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Brexit, la UE ed il Futuro dell’Europa

Di Brexit ho già scritto qualche mese fa, ma si trattava di un articolo – Brexit – Il Futuro delle PMI nella UE – che si concentrava sull’aspetto aziendale.

Stavolta vorrei concentrarmi sulla UE, ma non solo: mi interessa analizzare dove potrebbe andare l’Europa – cosa diversa dall’Unione Europea – partendo dalle informazioni che il referendum sulla Brexit, ed in particolar modo le fasi prima del referendum stesso, hanno rivelato.

In particolare, alcune reazioni di premier della UE alla Brexit mi hanno stupito: qualcuno aveva parlato di rappresaglia in caso il Regno Unito uscisse dall’Unione Europea e cominciasse ad operare indipendentemente dalla UE nel campo immigrazione: “… The Dutch prime minister says EU would be forced to retaliate against migration controls…”

Onestamente, non credevo che il termine rappresaglia potesse essere usato nei confronti di chi democraticamente sceglie di andarsene e seguire la sua strada – perlomeno non all’infuori di certi ambiti di cui tutti abbiamo sentito parlare.

Il presidente degli USA Obama aveva dichiarato ad aprile – per inciso in Inghilterra – che, in caso di Brexit, il Regno Unito sarebbe “in fondo alla coda” per ogni accordo commerciale con gli Stati Uniti. Dopo il referendum e la vittoria del leave, gli USA hanno comunque cambiato posizione.

Quest’ultimo esempio è particolarmente utile, perché dimostra che coloro che sono interessati ad una UE “senza defezioni” sono molti, e certamente non solo europei.

In poche parole, molti hanno deciso come deve essere il futuro dell’Unione Europea – molti di questi non sono europei.

Ma che ne pensano gli europei?


1 – Senza democrazia, il commercio e le imprese deperiscono

Ho avuto la fortuna di nascere e vivere in paesi democratici: girando per il mondo, mi posso rendere conto di quanto siano fortunati gli europei.

Il vero tesoro europeo consiste in una lunga tradizione democratica, iniziata in Inghilterra con la Magna Charta.

Onestamente, non ne potevo più di lettere firmate da dozzine di attori od economisti od altro – magari nemmeno europei – che avevano il chiaro scopo politico di influenzare il voto dei cittadini del Regno Unito.

Gli interventi di politici e capi di stato europei (continentali), tesi a spingere gli inglesi a votare remain (restare nella UE), sono stati una costante.

Nessuno si è chiesto se l’impero inglese, e l’esplosione commerciale che ne è seguita, sarebbe esistito se l’Inghilterra non avesse mai avuto la Magna Charta? Personalmente, ne dubito molto.

Quello che la storia insegna (vedi anche l’Olanda e la Lega Anseatica, per non parlare della Repubblica di Venezia) è che il commercio prospera quando vi è libertà di iniziativa – non esattamente una specialità della UE – ed un ambiente quanto più democratico possibile.

La storia romana è chiara: più Roma è diventata una sorta di cittadella militarizzata, più è deperita – fino a cadere di fronte a pochi barbari.

L’Unione Sovietica è un altro esempio: è crollata a causa di un’economia ingessata e troppo controllata, oltre alla prevalenza accordata alla politica rispetto all’economia.

Personalmente, non vedo niente di strano in un popolo (con un governo democratico) che voglia decidere del suo futuro; vedo invece molto di strano in un’organizzazione non democratica (sappiamo bene che il Parlamento Europeo è tale solo di nome e che tutto viene deciso dalla Commissione Europea) che, direttamente o “tramite” proxies, tenti di impedire in ogni modo che uno stato membro se ne vada a seguito di referendum popolare.

Per dire le cose come stanno: non credo che l’Unione Europea sia il futuro dell’Europa, perlomeno finché non si democratizza, diventa veramente indipendente da influenze esterne (è fin troppo ovvio che sta andando “a rimorchio” dell’amministrazione Obama), realizza che le imprese prosperano quando c’è libertà invece di pastoie burocratiche a non finire – pastoie particolarmente pesanti per le PMI, ovvero per la parte più attiva del mondo produttivo.


