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L’artista, incontrando Barbara A. Shapiro

«Un romanzo storico è un’opera di narrativa ambientata nel passato. La parola più importante di questa definizione per me è “narrativa” ». Esordisce così Barbara A. Shapiro nella nota d’appendice al suo ultimo romanzo The muralist, uscito in Italia come L’artista e in questa chiave di lettura abbiamo preso il meglio che questa narrazione voleva offrire nella sua contestualizzazione storica e artistica.

Le vite di Alizée Benoit e Danielle Abrams si intrecciano nella struttura al racconto mentre l’ambientazione vede come sfondo il passaggio della storia americana dalla Grande Depressione alla Seconda Guerra Mondiale -per Alizée- e della società contemporanea -per Danielle-. Una delle caratteristiche del romanzo è infatti il continuo spostamento temporale dal presente al passato: poco si sofferma la scrittrice nel descrivere la situazione attuale, in cui Danielle lavora come catalogatrice da Christie’s, a differenza dello spazio dedicato alla scenografia degli anni del governo Roosevelt. Allo stesso modo, il lettore fa la conoscenza di Alizée attraverso le sue riflessioni, profonde e sofferte, e le sue decisioni, talvolta impulsive, prodotte da un’energia e una determinazione costante, quasi a discapito della contemporanea Danielle che può sembrare superficiale e indecisa, frenetica vittima della velocità e della valutazione della performance tipica dei nostri giorni.

Lee Krasner, Gansevoort, 1934, Metropolitan Museum of Art, New York
Lee Krasner, Gansevoort, 1934, Metropolitan Museum of Art, New York

Se in qualche articolo la critica americana ha evidenziato il contrasto nello spessore della personalità delle due protagoniste, noi ipotizziamo che esse siano semplicemente “figlie del loro tempo”, esemplificazioni di stili di vita diversi: quello di Alizée in cui i tempi del quotidiano erano rallentati anche quando sembravano concitati, semplicemente perché mancavano quei mezzi di comunicazione oggigiorno comuni e scontati (non e-mail ma lettere che impiegavano mesi per essere recapitate), che invece caratterizzano quello di Danielle, nell’illusione comune di una modernità attraversata dall’immediatezza del tempo e dello spazio. Ecco allora che questo contrasto diventa voluto ed enfatizzato proprio per marcare settant’anni di storia e il passaggio da un secolo all’altro. Inoltre, la contrapposizione delle due donne, unite dal legame famigliare prozia/pronipote, è solo apparente: entrambe sono decise a raggiungere un obiettivo, ambedue devono rispondere a ciò che, agli occhi altrui, risulta un’ossessione mentre per ciascuna è rispettare fino in fondo la voce della propria anima.

Jackson Pollock, La donna luna, 1942, Museo Peggy Guggenheim, Venezia
Jackson Pollock, La donna luna, 1942, Museo Peggy Guggenheim, Venezia

L’inizio del romanzo pone l’attenzione su ciò che rappresenta la paura più grande per una celebre casa d’aste: di fronte alla richiesta di valutazione di nuovo materiale, il rischio è doppio perché c’è il dubbio di farsi sfuggire il “capolavoro del secolo” tanto quanto di certificare come autentico un “vero falso”. Questo è, infatti, il timore del capoufficio di Danielle davanti a uno scatolone contenente tele che potrebbero essere attribuite a Pollock oppure a Rothko, quando erano ancora “giovani e sconosciuti”. Il punto di vista di Danielle è completamente differente: quelle opere potrebbero essere state dipinte della prozia Alizée, misteriosamente scomparsa negli anni Quaranta e che, secondo la leggenda di famiglia, fu amica proprio di quegli artisti. Il contesto rispecchia la fine degli anni Trenta, segnati dalle riforme proposte dal New Deal che toccarono anche ambiti di rilevanza artistica come la WPA-Work Progress Administration con il dipartimento del Federal Art Project, in cui lavorano artisti della cifra di Jackson Pollock, Lee Krasner, Mark Rothko e Willem de Kooning, che sono menzionati nel libro (un altro progetto di quell’epoca fu la FSA-Farm Security Administration, testimoniata dai reportage fotografici di nomi come Jack Delano, Dorothea Lange e Walker Evans, solo per citarne alcuni). Proprio in quel fermento di idee e sperimentazioni trovò spunto l’Espressionismo Astratto che verrà successivamente definito come il primo fenomeno artistico tipicamente americano, tale da influenzare culturalmente e artisticamente il resto del mondo nell’immediato dopoguerra.

Lee Krasner e Jackson Pollock nel 1949
Lee Krasner e Jackson Pollock nel 1949

Barbara A. Shapiro immagina Alizée Benoit non solo come una degli artisti che parteciparono alla WPA ma la pone come figura di spicco per la nascita dell’Espressionismo astratto, al pari dei grandi nomi che lo furono realmente. Tra i lavori commissionati dal Governo al Federal Art Project c’era la creazione di murales, da qui il titolo originario del libro, da presentare alla popolazione come testimonianza dell’identità americana. Quando nel 1943, improvvisamente, la divisione chiuse e gli artisti furono licenziati; le opere, ancora in corso o allo stato di bozzetto o appena ultimate, finirono nell’immondizia o dai rigattieri, motivo che diede vita alle dicerie su tesori dimenticati e poi fortunosamente ritrovati in soffitte polverose: è stato questo particolare aneddoto ad attirare l’attenzione della Shapiro e, come dice lei stessa, a dare origine all’idea del romanzo.

