Cogli la prima mela, un libro alla scoperta di un frutto che si è fatto mito | Intervista a Cristiana Sparvoli

Flavio Birri, nella prefazione al libro Cogli la prima mela, connota Cristiana Sparvoli come “penna attenta e curiosa gourmet, ci racconta le tante gustose declinazioni culinarie di un frutto che si è fatto mito”. È una sintesi perfetta per descrivere anche il testo, dove l’equilibro tra il tratto di studio sulla storia della mela, lo spazio dedicato alle numerose varietà di mele, le immagini e il ricettario, è ben ponderato.

Grazie alle parole dello scrittore e latinista Gian Domenico Mazzoccato, intervistato dall’autrice, la mela viene presentata come frutto indispensabile nei banchetti romani, infatti Mazzoccato ricorda la citazione di Orazio ab ovo usque ad mala, inneggiando alle proprietà digestive e al gusto fresco e dolce della mela, e allo stesso tempo sottolinea come, da sempre, la mela sia simbolo della femminilità, associata a Venere. Donna sensuale e madre che contiene in sé i semi della vita. Questa caratterista è mostrata con grande maestria da Antonio Canova nella sua opera Paolina Borghese come Venere vincitrice, infatti la donna regge nella mano sinistra una mela che evoca la vittoria di Afrodite nel giudizio di Paride: quest’ultimo, nella mitologia greca, doveva scegliere a chi tra le dee Era, Atena ed Afrodite assegnare un pomo d’oro con sopra inciso «Alla più bella», e Paride lo concesse proprio alla dea dell’amore. Dalla mitologia greca alla tradizione biblica: la mela nasce dall’albero della Conoscenza del Bene e del Male, è la promessa di sapienza che porta Adamo a trasgredire il volere di Dio; la sua forma sferica diviene spesso il pretesto simbolico per raccontare il mondo e il cosmo.

Antonio Canova, Paolina Borghese come Venere vincitrice

La mela è protagonista anche nella pittura: La Canestra di Frutta opera della prima produzione artistica del Caravaggio e capolavoro di importanza fondamentale per l’arte, trova la sua eccellenza nella mela bacata, scelta dell’artista che elabora un nuovo modo di concepire la pittura e la natura morta. Caso particolarissimo quello di Giuseppe Arcimboldi, meglio conosciuto come Arcimboldo: i suoi ritratti possono suscitare perfino grande spavento, ma quando l’occhio si abitua e mette a fuoco la sua pittura allegorica troverà una ricerca sofisticata sulla materia che si esprime attraverso la frutta. Infine, ricordiamo le parole di René Magritte rispetto all’opera La Grande Guerra “[…]abbiamo la faccia apparente, la mela, che nasconde ciò che è visibile ma nascosto, il volto della persona. È qualcosa che accade in continuazione […] C’è un interesse in ciò che è nascosto e che il visibile non ci mostra. Questo interesse può assumere le forme di un sentimento decisamente intenso, una sorta di conflitto, direi, tra il visibile nascosto e il visibile apparente”.

Caravaggio, Canestra di frutta [image source ArtWorld.it]

E oggigiorno? La mela vive da una parte una feroce selezione del mercato in nome dell’agro-biodiversità e dall’altra il tentativo di recuperare antichi meleti. In Italia il primato della produzione va all’Alto Adige, grazie al “giacimento” della Val Venosta e alla Val di Non e Val di Sole in Trentino, mentre nella geografia melicola mondiale la Cina detiene il primato con circa 40 milioni di tonnellate raccolte nelle ultime annate. Il libro raccoglie informazioni sulla mela di varia natura e offre una visuale molto ampia sulla sua storia passata e attuale.

Alla fine, concordiamo con quanto scrive Cristiana Sparvoli: la mela sta alla frutta come la rosa sta ai fiori. Le abbiamo posto alcune domande sul suo libro.

Il libro inizia con Ode alla mela di Pablo Neruda, a cosa è dovuta questa scelta?

Ode alla Mela di Neruda mi sembrava il modo più appropriato e “romantico” per aprire il mio lavoro.

Arcimboldo, Il cesto di frutta

Come nasce la tua passione per la gastronomia e per i prodotti locali?

Sono prima di tutto una giornalista che da circa 40 anni racconta territorio, persone, economie, aziende, storie, tra cui quelle legate alla ristorazione e alle produzioni agroalimentari. Nel tempo mi sono appassionata curando la pagina della Tribuna di Treviso “La Marca a Tavola”.

Ci sono stati maestri o incontri particolari che hanno influito nel tuo percorso?

Non ho avuto particolari maestri se non le tante persone che con passione e competenza fanno il loro mestiere per ristorare e per produrre eccellenze del gusto.

C’è qualche curiosità o qualcosa di impensato che hai scoperto grazie alle tue ricerche?

Ho scoperto tantissime cose, difficile raccontarne una in particolare. Il mondo del gusto, del vino, del cibo è un giacimento infinito di curiosità e sapere.

René Magritte, La grande guerra

Che senso ha curare la cultura alimentare in un’epoca frettolosa e poco attenta come quella contemporanea?

La corretta cultura alimentare è sempre più necessaria perché le buone pratiche del cibo, dalla produzione al consumo, influiscono in maniera determinante sul futuro del pianeta e dell’uomo. Le risorse impiegate per produrre cibo sono infinitamente più importanti di quanto si possa immaginare per la salvaguardia del pianeta.

La mela è protagonista di un viaggio: c’è un luogo a cui ti sei particolarmente affezionata?

Mi sono affezionata in particolare alla Val Belluna, un territorio davvero particolare che conserva aspetti naturali nascosti di grande fascino.

ODE ALLA MELA di Pablo Neruda,
componimento incluso nell’opera “Terzo libro delle odi”, 1957

Te, mela,
voglio
celebrare
riempiendomi
la bocca
col tuo nome,
mangiandoti.
Sei sempre
nuova come niente altro,
sempre
appena caduta
dal Paradiso:
piena
e pura
guancia arrossata
dell’aurora!
Quanto difficili
sono
paragonati
a te
i frutti della terra,
le uve cellulari,
i manghi
tenebrosi,
le prugne
ossute, i fichi
sottomarini:
tu sei pura manteca,
pane fragrante,
cacio vegetale.
Quando addentiamo
la tua rotonda innocenza
torniamo per un istante
ad essere
creature appena create…
Io voglio
un’abbondanza totale,
la moltiplicazione
della tua famiglia,
voglio una città,
una repubblica,
un fiume Mississipi
di mele,
e alle sue rive
voglio vedere
tutta
la popolazione
del mondo
unita, riunita,
nell’atto più semplice che ci sia:
mordere una mela.