2 – Il baratro tra Europa ed UE

Mi considero una persona di mentalità aperta: non considero l’Unione Europea un dogma; se domani si potesse fare – giusto per dirne una – la Confederazione Europea e quest’ultima portasse benessere agli europei, non esiterei un attimo a dire Il re è morto, viva il re.

E questo è il primo punto: per molti, la UE è un dogma.

Sono molti i sondaggi che rivelano una disaffezione crescente per la UE tra gli europei: per dirla chiaramente, un referendum stile Brexit vedrebbe probabilmente la sconfitta delle fazioni pro-UE in molti posti – Italia per prima.

Il problema è che tutto l’apparato della UE è stato costruito da quelle che vengono spesso definite le élites, senza alcun coinvolgimento della popolazione; quando poi il trattato di Lisbona non ha posto rimedio all’evidente mancanza di democrazia e rappresentanza popolare all’interno dell’unione, è risultata evidente la volontà di non democratizzare l’Unione Europea. Inoltre, nel frattempo il grado di istruzione tra i popoli europei è cresciuto molto, per cui le élites non si possono nemmeno più definire tali – si tratta semplicemente di chi detiene il potere politico-economico; questo è il sentore a livello popolare secondo alcuni sondaggi.

D’altra parte, le élites definiscono chiunque dissenta dalla loro interpretazione come populista, od addirittura come nazionalista radicale o peggio.

Sul fatto che gli europei si sentano tali non possono esserci dubbi; il problema sta nell’evidente frattura tra chi ha voce nel futuro della UE e chi non ce l’ha.

Come ho scritto in Imprese ed Export – Il Sentimento Popolare in UE, “…Mi sembra che il distacco tra l’intellighenzia europea e la popolazione, ed ancor più tra detta intellighenzia e le imprese, sia ormai evidente a chiunque…”

Il distacco è destinato a crescere, perché l’intellighenzia europea reagisce alle richieste popolari con:

  1. Un tentativo di integrazione europea sempre più stretto, senza la minima intenzione di coinvolgere i cittadini.
  2. Un evidente “disprezzo”, vedi il termine populismo.
  3. Nessuna intenzione di rendere la UE un’organizzazione genuinamente democratica che risponda ai cittadini.
  4. Riunioni a porte chiuse (cui partecipano le èlites non solo europee) che destano diffidenza nella popolazione – il caso di Bilderberg è il più famoso; per inciso, gli organizzatori stanno cercando di renderlo più trasparente, segno che si sono resi conto di tale necessità.
  5. Una politica estera “a rimorchio”, con pesanti conseguenze (vedi crisi con la Russia e conseguenze per le imprese) ed estremamente impopolare.

Solo chi non vuole vedere può continuare sulla strada attuale senza prima cercare di risolvere i problemi.


3 – Il fattore immigrazione

Ma veniamo ora ad uno dei punti critici, tanto che pare che la Brexit si sia giocata su di esso: l’immigrazione.

È ben noto che l’amministrazione Obama è favorevole all’immigrazione in Europa, come lo sono l’intellighenzia europea ed il Vaticano.

Che il progetto in merito (ammesso che ve ne sia uno) della UE sia un evidente fallimento, è evidente a tutti; rimando comunque al mio articolo Immigrazione – Conseguenze Strategiche ed Aspetti di Gestione, dove analizzo in maniera asettica il progetto immigrazione.

Che vi sia una fortissima reazione contro l’immigrazione, così come voluta dall’Unione Europea o da alcuni stati membri, è cosa evidente. È pure evidente che vari stati dell’Est Europa non ne vogliono sapere – si limitano nelle proteste solo perché ricevono fondi strutturali europei in quantità enorme.

Quello che l’intellighenzia UE non riesce a capire è che il fatto che sia “immune” dal parere della popolazione è dovuto ad un inghippo: l’unione non risponde ai cittadini.

Il definire ogni posizione in disaccordo come populista o nazionalista radicale (o simili) significa isolarsi in una torre d’avorio: tutti i trattati di strategia sono chiari – chi si isola in una fortezza è perduto.

