A pelle scoperta | I racconti di Francesca Piovesan

A pelle scoperta è il primo libro di Francesca Piovesan ed è stato pubblicato lo scorso settembre da Arkadia Editore, terzo titolo della collana Sidekar inaugurata con Stato di famiglia di cui abbiamo già parlato qui.

A pelle scoperta è una raccolta di quindici racconti, fotografie, anzi, foto-ritratti di persone che si presentano nei modi più semplici della vita quotidiana e che la scrittrice sa trasformare in preziosi frammenti in cui ciascuno di noi si può ritrovare o riconoscere.

A pelle scoperta

Il titolo della raccolta non ha a che fare con un racconto in particolare ma diventa il sigillo che chiude con la ceralacca ogni narrazione. Francesca Piovesan ha uno stile minimalista nell’aspetto e nel modo di porsi, è una persona curiosa ma discreta, che cerca senza farsi notare, che scrive senza giudicare: queste caratteristiche biografiche permettono all’autrice di raggiungere uno stile di scrittura essenziale, senza privare il lettore dei dettagli che rendono speciale un personaggio o un luogo. L’invenzione letteraria è frutto della sua capacità creativa e la precisione delle parole riconduce ogni situazione all’ordinaria realtà, è così che l’immaginazione tramuta in racconti le vite vere e vissute a pelle scoperta, senza inganni o lasciapassare.

C’è l’investigazione di una “verità sostenibile” che, a ben guardare, è l’unica formula che possiamo accettare di fronte a situazioni che paiono molto più grandi della nostra portata; la struttura del racconto permette questo filtro, questa distillazione che comprime emozioni e riflessioni di una vita in qualche centinaio di parole e, visivamente, in uno scatto fotografico o un cortometraggio ben riuscito.

Ecco dunque che il titolo, il sigillo, è il filo intertestuale che collega persone diverse e contesti differenti senza perdere l’armonia della narrazione e, mai una volta, vi ritroverete a chiedervi “e lui/lei perché è qui?”. È la diversità come integrazione e non come allontanamento, è una lettura di questo mondo e delle persone che mostrano la loro pelle, baciata dal sole o segnata da una cicatrice o semplicemente cambiata come la muta di un serpente.

I personaggi

Leggere A pelle scoperta è come fare un viaggio in treno da Aosta a Palermo. Immaginiamo di entrare in questa similitudine e di attraversare, durante il viaggio, quindici i vagoni in ognuno dei quali ci si siederà accanto a un perfetto sconosciuto che racconterà un pezzettino della sua storia. Lo farà a pelle scoperta perché non ha nulla da perdere, dirà veramente ciò che pensa senza il timore di essere giudicato o con la speranza di essere compreso: dirà quel che è, che pensa o che ricorda.

Ed è così che si farà la conoscenza di Greta e Elvis, Dino, Serena e Angelo, Edoardo e la donna dai capelli grigi, Lucia e Irina, Sara e Lucio e la macellaia, Simona e Leo, Grazia e Nicola, Davide e Bai, Teresa e Bruno, Mauro e Alì e Marina, Margherita, Tamara e Gianluca, Roberta e Angela, e infine Giorgio. La maggior parte di loro viaggia da solo e racconta di sé o di qualcuno o qualcosa che è stato importante; altri viaggiano in coppia come Roberta e Angela, Davide e Bai, oppure sono tre amici che si ritrovano al bar.

In questo gioco di ruoli, la voce narrante gioca con i riflettori e il primo attore non è detto che sia il più importante. Alcuni personaggi sembrano solo delle comparse e sarà vero, altre volte daranno il senso al racconto. Si tratta di cogliere le sfumature, i particolari e i chiaroscuri che la scrittrice mette in scena con grande abilità.

In ogni racconto si respira l’attenta sensibilità di Francesca a mostrare l’intimità degli esseri umani, con affetto e precisione.

Intervista

Cosa ti ha spinto a scegliere il racconto come genere narrativo?

Come autrice nasco nei racconti e dai racconti. Mi ha sempre interessato la forma breve per la capacità di poter condensare tutto il necessario in poche righe. Lo sento più affine a me, almeno per questo periodo. L’idea della raccolta è un progetto basato molto su un concetto di fotografia, di polaroid, di scene fissate da un obiettivo, e credo che la forma ideale per l’immagine che diventa parola, sia il racconto.

Da dove prendi spunto per raccontare dei tuoi personaggi?

I miei personaggi arrivano dal mondo che mi circonda. Dalla strada, dalle persone che osservo, da chi più o meno entra a far parte della mia vita anche per pochi minuti.

Hai una scrittura fotografica, ricca di dettagli che possono essere messi a fuoco oppure lasciati nello sfondo, ma ci sono: quanto contano i particolari in un racconto breve?

I particolari, soprattutto in un racconto breve, sono molto importanti. Io ho scelto, con consapevolezza, di preferire i dettagli, le descrizioni, alla trama. L’importante, per me, era di far calare il lettore nella scena che stavo scrivendo, di renderla reale.

Qual è il tuo racconto preferito e perché?

Tutti i racconti di A pelle scoperta sono i preferiti. Ma sono affezionata, in maniera particolare, a Ore sedici e trenta. Per Dino, il protagonista, e per le emozioni che ho provato nel rileggerlo la prima volta.

Tre nomi di autori che consideri i tuoi “padri letterari”: quali?

Non so se ho padri letterari. Ho modelli di scrittura che per me sono rifugi sicuri, come Parise, Nabokov, Auster.

In questo periodo anomalo, cosa consigli per l’hashtag #ioleggoacasa?

Per #ioleggoacasa scelgo Sete di Amélie Nothomb e I racconti di Del Giudice.

Ci sono futuri progetti di scrittura?

Ho iniziato a scrivere un’altra raccolta di racconti e ho delle idee abbozzate, che stanno prendendo forma, per un romanzo. La creatività, come tutti noi, credo sia messa a dura prova in questi momenti, così come la progettualità, ma ne uscirà e ne usciremo rinnovati. Ne sono convinta.