Building Bridges la nuova opera di Lorenzo Quinn a Venezia

Sei coppie di mani che si intrecciano tra due argini di un canale a formare ponti: si chiama “Building Bridges” la nuova opera di Lorenzo Quinn, in esposizione a Venezia in occasione della Biennale d’Arte 2019.

Per la realizzazione hanno contribuito circa 350 persone al trasporto e alla sua realizzazione. Costruita a Valencia, trasportata per mare, fino a Genova, è arrivata a Venezia su 18 camion.

Forse molti potrebbero pensare che l’installazione faccia parte dell’Esposizione Internazionale della Biennale o che addirittura, per la sua locazione, ne rappresenti l’entrata. In realtà non ha niente a che vedere con la Mostra ma ne enfatizza l’evento come un grande cartellone pubblicitario utile alla Biennale stessa come alla notorietà dell’Artista.

Lorenzo Quinn, 52 anni nato a Roma, figlio del grande attore Anthony Quinn, dalla madre veneziana e con la moglie nata in questa città, dopo una sua breve parentesi di attore, ha iniziato a fare il giro del mondo con le sue installazioni: da Londra a Pietroburgo a Singapore, dall’India al Canada agli USA fino al Qatar.

L’installazione delle enormi mani, dal titolo “supporto” ha fatto molto parlare di sé, nel periodo della Biennale 2017, erette quasi a “sostegno” del famoso Palazzo Ca’ Sagredo, sul Canal Grande. Rappresenta un monito contro l’inquinamento, l’innalzamento del mare in cui rischia di sprofondare Venezia.

Oggi Quinn si presenta ancora una volta in laguna con l’opera più grande che l’Artista abbia mai realizzato, inaugurandola con un concerto di Andrea Boccelli coadiuvato dall’affascinante pianista 33enne, uzbeka-americana, Lola Astanova, dai 300 mila follower presenti sui social.

Le mani hanno il potere di amare, odiare, creare, distruggere e, a detta dello stesso Artista, sono la parte del corpo umano più difficile e tecnicamente impegnativa.

L’Artista ci racconta che le sei coppie di mani celebrano ciascuna un valore dell’umanità: amicizia, saggezza, aiuto, fede, speranza e amore.

L’opera sembra evocare, attraverso l’emblema del ponte – un po’ il simbolo di Venezia – oltre all’unione tra culture diverse, anche le diverse età dell’uomo. Si rileva infatti che le mani che si intrecciano appartengono ad alcune fasi della nostra vita in un abbraccio tra generazioni: il vecchio con il giovane, un adulto con un bambino, quasi a sostenersi l’un l’altro accompagnandosi, appunto “per mano”, nell’aiutarsi vicendevolmente.

E’ il grande messaggio di fratellanza, anche tra i popoli, al di là delle barriere e dei muri che possono sorgere per la volontà politica di dividere gli uni dagli altri.