“Brexit the movie full film” – Questo video, un capolavoro di marketing e chiaramente studiato (impostazione) per l’elettore inglese, ha contribuito in modo determinante al campo del “leave”.


4 – Brexit

Il leave ha vinto la guerra del marketing.

Fatto sta, che è vero che:

  1. Le politiche UE hanno fatto perdere il lavoro a parecchi pescatori inglesi, togliendo loro diritti ancestrali.
  2. L’agricoltura è stata trasformata, da attività imprenditoriale, in settore che sopravvive solo grazie agli incentivi dell’Unione Europea.
  3. Ecc.

In poche parole, i problemi esistono e sono tanti.

La risposta dell’intellighenzia europea a delle preoccupazioni reali non è stata un tentativo di migliorare, bensì quello che viene chiamato il progetto paura: se gli inglesi fossero usciti dalla UE, su di loro si sarebbero abbattute le sette piaghe d’Egitto e magari pure il diluvio universale; sto scherzando ovviamente, però quello è il senso della campagna contro la Brexit.

Personalmente, non ho mai pensato che sarebbe capitato chissà che cosa al Regno Unito in caso di Brexit.

Altro discorso è cosa capiterà ad un’Unione Europea che ha ormai raggiunto livelli di burocratizzazione, pianificazione ed inflessibilità che ricordano l’Unione Sovietica: probabilmente collasserà in poco tempo.

Questo è probabilmente il motivo per cui la Grecia è stata (e viene) tenuta a tutti i costi in UE, secondo me contro gli interessi di tutti: l’intellighenzia non vuole che qualche stato esca dall’unione; e così, ogni tanto vengono chiesti nuovi sacrifici alla Grecia – o meglio al popolo greco.

Voglio essere chiaro: se l’intellighenzia europea non si da una mossa, la UE crollerà od addirittura “brucerà” – indipendentemente dalla Brexit.

Qualcuno potrebbe dire che sto esagerando con il termine “bruciare”: per non dilungarmi, rimando all’articolo La Caduta degli Dei – Parte 3: l’Inizio della Fine per la UE?


5 – Il futuro dell’Europa

Per quanto visto, non credo che l’Unione Europea sia il futuro dell’Europa: mi sembra più il passato, un impero romano in piena decadenza, un’Unione Sovietica prossima al collasso sociale ed economico, un mondo di cristallo creato da un’intellighenzia che l’autobus nemmeno più sa cosa sia.

Sono troppo duro?

La geopolitica implica onestà intellettuale prima di tutto.

Dal punto di vista commerciale e delle aziende, la UE ha chiaramente sacrificato tutto sull’altare della politica: come ho scritto un anno fa in La Strategia Politico-Economica Russa della UE, “… L’economia come continuazione della politica con altri mezzi …”

Ma agli europei, che si sentono genuinamente europei e democratici, importa un ambiente sicuro, economicamente prospero, dove la famiglia possa crescere in pace. In questo momento, la UE (dove i cittadini contano come il due di coppe a briscola) sta causando tensioni fortissime con la Russia, non sta facendo praticamente niente contro la minaccia dell’Isis e del terrorismo, ammette milioni di profughi (che poi spesso non lo sono) con costi enormi, ricorre a quello che i fautori della Brexit giustamente definiscono come il progetto paura per giustificare la sua stessa esistenza.

Quando e’ nata la CEE (Comunità Economica Europea) il clima popolare era ben diverso, ma allora si parlava di speranza, non di paura.

In poche parole, penso che la UE non durerà a lungo, indipendentemente dalla Brexit; potrei sbagliare, ovviamente, ma se fossi un’impresa comincerei a pensare con la mia testa: chi non si lascia cogliere impreparato ha il mondo davanti a sé.

Per quanto riguarda l’Europa, ed a meno di sconvolgimenti geopolitici (tipo scontri con la Russia) sono ottimista: gli europei si sentono veramente tali e sono genuinamente democratici.

La grande incognita è l’immigrazione: se sfruttata dal terrorismo, potrebbe causare tempi molto tristi per l’Europa.

Ancora una volta, direi che la scelta dovrebbe essere lasciata ai cittadini europei: sono ben più che maturi per scegliere il loro futuro.