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L’arte contemporanea è solo spazzatura?

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Se siete stanchi di visitare gallerie occupate da opere d’arte realizzate attraverso esercizi concettuali incomprensibili, esposizioni sommerse da installazioni che sembrano discariche, animali impagliati battuti all’asta per due milioni di dollari; se vi disgusta scoprire alla Biennale delle performance di negri che si sodomizzano con le banane, sapere che scatolette di merda, firmate e numerate, vengono vendute a peso d’oro e che certe tele imbrattate e scarabocchi vengono acclamati dai critici d’arte; se provate un profondo fastidio di fronte al degrado di molti musei trasformati in supermarket, grandi magazzini affollati da chi ricerca solo mostre-evento, invasi da orde di turisti maleducati ed incivili, non vi resta che trovare conforto leggendo gli scritti di Jean Clair, il cui saggio, pubblicato da Skira, ha un titolo emblematico: “L’inverno della cultura”.

Jean Clair
Jean Clair autore del saggio “L’inverno della cultura”.

Diciamo subito che Clair, essendo un raffinato intellettuale, non ha niente da spartire con la maggior parte dei critici attuali intenti soprattutto ad assecondare le mode e il gusto corrente. Nato a Parigi nel 1940, Jean Clair è il pseudonimo di Gérard Régnier. Laureatosi alla Sorbona di Parigi, ha studiato alla Harvard University e presso la National Gallery di Ottawa. Insigne, membro dell´Académie française, a Parigi dal 1982, è conservatore al Musée national d’art moderne, già direttore del Museo Picasso e commissario di mostre celebri come quelle monografiche consacrate a Duchamp o a Balthus, o quelle tematiche sulla “Malinconia” o su “Delitto e castigo”, Direttore del settore arti visive della Biennale di Venezia nel 1994 e ne ha diretto la 46° edizione nel 1995.

Le furiose polemiche che suscita sono dovute al suo feroce attacco, senza mezze misure, contro la “degenerazione dell’arte contemporanea”. Come ha avuto modo di scrivere qualche critico: “basti pensare che un’opera di Jeff Koons, come dei palloncini gonfiati, può essere quotata ben più di una tra le opere più significative del nostri Maestri del 500”. L’opposizione alla mercificazione, all’omologazione culturale al livellamento estetico e all’arte ridotta a intrattenimento e strategia di marketing non può, secondo Clair, che avere come logica conclusione il ritorno alla figurazione, all’emozione mistica, a canoni di bellezza classica.

Jeff Koons
Da sinistra verso destra: “Balloon Swan” – “Ballon Monkey” – “Balloon Rabbit” (Jeff Koons).

La denunzia di Jean Clair, all’arte contemporanea, ridotta a mero oggetto di speculazione nelle mani di pochi mercanti, non può, in effetti, lasciare indifferenti. Egli afferma che sembra oggi di assistere al più clamoroso paradosso e ad un imbroglio epocale. Del resto, basta guardare intorno ciò che succede: a dicembre del 2010, a Padova i netturbini prelevano un'”opera d’arte” esposta in strada, per un evento artistico urbano, portandola all’inceneritore scambiandola per un rifiuto. Tempo addietro anche a Verona era successo un fatto analogo: gli addetti delle pulizie del Palazzo della Regione hanno faticato per lavare dal pavimento quella che era considerata da loro una macchia di vernice. In realtà si trattava di un’autentica opera d’arte di Umberto Vaschetto. Semplici modelli, scherzi di studenti, vengono ripescati dalle acque e acclamati dalla critica come opere d’arte di Modigliani.

Umberto Vaschetto
La mia Sindone (Umberto Vaschetto).