Le tele, o pezzi di tela, ritrovati e consegnati a Chrstie’s per l’autenticazione sono il nesso tra le due storie. Quella di Danielle che dissenta dal suo responsabile, il quale vorrebbe attribuire velocemente le opere a noti esponenti dell’Espressionismo Astratto, perciò lei continua autonomamente la ricerca, mossa sia dalla convinzione che possano essere della prozia Alizée sia dall’intuizione che potrebbero esserci altre tele simili e non ancora ritrovate. L’altra storia è quella della giovanissima Alizée, la cui forza ispiratrice argomenta discussioni sul senso dell’arte, elaborando uno stile originalissimo, che la porta ad azzardare un lavoro completamente nuovo in cui trascina anche il gruppo di amici. Il lettore viene coinvolto dalla narrazione e, come fosse un genere noir, si spingerà oltre ogni pagina, alla ricerca del colpevole-fautore di quelle tele misteriose.

Mark Rothko, Sacrificio, 1946, Museo Peggy Guggenheim, Venezia
Mark Rothko, Sacrificio, 1946, Museo Peggy Guggenheim, Venezia

In apertura abbiamo detto che l’ambientazione non è solo artistica ma anche storico-politica, infatti la struttura del romanzo si basa su due movimenti continui: quello del tempo 1939-2015 e quello dello spazio USA-Europa. Alizée vive a New York ma quel che resta della sua famiglia è in Francia, dove la Guerra è iniziata e già produce vittime silenziose la cui eco giunge negli Stati Uniti come un suono remoto ma lei sa cosa sta succedendo davvero perché riceve le lettere del fratello e di altri parenti in cui l’avvisano del clima europeo, delle loro preoccupazioni essendo ebrei e la invitano a chiedere i visti per poterla raggiungere. In questo frangente, il Governo americano è profondamente combattuto nell’indecisione a partecipare al conflitto, in difesa dei diritti umani (solo?), oppure a restare concentrato nella politica interna, dedicandosi alla risoluzione della crisi economico-sociale del Paese. L’intreccio politico-artistico è messo in rilievo sia dalla figura di Eleanor Roosevelt sia dall’opera di Picasso, Guernica, quadro che segnerà particolarmente il percorso di Alizée: possono la sensibilità e la creatività di un artista modificare il corso degli eventi? Può di un’opera assumere un ruolo di pubblica diffusione? Oggigiorno l’arte ha questo potere?

Pablo Picasso, Guernica, 1937, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid
Pablo Picasso, Guernica, 1937, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid

Trama e ordito del romanzo tessono introspezioni personali, temi sociali e curiosità artistiche, in un intreccio di suspense e rimandi che tengono viva l’attenzione del lettore.
A chiusura di questa presentazione, riproponiamo alcune delle domande poste a Barbara A. Shapiro.

Lee Krasner, Noon, 1947
Lee Krasner, Noon, 1947

Cosa nasce prima, la vita delle protagoniste o l’ambientazione storica?

Per me è venuto prima il contesto storico. Volevo scrivere un altro libro sull’arte, dopo il successo di The Art Forger (La falsaria, edito da Neri Pozza), e ho sempre voluto scrivere un romanzo ambientato durante la Grande Depressione americana. Quando ho iniziato la mia ricerca, è stato immediatamente chiaro che il WPA doveva essere il soggetto centrale: il programma di Roosevelt per dare nuovo lavoro agli statunitensi durante la depressione ha coinvolto anche gli artisti e li ha pagati per creare arte.

Non è il suo primo romanzo storico-artistico, la passione per l’arte prevale su quella per la scrittura?

Amo l’arte, è una parte di me, ma la scrittura è quello che sono.

Se Alizée fosse un’artista contemporanea, quale sarebbe il movimento artistico più consono alla sua personalità?

Se Alizée vivesse oggi, sono sicura che lavorerebbe in modo astratto e, probabilmente, spingendosi all’estremo. Il suo lavoro sarebbe stato di tipo concettuale, forse avrebbe trovato soggetti o qualcosa a cui nessun altro aveva finora pensato.

Il Jumble Shop non c’è più a New York, quale locale lo sostituisce?

Non so il luogo esatto che potrebbe rappresentare il Jumble Shop oggigiorno, ma sono sicuro che ce ne siamo sparsi per New York e nella maggior parte delle città di tutto il mondo. Gli artisti -come gli scrittori- hanno bisogno di spazi per confrontarsi sulle numerose difficoltà che si incontrano nell’essere un artista e creeranno sempre luoghi in cui potersi incontrare.

The Jumble Shop: 20th anniversary, 1942, Archives of American Art, Smithsonian Institution
The Jumble Shop: 20th anniversary, 1942, Archives of American Art, Smithsonian Institution

Il 2016 vede in Italia, particolarmente a Venezia, numerosi eventi che celebrano l’Anniversario dei 500 anni del Ghetto di Venezia e il suo libro si contestualizza perfettamente: un inconsapevole tributo?

È stato del tutto involontario, ma i temi del romanzo ruotano attorno all’idea che l’essere umano ha sempre paura del “diverso” e si sforza di superarlo, anche sostituendo le proprie idee a quelle di altri popoli. Purtroppo questo crea guerra, ghetti e rifugiati, e ancora di più, purtroppo, si ripete nel presente, e temo, il futuro.

Sta lavorando a un nuovo romanzo?

Sì. Ho appena ultimato la prima stesura del prossimo romanzo, che ha molti elementi presenti sia in La falsaria sia in L’artista: arte, storia, mistero e un paio di storie d’amore. Questa volta il romanzo è ambientato a Parigi e Philadelphia, nel 1920, e riguarda i post-impressionisti e i primi modernisti.

Buona lettura!

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