte, musica;
  • la formazione scientifica e tecnica che prepara nello studio della matematica, fisica, chimica, scienze, ingegneria;
  • la formazione professionale, di competenza dei CFP (Centri di formazione professionali) che attraverso un insegnamento basato prevalentemente sul fare laboratorio e quindi sull’imparare facendo, senza chiaramente trascurare i fondamenti teorici, abilita all’esercizio di un lavoro i cui ambiti sono diversi (dal cuoco al pasticciere, dal tornitore al grafico…);
  • la formazione politica, realizzata in genere dalle scuole di partito, oppure attraverso la scelta di percorsi universitari, quali ad esempio la Facoltà di Scienze Politiche; questa tipologia di formazione è finalizzata a far acquisire al soggetto competenze tali che lo rendano capace di risolvere problemi istituzionali e sociali;
  • la formazione continua che consiste nel costante aggiornamento culturale. Non si dovrebbe smettere mai di studiare;
  • La formazione permanente, richiesta dalle aziende ai propri dipendenti per una riqualificazione professionale, date le frequenti trasformazioni nel mondo del lavoro;
  • la formazione come costituzione di un gruppo di lavoro, di una squadra sportiva.

Infine da diversi anni si è affermata una modalità non tradizionale della formazione: quella effettuata a distanza ovvero per corrispondenza oppure per via telematica. È questa una pratica formativa particolarmente utile a chi non può permettersi di frequentare i corsi istituzionali del sistema scolastico (penso ai lavoratori) e comprendono gli ambiti disciplinari tecnici/scientifici, umanistici, artistici. Molte università, statali e private, si sono attrezzate su questo fronte. Pertanto l’offerta formativa è molto vasta.

Tuttavia anche qui dobbiamo fare una precisazione: pur esistendo varie tipologie di formazione non possiamo dimenticare che la formazione è integrata e pertanto supera qualsiasi divisione. Da anni ormai siamo abituati a pensare in termini di divisione del sapere. Ma il vero sapere e quindi la vera formazione comportano l’interazione fra le varie discipline e fra i vari ambiti formativi.

Solo un sapere e una formazione integrata possono assicurare all’uomo flessibilità, apertura, disponibilità a muoversi con autonomia e sicurezza nel mondo di oggi, il mondo della complessità.

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Formazione, istruzione ed educazione.

Dobbiamo fare ancora una ulteriore distinzione: quella tra formazione e istruzione. Si tende infatti ad usare i due termini come se avessero lo stesso significato e, sebbene l’uno rimandi all’altro poiché sono inscindibili fra di loro, pure hanno due sensi e ruoli diversi.

La Formazione, come abbiamo già detto ha un primo fondamentale significato che è quello di dare forma a qualcuno, nel senso di curare la crescita e lo sviluppo di atteggiamenti e capacità delle persone negli aspetti cognitivi, emotivi, morali, spirituali. Poi c’è l’altro significato che riguarda l’evoluzione dell’individuo.

L’istruzione invece è trasmissione di conoscenze, di informazioni, di contenuti disciplinari insomma ed è finalizzata alla preparazione del soggetto nei vari ambiti disciplinari. Nonostante ciò i due termini sono imprescindibili poiché l’acquisizione di conoscenze comporta, inevitabilmente e gradualmente, un cambiamento nella persona, nel senso appunto dell’assunzione di nuovi e positivi atteggiamenti, tant’è che una cattiva istruzione può generarne di negativi.

Una buona istruzione è propedeutica ad una buona formazione. Quindi la scuola, che è deputata all’istruzione, compie opera di buona educazione nel momento in cui ne cura la qualità. Qualità dell’istruzione è opera di buona educazione e formazione.

Ma qui abbiamo introdotto un nuovo termine: educazione. Etimologicamente deriva dal latino educere, che significa trar fuori. Come conciliarli e in che rapporto stanno tra loro istruzione, formazione educazione?

Proviamo così: se l’istruzione offre conoscenze e se la formazione fornisce atteggiamenti, l’educazione trae fuori dall’individuo, attraverso le informazioni da questi ricevute, le possibilità che ha in sé e le sviluppa in atteggiamenti nuovi grazie alla formazione. Se l’istruzione non si avvale del contributo dell’educazione non riuscirà a coniugarsi con la formazione. L’educazione diventa il trait d’union di istruzione e formazione. I tre termini, pur distinti, si integrano fra di loro.

Ma torniamo alla formazione. Si diceva all’inizio che essa è un processo. Ed infatti il prendersi cura della crescita di un individuo così come il prendersi cura di se stessi nel corso della propria vita (autoformazione) richiede tempi lunghi e interventi diversi dilazionati nel tempo. Potremmo dire che la durata o meglio il processo è la prima specificazione del termine formazione.

Ciò è particolarmente evidente quando pensiamo alla formazione ed evoluzione degli organismi viventi, alla formazione ed evoluzione del cosmo, della terra, delle stelle, delle galassie… senza dimenticare quella del corpo umano, da quando viene concepito fino alla morte.

In conclusione le declinazioni del termine formazione sono diverse e proprio per questo nel farne uso è opportuno, se non addirittura necessario, specificarne l’ambito. Il non farlo comporta il rischio di essere vaghi, imprecisi e di svuotare il termine di significato.

E tuttavia nel fare ciò non si può dimenticare che l’orizzonte in cui si muovono i vari ambiti è la formazione integrata. L’interazione fra di essi ci restituisce la completezza e la complessa omogeneità della formazione e del sapere.

Viviamo da troppo tempo questa divisione e la constatiamo a nostre spese quando, ad esempio ci rechiamo da un medico per una visita specialistica a causa di un problema, poniamo gastrico, e ci sentiamo dire che se non è quello il punto del corpo malato, bisogna farsi visitare da un altro medico perché le sue competenze si fermano all’apparato gastrointestinale. In medicina, o meglio nella pratica medica questo considerare il corpo a pezzi è figlio della specializzazione, che certo non è un danno, anzi!, ma fa perdere di vista l’unità del corpo che è un organismo fatto di parti meravigliosamente interagenti fra di loro.

Così nella formazione e nel sapere, abbiamo dimenticato il nostro passato, il nostro Rinascimento, come ci ricorda il filosofo della scienza Gianluca Bocchi, quando l’uomo ben formato era colto, aperto ai saperi e flessibile nell’affrontare la realtà perché munito di una formazione organica. Ricorda altresì che siamo multiculturali da sempre.

E pertanto è bene saper declinare il termine formazione, ma è determinante non dimenticare l’unità dell’orizzonte culturale.


Bibliografia e sitografia

Stewart Ian e Joines Vann: L’analisi transazionale. Guida alla psicologia dei rapporti umani, edizione Garzanti, Milano decima ristampa 2012

Demetrio Duccio

Freud Sigmund: Lezioni di Psicoanalisi, a cura di S. Vallone, Herbita editrice, Palermo 1996

Rivista Persone & Conoscenze

Wikipedia, voce Formazione

Master ISRE Venezia 2003 per il conseguimento del titolo di Formatore Professionale.