Ma Clair non transige e si indegna: “siamo arrivati al crollo di una estetica e di una cultura millenaria!”. Il cosiddetto artista sembra concepire l’opera come mostruosità, rifiuto, cosa abietta, frutto di escrementi e di materiale organico come sangue, sperma, orina e merda. Oggi gli artisti sembrano testimoni di un’estetica del disgusto, sfidano ogni morale, con un gesto portato all’estremo limite, nella cosiddetta performance, spesso all’insegna del porno di più bassa lega. Gli eredi odierni di Duchamp, come Cattelan, Hirst, Koons, Murakami, i fratelli Chapman sono sostenitori di uno stile non supportato da alcuna conoscenza tecnica, i post-dadaisti non frequentano più le botteghe dei Maestri. Privi di mestiere, studiano solo le strategie del marketing!

Duchamp
Fontana – Ruota di bicicletta (Duchamp).

Dal dopoguerra, continua Clair, è iniziato un drammatico declino, segnato da scandali, da rivoluzioni permanenti, dalla tirannia di un nuovo senza origine. Siamo nella geografia del negativo. In un teatro di pantomime burlesche: un teatro festivo e funebre, venale e mortificante, contagiato da blasfemie. L’artista del nostro tempo non è più un profeta: pratica la dissacrazione, la profanazione, il furore omicida fin dai proclami del manifesto surrealista dove “il più semplice atto consiste, rivoltelle in pugno, nello scendere in strada e sparare a caso, a più non posso, sulla folla” (secondo manifesto del surrealismo del 1929).

Cattelan
Him (Cattelan).

Come uscire da questo abisso? Clair non ha dubbi: riscoprire sobrietà, equilibrio, sapienza. L’arte deve tornare all’universo di bellezza e di purezza. Egli auspica il recupero di regole classiche. Il suo è un racconto critico radicale, spietato, volto a smascherare falsi miti: “davanti a me vedo solo un inaccettabile imbarbarimento estetico e, di fronte a ciò non resta che essere reazionari”.

Damien Hirst
Per l’amore di Dio (Damien Hirst).

Gli scritti di Jean Clair si impostano all´attenzione pubblica, chiamando in causa anche il mondo della critica che onora ed acclama l’artista contemporaneo le cui opere incomprensibili vengono battute quotidianamente all’asta per milioni di dollari in nome della speculazione. Anzi, tanto più sarà difficile darne un significato, nel senso tradizionale del termine, tanto più salirà nell’olimpo dell’eccezionalità e della magnificenza, Non avrà molta importanza se poi la spiegazione del critico si discosterà completamente dall’intenzione dell’autore o darà interpretazioni che l’artista neppure immaginava.

Takashi Murakami
Takashi Murakami

Ciò che avete di fronte, quotata milioni di dollari, sembra quindi essere semplicemente una operazione di marketing: un mondo di manifestazioni, della più diversa natura e tecnica, che nulla hanno a che fare con il sentimento ed il piacere di gustarsi un prodotto della maestria, delle capacità, del talento e dell’esperienza di anni di impegno di studio e di duro lavoro per imparare, ma manifestazioni estemporanee, che possono essere distrutte dopo la loro esposizione, che coinvolgono il mercato in maniera abnorme, mercato promosso da curatori, critici, galleristi ecc. che cercano di portare alle stelle il valore di manifestazioni e oggetti esposti a scopo di lucro.

Chapman
The Nature of Particles (Jake e Dinos Chapman).

L’arte contemporanea rappresenta dunque veramente solo il racconto di un naufragio e di una scomparsa attraverso i suoi happenings, performance, opere temporanee e autodistruttrici, che durano il lasso di tempo di una mostra? Non la bravura in senso lato dell’artista, non le sue capacità, non la sua esperienza e cultura, ma solo il mercato che decreta il valore dell’opera?

Considerate con attenzione questi quesiti perché, rispondendo affermativamente, vi ritroverete di fronte ad un grande bluff: un’immensità di spazzatura da buttare rappresentata da opere ormai catalogate da critici, galleristi e istituzioni pubbliche e private ormai dichiaratamente affermate per far parte, indissolubilmente, della storia dell’arte.